Al via l’VIII Festival internazionale della Danza di Roma  

Scritto da il 26 febbraio 2018

Al via l'VIII Festival internazionale della Danza di Roma

Un’immagine di ‘Mediterranea’ di Mauro Bigonzetti, il balletto che apre, accanto alla ‘Carmen’ di Amodio, l’VIII Festival Internazionale della Danza di Roma

Pubblicato il: 27/02/2018 16:43

Riparte, l’8 marzo, con la ‘Carmen’ di Amedeo Amodio (protagonisti Anbeta Toromani e Amilcar Moret) l’VIII Festival Internazionale della Danza di Roma e della Filarmonica Romana, che vedrà in cartellone, al Teatro Olimpico, un altro classico del repertorio coreografico del ‘900, ‘Mediterranea’ (10 e 11 marzo) , capolavoro folk-pop firmato da Mauro Bigonzetti, nel 1993 per il Balletto di Toscana. La manifestazione è stata presentata oggi da Andrea Lucchesini e Lucia Bocca, rispettivamente direttore artistico della Filarmonica e del Teatro Olimpico.

In cartellone ad aprile, dopo l’esibizione del Compagnia Daniele Cipriani Entertainment, 3 appuntamenti. Dal 13 al 15 atteso Miguel Angel Berna con la prima italiana di ‘Tierra y Alma’, un omaggio a Luis Bunuel, alla sua cinematografica. ”Un autore importante, aggressivo, controcorrente – ha dichiarato via skype, il danzatore e coreografo originario di Saragozza- Il pubblico non ha sempre amato i suoi lavori. Spesso lasciava la sala prima che terminasse la proiezione. Spero non accada la stessa cosa Roma”, ha scherzato.

La ‘Notte Tzigana’ illuminerà il palcoscenico del Teatro Olimpico, il 17 e il 18 aprile, con i danzatori del Zigana Clan e l’Orchestra Tzigana di Budapest, guidata dal violinista gypsy Antal Szalai. La chiusura del Festival è affidata a Pastora Galvan (19 e 20 aprile), star mondiale del flamenco, discendente dalla celebre famiglia sivigliana dei Galvan, sorella del più noto Israel e figlia di José e Eugenia de Los Reyes, che porta a Roma uno spettacolo autobiografico ‘Pastora baila’.

”Un cartellone che porta in scena spettacoli che molto hanno a che fare con le nostre radici culturali, con la nostra storia -ha spiegato Matteo D’Amico, vice presidente dell’Accademia Filarmonica Romana- Classici rivisitati, riletti, come la ‘Carmen’ di Amodio o ‘Mediterranea’ di Bigonzetti, con una colonna sonora che mixa musiche popolari del sud ‘Italia e trascrizioni colte da Mozart a Ligeti’. Nel corso della conferenza stampa, Matteo D’Amico ha ringraziato il produttore dei due primi appuntamenti in rassegna. ”Da anni il mio obiettivo è quello di mantenere in vita il repertorio italiano – ha detto- Un patrimonio che merita di essere recuperato e preservato”.

”’Mediterranea’ – ha ricordato – è stata recentemente applaudita in Russia, patria del balletto, nella città di Soci. All’Auditorium Parco della Musica il gala internazionale, ‘Les Etoiles’ ha invece accolto oltre 5mila spettatori. Speriamo che la mia ‘danza d’autore’ possa entusiasmare il pubblico dell’Olimpico”. Amedeo Amodio, ha invece ricordato la gestazione della sua ‘Carmen’. ”’Devo tutto a Maria Callas, alla sua ‘Anna Bolena’. Studiavo alla Scala di Milano. Avrò avuto circa 12 anni ed ero uno dei suoi paggetti. Alla fine dell’opera – ha detto – calava in scena un silenzio surreale. Difficile da spiegare, difficile da dimenticare. E’ come se nessuno volesse, scalfire, con la voce o con i rumori, quella magia”.

”Ed è per questo motivo – ha spiegato ancora- che la mia ‘Carmen’ comincerà in un immaginario back stage, alla fine dell’opera”. Nel corso del suo intervento alla Sala Casella, il noto regista e coreografo (apparso al cinema accanto a Liliana Cavani nel ‘Portiere di notte’, ‘Al di là del bene e del male’) ha poi ricordato l’esperienza scaligera accanto ai grandi dell’arte e del teatro. Picasso, Massine, Visconti, Antonio Gades, Giulietta Simionato, Savinio, Stravinskij…. ”Sono felice di lavorare con giovani straordinari – ha proseguito Amodio- Insegnare loro che la danza non è solo movimento fine a se stesso, tecnicismo allo stato puro, ma che ogni gesto, anche quello più semplice, apparentemente banale, deve pter partire dal cuore, dalla testa. E soprattutto – ha concluso- insegno loro che ogni danzatore deve essere prima di tutto interprete”


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