Vaccini e autismo, la regina delle fake news compie 20 anni  

Scritto da il 21 febbraio 2018

Vaccini e autismo, la 'regina delle fake news' compie 20 anni

Siringa con vaccino

Pubblicato il: 22/02/2018 14:36

Compie 20 anni e fu pubblicata sulla prestigiosa rivista medica ‘The Lancet’ la più celebre delle fake news sulla salute. “Possiamo chiamarla ‘regina delle bufale‘, perché all’epoca fece scalpore e perché fa danni ancora oggi”, dichiara all’AdnKronos Salute Gianni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità. “Se si cerca su PubMed, l’articolo è coperto da una grande scritta in rosso: ‘Retracted’, ritirato. Ma sarebbe stato meglio non fosse mai uscito”, osserva l’esperto dell’Iss.

“Il 28 febbraio del 1998 il medico inglese Andrew Wakefield“, insieme a 12 colleghi, “pubblicò su Lancet uno studio che indicava un possibile legame tra il vaccino trivalente morbillo, parotite e rosolia e l’autismo. Un lavoro pubblicato su una rivista molto credibile, che in realtà era frutto di una frode scientifica”, racconta all’AdnKronos Salute Salvo Di Grazia, ginecologo dell’azienda sanitaria di Pieve di Soligo (Treviso), che ormai da anni cura ‘Medbunker, le scomode verità’. Un blog che vanta oltre 5.000 visite al giorno e, a suon di documenti e testimonianze, analizza e fa a pezzi le pseudocure e i ‘guru’ che le propinano a chi ha bisogno d’aiuto.

“Lo studio – ricorda – non concludeva che i vaccini causano l’autismo, ma metteva in luce un possibile legame tra il trivalente e un nuovo disturbo”, l’enterocolite autistica. “In una conferenza stampa il medico sostenne poi che era opportuno sospendere l’uso del vaccino trivalente, e impiegare invece vaccini monovalenti. Tra l’altro, come si scoprì più tardi, lo stesso Wakefield aveva fatto richiesta di brevetto per il suo vaccino monovalente”.

Risultato? Un’ondata di panico e diffidenza nei confronti dei vaccini, che resiste tutt’oggi. “A sbugiardare la bufala fu il giornalista Brian Deer“, con una serie di articoli tra il 2004 e il 2010, “che portarono all’inchiesta da parte del General Medical Council – continua Di Grazia – che giudicò Wakefield disonesto e non etico, autore di una frode scientifica e anche di abusi sui bambini”. Wakefield fu radiato dall’Ordine dei medici, e Lancet ritirò l’articolo. “Una frode banale, a scopo economico, anche sciocca. Che però regge ancora: non è facile spiegare tutta la vicenda – aggiunge l’esperto – e c’è anche una bufala sulla bufala: alcuni sostengono che Wakefield fu riabilitato. Ma questo non è vero. Fu il suo primario, all’inizio radiato anche lui perché si pensava non potesse non sapere, ad essere riammesso nell’Ordine dei medici dopo aver presentato ricorso. E ci tengo a sottolineare che ulteriori studi, su grandi numeri, hanno sempre negato il presunto legame” tra vaccino trivalente e autismo.

Nonostante gli anni la “regina delle bufale è dura a morire – ammonisce Rezza – Prova ne è che i Paesi europei hanno perso la sfida di eliminare morbillo e rosolia entro il 2015. E in Italia, dove siamo bravissimi a seguire le bufale, abbiamo avuto nel 2017 il dubbio record del secondo posto per numero di casi di morbillo nel Vecchio continente (5.006). Ora l’epidemia si sta esaurendo e i dati preliminari post-legge sull’obbligo vaccinale sono buoni”. Ma nuove fake news sono in agguato: “Se si impegnano, ne troveranno altre”, prevede Rezza.

Un antidoto, però, potrebbe arrivare dagli stessi medici. “I social sono un terreno fertile per le bufale – avverte il pediatra Italo Farnetani, ordinario alla Libera università degli Studi di scienze umane e tecnologiche di Malta – ma solo noi pediatri siamo 12 mila. Se ognuno di noi fosse più presente su Internet e sui social, potrebbe contribuire a diffondere informazioni corrette e a contrastare le fake news, che quando c’è in ballo la salute sono davvero pericolose”.


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