“Suore sfruttate dai cardinali”  

Scritto da il 1 marzo 2018

Suore sfruttate dai cardinali

(Fotogramma)

Pubblicato il: 02/03/2018 17:19

Suore sottopagate, non pagate affatto, sfruttate, costrette a lavori umilianti, in alcuni casi talmente frustrate da essere costrette ad assumere ansiolitici. L’Osservatore Romano, in un servizio-denuncia sul mensile ‘donne chiesa mondo’, svela la quotidianità umiliante di tante religiose. A squarciare il velo del silenzio, una religiosa arrivata dall’Africa una ventina di anni fa che accoglie religiose da tutto il mondo.

Ricevo spesso suore in situazione di servizio domestico decisamente poco riconosciuto. Alcune di loro – ha raccontato la suora al quotidiano della Santa Sede – servono nelle abitazioni di vescovi o cardinali, altre lavorano in cucina in strutture di Chiesa o svolgono compiti di catechesi e d’insegnamento. Alcune di loro, impiegate al servizio di uomini di Chiesa, si alzano all’alba per preparare la colazione e vanno a dormire una volta che la cena è stata servita, la casa riordinata, la biancheria lavata e stirata. In questo tipo di ‘servizio’ le suore non hanno un orario preciso e regolamentato, come i laici, e la loro retribuzione è aleatoria, spesso molto modesta”.

Ci sono addirittura suore che non vengono nemmeno ammesse alla tavola a mangiare con il prete per cui lavorano: “A rattristare di più suor Marie è che quelle suore raramente sono invitate a sedere alla tavola che servono. Allora chiede: ‘Un ecclesiastico pensa di farsi servire un pasto dalla sua suora e poi di lasciarla mangiare sola in cucina una volta che è stato servito? È normale per un consacrato essere servito in questo modo da un’altra consacrata? E sapendo che le persone consacrate destinate ai lavori domestici sono quasi sempre donne, religiose? La nostra consacrazione non è uguale alla loro?. Un giornalista che si occupa d’informazione religiosa le ha addirittura soprannominate ‘suore pizza’, riferendosi proprio al lavoro che viene assegnato loro”.

Suor Paule, incarichi importanti nella Chiesa, ha spiegato al quotidiano d’Oltretevere: “Spesso le suore non hanno un contratto o una convenzione con i vescovi o le parrocchie con cui lavorano. Quindi vengono pagate poco o per niente. Così accade nelle scuole o negli ambulatori, e più spesso nel lavoro pastorale o quando si occupano della cucina e delle faccende domestiche in vescovado o in parrocchia. È un’ingiustizia che si verifica anche in Italia, non solo in terre lontane”.

La suora ha raccontato ancora di avere conosciuto “suore in possesso di una dottorato in teologia che dall’oggi all’indomani sono state mandate a cucinare o a lavare i piatti, missione priva di qualsiasi nesso con la loro formazione intellettuale e senza una vera spiegazione. Ho conosciuto una suora che aveva insegnato per molti anni a Roma e da un giorno all’altro, a cinquant’anni, si è sentita dire che da quel momento in poi la sua missione era di aprire e chiudere la chiesa della parrocchia, senza altra spiegazione”.

Le suore ora hanno deciso di rompere il muro dell’omertà. Suor Cecile ritiene che le religiose debbano prendere la parola: “Da parte mia, quando vengo invitata a fare una conferenza, non esito più a dire che desidero essere pagata e qual è il compenso che mi aspetto. Ma, è chiaro, mi adeguo alle disponibilità di quanti me lo chiedono. Le mie sorelle e io viviamo molto poveramente e non miriamo alla ricchezza, ma solo a vivere semplicemente in condizioni decorose e giuste. È una questione di sopravvivenza per le nostre comunità”.


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