Carta del lavoro 4.0, la proposta dei direttori del personale  

Scritto da il 25 febbraio 2018

Carta del lavoro 4.0, la proposta dei direttori del personale

Pubblicato il: 26/02/2018 14:30

“In questa legislatura, ormai alla fine, sono state introdotte importanti riforme sul lavoro, in diversi casi di portata storica. Quello che ci preme rimarcare in questi ultimi giorni di campagna elettorale è che l’impianto innovativo introdotto non venga smantellato, ma la contrario rafforzato. In tal senso, abbiamo indicato una serie di interventi ancora da introdurre e sviluppare nella prossima legislatura sui quali siamo pronti al confronto istituzionale. A tal scopo abbiamo, elaborato una breve ‘Carta del lavoro 4.0’ che svilupperemo ulteriormente nel corso del 2018 quale contributo dei direttori del personale al dibattito sulla riforma del lavoro nel nostro Paese. La Carta del lavoro 4.0, si compone di 20 punti, ossia le 10 cose che vogliamo e le 10 cose che non vogliamo sui temi del lavoro”. Ad affermarlo l’Aidp, l’associazione dei direttori del personale.

“Il mondo del lavoro – spiega Isabella Covili Faggioli, presidente Aidp – è in profonda trasformazione e ci attendono sfide epocali nei prossimi anni soprattutto sulla spinta dirompente di una pressante e costante innovazione tecnologica. In un simile scenario, la regolamentazione del lavoro e il suo adeguamento alla modernità è una priorità assolta per tutti, soprattutto per i direttori del personale che quotidianamente vivono in azienda le conseguenze del futuro che avanza”.

“Le nostre convinzioni e le nostre proposte – sottolinea – sono maturate grazie a una diretta conoscenza e consapevolezza degli effetti delle trasformazioni in atto sul lavoro e sulla sua organizzazione da tutti i punti si vista. Per questa ragione, abbiamo deciso di far sentire la nostra voce in tutti i contesti, soprattutto quelli decisionali soprattutto per senso di responsabilità”.

“Questo il senso della nostra ‘Carta sul lavoro 4.0’ che parte oggi e che aggiorneremo costantemente – precisa – e sulla quale chiameremo tutte le forze politiche e sociali a confrontarsi, a cominciare dagli impegni da prendere in questa campagna elettorale. Il nostro obiettivo è il benessere complessivo delle aziende, dei lavoratori e per la crescita dell’economia e lo sviluppo del Paese”. Ecco, quindi, “quello che vogliamo in 10 punti”, elenca l’Aidp.

1. Avere una legge sulla rappresentatività che assicuri un dialogo sindacale in cui si sa con chi trattare e firmare accordi validi. In questo momento in cui, secondo il Cnel, ci sono più di 800 contratti collettivi nazionali di lavoro, le aziende si trovano costantemente a non sapere con chi interloquire. Avere una legge come nel pubblico rappresenta un elemento di certezza.

2. Ampliamento delle somme che riguardano la produttività (cosiddetta detassazione). La produttività rappresenta un valore per le aziende e anche per il Paese e quindi deve essere ampliata e stimolata. Se cresce la produttività di ogni azienda, cresce il Paese. La produttività con il suo 10% di tassazione prevede il taglio del cuneo fiscale sulle somme che si aggiungono all’ordinario. Proponiamo la totale detassazione.

3. Un contratto di lavoro per i lavori occasionali (così come è stato fatto per gli steward degli stadi). Normare il lavoro occasionale (dotandolo di un forte apparato sanzionatorio in caso di abusi), soprattutto quello autonomo, rappresenta un elemento di chiarezza e di civiltà giuridica e permette alle aziende, ma soprattutto ai privati di non cercare vie alternative.

4. Rilancio del contratto di apprendistato. Il contratto di apprendistato con il suo valore formativo rappresenta un elemento di forte impulso all’occupazione giovanile e alla dotazione di competenze concrete. Dovrebbe essere il contratto di approdo dopo l’alternanza scuola-lavoro con un intervento di forte semplificazione come incentivo a un utilizzo ampio presso le aziende.

5. Un contratto di lavoro per attrarre i ‘cervelli’. Ipotizzare un contratto a tempo determinato di inserimento con un cuneo fiscale uguale a zero (per 4 anni) per attrarre questi talenti di valenza strategica per il nostro sistema produttivo e introdurre politiche retributive, di benefit e di welfare di favore.

6. Ampliamento delle agevolazioni fiscali e previdenziali per la retribuzione aggiuntiva o le norme di conciliazione vita lavoro dei contratti di secondo livello. Agevolare la contrattazione di secondo livello rappresenta un elemento di forte elasticità per il tessuto territoriale.

7. Potenziare le misure del welfare per la famiglia. Nuove misure di conciliazione vita-lavoro, congedo parentale potenziato, misure per giovani coppie che hanno figli, potenziamento del welfare aziendale familiare e così via. Il ruolo della famiglia è fondamentale nella nostra società e la Csr in questo contesto diviene una filosofia di vita.

8. Un nuovo contratto di lavoro ‘ibrido’ per la regolamentazione del settore della App Economy. Un nuovo contratto di lavoro che tenga conto della natura spesso inusuale dei rapporti di lavoro in diversi ambiti dell’economia digitale, che tenga conto delle nove forme di lavoro spesso non riconducibili ai classici schemi di lavoro autonomo e lavoro dipendente. Un nuovo contratto per un nuovo settore che tenga conto delle esigenze dei nuovi lavoratori e delle nuove imprese.

9. Reintroduzione del contratto a progetto solo per le alte tipologie professionali autonome. Le aziende sempre di più lavorano a progetto e hanno bisogno di avere per un tempo determinato specifico forti ‘iniezioni’ di competenze.

10. Agevolazioni specifiche per welfare aziendale nelle pmi. Estensione delle agevolazioni previste dalla legge di stabilità 2016 e 2017 con accordi sindacali territoriali estensibili erga omnes o altre modalità che non prevedono accordo sindacale. Questo aiuterà le pmi a sviluppare piani di welfare e benefit per i propri dipendenti anche mettendosi in rete.

Ecco, invece, “quello che non vogliamo in 10 punti”, conclude l’Aidp: 1. l’abolizione del Jobs Act e il ripristino dell’articolo 18; 2. l’abolizione dell’alternanza obbligatoria scuola-lavoro obbligatoria; 3. l’abolizione o riduzione degli incentivi al welfare aziendale; 4. l’abolizione dell’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori; 5. il ripristino delle causali per i contratti a termine e in somministrazione; 6. l’abolizione o riduzione degli sgravi fiscali per i neoassunti, soprattutto giovani, sul modello ‘Garanzia Giovani’; 7. l’abolizione della certificazione dei contratti; 8. l’eliminazione della flessibilità nella gestione dell’orario del lavoro; 9. il mantenimento dell’attuale normativa sulle dimissioni, in tutto il mondo basta una mail da noi la procedura è complessa e troppo articolata; 10. l’abolizione delle norme sulle operazioni straordinarie.


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