L’84% delle coppie italiane donerebbe embrioni alla ricerca  

Scritto da il 21 febbraio 2018

L'84% delle coppie italiane donerebbe embrioni alla ricerca

Pubblicato il: 22/02/2018 12:31

di Barbara Di Chiara

Il divieto di fare ricerca sugli embrioni che non possono essere utilizzati a fini procreativi è uno degli ultimi ‘paletti’ rimasti della legge italiana in materia, la 40/2004, smantellata da una serie di sentenze della Corte costituzionale. Insieme all’accesso alle tecniche di Pma per le coppie single e gay, la donazione dei cosiddetti embrioni ‘sovrannumerari’ a scopi scientifici è però invocata da più parti nel nostro Paese, dove gli esperimenti sono consentiti solo su cellule importate dall’estero. Gli scienziati considerano questa strada una delle più promettenti contro una serie di malattie, e anche le coppie di aspiranti genitori esprimono una forte volontà a contribuire alla causa della ricerca. Lo dimostra uno studio condotto su 150 pazienti dei centri di fecondazione assistita Genera di Roma, che restituisce una fotografia chiara di cosa vogliono queste coppie: se gli embrioni non possono essere impiantati, devono poter essere utilizzati per la ricerca. La pensa così l’84% degli intervistati.

L’indagine, guidata dalle psicologhe cliniche Federica Faustini e Marina Forte, ha previsto la somministrazione di un questionario a pazienti con malattie genetiche o in cura per infertilità presso il centro specializzato nella Capitale. In tutto sono state contattate 832 persone, ma hanno risposto 64 uomini e 85 donne. Lo studio è ancora in corso e si punta ad arrivare a 200 intervistati, per poi procedere con la pubblicazione su una rivista scientifica.

“Nonostante il tema sia già stato affrontato, infatti, questo è il primo lavoro che riguarda embrioni affetti da patologie genetiche o cromosomiche, non idonei quindi all’impianto, e la volontà delle coppie su quale debba essere il loro destino”, spiega Faustini all’AdnKronos Salute.

“Se potesse decidere il destino dei suoi embrioni affetti da patologia genetica, quindi non utilizzabili ai fini procreativi, cosa preferirebbe fare?”, è la domanda che è stata rivolta a chi ha risposto al questionario. Ecco le risposte: l’84% si dice disposto a donarli alla ricerca scientifica (nel 29% dei casi per aiutare a guarire la malattia, nel 2% per non lasciarli congelati per sempre, nel 4% perché si tratta di embrioni non trasferibili altrimenti, nel 26% per promuovere la ricerca sulla cellula staminali e nel 39% per favorire il progresso della fecondazione in vitro). Il 7% degli intervistati vuole lasciarli crioconservati (il 10% perché vede la donazione come violazione della propria vita privata, il 20% perché ritiene che gli embrioni siano un aspetto della propria identità e il 70% per motivi legati al credo personale). Infine, il 9% preferirebbe estinguerli (il 31% per la sensazione di non avere il controllo su ciò che gli appartiene, il 15% per motivi legati al credo personale, il 46% perché teme che possano essere manipolati e l’8% perché non vorrebbe lasciarli in uno stato di abbandono).

“Motivati da una spinta altruistica, dunque – evidenzia Faustini – la maggior parte dei pazienti sceglierebbe di donare gli embrioni patologici alla ricerca. Alcune coppie sono invece spinte da un loro credo personale (etico, religioso) nel voler mantenere a oltranza i loro embrioni in uno stato di fermo biologico, ‘congelando’ il problema a tempo indeterminato. La perdita di controllo sui propri embrioni e la paura della ‘manipolazione’ induce altri pazienti a optare per l’estinzione”.

“E’ certamente da notare – commenta Laura Rienzi, biologa direttore dei laboratori Genera – come il nostro campione di studio sia composto da persone particolarmente predisposte alla donazione dei propri embrioni alla ricerca, perché sono coppie che hanno eseguito una diagnosi genetica preimpianto che ha evidenziato la presenza di una patologia. E quindi emotivamente sono spinte a voler contribuire al progresso scientifico”.

“La ricerca di base – evidenzia l’esperta – è realmente l’unica arma a disposizione per comprendere e sperare di guarire severe patologie e limitarla, non consentendo di eseguirla sulle cellule embrionali, significa allontanare risultati che potrebbero essere davvero significativi. Le cellule staminali embrionali sono una risorsa importantissima per la ricerca: dato che sono quelle che danno vita a un essere umano, sono le uniche cellule in grado di generare qualsiasi organo o tessuto, perché contengono tutti i ‘segreti’ del differenziamento e dello sviluppo. E per questo il loro valore è inestimabile”.


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