Poste punta al futuro e accelera su pacchi e digitale  

Scritto da il 26 febbraio 2018

Poste punta al futuro e accelera su pacchi e digitale

(Fotogramma)

Pubblicato il: 27/02/2018 15:30

Poste italiane si prepara al futuro con un piano “conservativo e realistico”, che stima ricavi per 11,2 miliardi di euro e un utile netto di 1,2 mld nel 2022, dai circa 700 mln dell’esercizio passato. Non teme Amazon, né la concorrenza nell’e-commerce, e intende sfruttare appieno la sua rete capillare di 2mila centri di distribuzione e 12.800 uffici postali. Forte di un nuovo accordo sindacale, consegnerà i pacchi anche nel weekend, compresa la domenica, “perché all’estero è una regola e ormai è un’esigenza operativa”, visto che gli ordini si fanno soprattutto il venerdì e il sabato. Con questa strategia, i pacchi recapitati passeranno dai 35 mln del 2017 agli oltre 100 milioni del 2022, con una crescita di ricavi del comparto che compenseranno il calo della Corrispondenza.

L’automazione e la digitalizzazione sono le premesse per raggiungere questi obiettivi, compresa la politica dei dividendi che “per la prima volta nella storia di Poste” è un “messaggio importante agli investitori e un impegno concreto”, dice l’amministratore delegato Matteo Del Fante al Capital market day in Borsa. Il dividendo, dai 42 centesimi dell’esercizio 2017, aumenterà del 5% ogni anno fino al 2020, “a prescindere dalla crescita dei profitti”. Dal 2021, il pay out minimo sarà del 60%, “ma io credo con tutta onestà che da qui al 2020 ci saranno occasioni per rivedere la politica stessa”, sottolinea l’ad. Nel piano Deliver 2022, Poste non intende chiudere gli uffici periferici, nemmeno quelli dei Comuni montani e con meno di 5mila abitanti, perché li ritiene strategici.

La riduzione dell’attività manuale non impedirà il mantenimento per il gruppo delle sue reti fisiche, dove approderanno sempre più ‘consulenti’ per la distribuzione di prodotti assicurativi e finanziari. E’ questa l’altra grande area di accelerazione del piano strategico: la distribuzione di prestiti per conto terzi, che arriveranno a 6 miliardi nel 2020, e di polizze del ramo Vita e Danni, con 2 mln di contratti da vendere all’anno. I dipendenti diminuiranno: a fronte di un piano di assunzioni da 10mila persone, il personale effettivo passerà dai 138mila ai 123mila effettivi del 2022, tra turnover naturale e uscite incentivate.

Dei 10mila assunti, circa la metà arriverà dal mondo finanziario e assicurativo e sarà indirizzata ai servizi di consulenza legati alla Mifid 2. “Prevediamo un aumento importante del numero di relationship manager e di consulenti specializzati negli uffici”, spiega Del Fante. I nuovi investimenti del gruppo nei prossimi cinque anni sono quantificabili in 2,8 miliardi di euro, per la maggior parte dedicati allo sviluppo e alla trasformazione digitale, che coinvolgerà gli hub logistici ma anche i portalettere, sempre più integrati, con app e smartphone dedicati per tracciare consegne e pagamenti. Con Amazon, l’idea è lavorare insieme “per accompagnare la loro e la nostra crescita nel settore”, sottolinea Del Fante, “e la pressione che arriva” dal colosso americano “è un’opportunità e aiuta a migliorare la qualità dei servizi proposti”.

Da non sottovalutare, poi, la spinta prospettata sui pagamenti. Poste italiane sfrutterà la sua leadership nelle carte per crescere nel mercato del Mobile payment. Nel piano al 2022, i suoi e-wallet digitali per le transazioni con lo smartphone passeranno da 1,7 mln a 6,5 mln di download.

Nei mercati “più giovani” i pagamenti su smartphone sono ormai realtà ed è “sicuramente un’opportunità provare a integrare i due spazi: nessuno è riuscito a dare un borsellino elettronico nel telefono dei propri clienti e questo è il nostro obiettivo”. La visione del management, premiata dall’andamento del titolo in Borsa (+5%), è quella di un’azienda che riesca a “risolvere in maniera moderna i problemi dei clienti, offrendo loro i servizi che cercano”. In futuro, tra uffici e postini, l’azienda continuerà a incontrare ogni giorno e ogni settimana “milioni di italiani” e la fiducia che i clienti ripongono in noi è “l’asset più importante che abbiamo”.


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