E-waste, il lato oscuro della smartphone-mania  

Scritto da il 25 febbraio 2018

E-waste, il lato oscuro della smartphone-mania

Pubblicato il: 26/02/2018 14:51

Un’installazione artistica 3D, delle dimensioni di 11 x 6 metri, realizzata da Eduardo Relero per l’European Environmental Bureau (Eeb), per denunciare, in occasione del Mobile World Congress in corso a Barcellona, il crescente problema dei rifiuti elettronici, il cosiddetto e-waste causato, in particolare, dall’obsolescenza programmata di prodotti dalla vita troppo breve (i consumatori statunitensi usano in media uno smartphone per poco più di due anni) e da una cultura che si potrebbe definire del “progettare per rompersi”.

Arte per denunciare “il lato oscuro della nostra ossessione tecnologica”, come lo definisce Piotr Barczak dell’Eeb, il network di 40 Ong ambientaliste europee. Un lato oscuro fatto di “treni carichi di rifiuti elettronici che dalle nostre città viaggiano verso discariche africane e asiatiche”. Secondo i dati diffusi da Greenpeace, ogni anno la criminalità organizzata spedisce circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici dall’Europa alla Cina.

Dal 2007 sono stati prodotti oltre 7 miliardi di smartphone e oggi l’e-waste è il flusso di rifiuti in più rapida crescita, e rappresenta il 70% dei rifiuti pericolosi nelle discariche Usa. Un rischio crescente per ambiente e salute umana anche secondo l’Onu.

Secondo l’Onu, nel 2016 sono stati prodotti circa 44,7 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici (in crescita dell’8% rispetto al 2014), ma solo il 20% è stato riciclato. E si prevede che gli e-waste aumenteranno di un ulteriore 17% raggiungendo i 52,2 milioni di tonnellate entro il 2021.

Sul banco degli imputati un design che rende impossibile riparare gli smartphone ultrasottili e compatti, incollati con colle resistenti e viti brevettate. A questo si aggiungono i prezzi di riparazione troppo alti che inducono il consumatore a preferire l’acquisto di un nuovo modello alla riparazione di quello danneggiato.

Vita difficile per le officine di riparazione indipendenti, alle prese con software aggressivi, barriere fisiche e minacce legali che mettono a repentaglio il “diritto di riparare”. Un problema, dunque, che sta a monte, che parte cioè dalla progettazione ed è questo l’appello che le associazioni lanciano ai produttori presenti al Mobile World Congress.

I produttori dovrebbero, chiedono le associazioni, progettare i prodotti affinché possano essere riparati e aggiornati, estendendone così la durata, e rendere disponibili pezzi di ricambio e il supporto software per i dispositivi più vecchi. E poi dovrebbero contenere meno sostanze nocive, sostituendole con altre a minore impatto ambientale e sanitario.

Anche i governi dovrebbero fare la propria parte, seguendo l’esempio della Svezia che concede agevolazioni fiscali alle officine di riparazione. Infine, all’Unione Europea le associazioni chiedono di regolamentare più prodotti ai sensi della direttiva sulla progettazione ecocompatibile e delle norme sull’etichettatura energetica.


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