Mortalità zero, studio Pink sul cancro al seno 

Scritto da il 5 marzo 2018

Mortalità zero, studio Pink sul cancro al seno

Umberto Veronesi e il sogno della mortalità zero per le donne colpite da cancro al seno (Fotogramma)

Pubblicato il: 06/03/2018 20:17

L’oncologo Umberto Veronesi lo chiamava “l’ultimo passo”. Aveva alzato l’asticella della sua battaglia al cancro al seno con un progetto da lui battezzato ‘mortalità zero’. Succedeva circa 10 anni fa. “Quel sogno non era campato per aria – racconta oggi Edgardo Montrucchio, direttore di Senologica, centro di diagnostica senologica integrata per la prevenzione primaria e secondaria del tumore al seno di La Spezia – Poggiava su uno studio del 2009 condotto dall’Istituto europeo di oncologia su 1.258 donne asintomatiche alle quali fu diagnosticato un carcinoma della mammella solo con esami strumentali (imaging diagnostico come ecografia, mammografia, e così via)”, prima dunque che il tumore diventasse palpabile e che loro ne percepissero la presenza al tatto. “Quelle donne mostrarono una sopravvivenza a 5 anni del 98,6%, di molto superiore alla media italiana”, che era dell’87%, “e a quella europea del periodo”.

Un decennio dopo, l’obiettivo mortalità zero non è stato accantonato. Qualcuno ha raccolto l’eredità di Veronesi e ha deciso di alimentarla con un nuovo sforzo, una nuova ricerca. Nasce da qui lo studio Pink (Prevention Imaging Network Knowledge), presentato oggi a Milano, un maxi progetto che ha il sostegno della Fondazione Umberto Veronesi e punta ad arruolare 50 mila donne in tutta Italia, a partire dal 3 aprile in 24 centri pubblici e privati che hanno aderito al progetto lungo lo Stivale, dall’Ieo di Milano al Careggi di Firenze per fare un esempio delle realtà coinvolte in 8 diverse regioni, dal Veneto alla Sicilia. L’obiettivo è confrontare le attuali tecniche di diagnosi del tumore al seno e identificare per ogni donna, a seconda del suo profilo di rischio, l’approccio di prevenzione più efficace.

Parola d’ordine: diagnosi oncologica e medicina personalizzate. Il progetto di ricerca nazionale nato sotto l’egida dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ifc) di Pisa è ambizioso e punta a esplorare più aspetti, fino alla frontiera dell’alimentazione anticancro. Ma la logica è semplice, assicurano i promotori: puntiamo a migliorare la diagnosi, ad anticiparla il più possibile, “armonizzando le varie metodiche di imaging, rimodulando gli intervalli fra un esame e l’altro e soprattutto personalizzando l’iter sulle caratteristiche della donna, recuperando così un’umanizzazione del percorso diagnostico, principio così caro a Veronesi”.

“Lo screening organizzato di popolazione ha avuto il merito di avvicinare le donne alla diagnosi precoce e di sensibilizzarle sull’importanza della prevenzione – osserva Paolo Veronesi, presidente della Fondazione Veronesi e direttore del Programma senologia Ieo – ma è rimasto immutato nel tempo”, da quando negli anni ’90 è stato introdotto in Italia. Previsto per la fascia d’età 50-69 anni con mammografia ogni due anni, è stato poi declinato dalle Regioni “con efficacia e tassi di adesione che restano variabili”. La riduzione di mortalità ottenuta è fino al 40%. Ma intanto la tecnologia ha continuato a evolversi e oggi ci sono sempre più strumenti diagnostici in grado di rendere l’imaging sempre più preciso.

“Il primo passo è dunque capire come perfezionare ulteriormente la diagnosi – prosegue Veronesi – andare avanti, sulla scia del progetto mortalità zero di mio padre. Per lui la prevenzione per il cancro al seno era un chiodo fisso e continuerà a ispirarci”. La missione è avvicinarsi sempre di più alla meta del 100% di donne che superano la malattia. I nodi da affrontare sono diversi: “C’è una percentuale di sottodiagnosi (29%), che fa sì che un tumore su 3 passi senza essere diagnosticato” e che gli specialisti si trovino davanti ai cosiddetti carcinomi di intervallo (cioè tra uno screening e l’altro), “ma abbiamo anche una quota di sovradiagnosi“. Perfezionare la diagnosi avrebbe un impatto anche in termini economici per il Ssn.

Ogni donna è diversa, ha un profilo di rischio diverso, un seno diverso, osserva Vincenzo Lattanzio, direttore di ‘Senologia e Salute’ del Centro di diagnostica senologica clinica integrata di Bari, che a questo proposito ricorda il movimento ‘Are you dense?’ lanciato negli Usa da Nancy Cappello per accendere i riflettori sul quello che viene definito ‘masking effect’ legato alla densità mammaria. “Oggi, accanto alla mammografia che rimane tuttora il test di elezione nello screening di massa – evidenzia – l’affinamento delle metodologie ha messo a disposizione dei radiologi senologi altri efficaci strumenti come l’ecografia e la tomosintesi (o mamografia 3D). La definizione e attuazione di percorsi diagnostici integrati, attuati in tempo reale dallo specialista ‘dedicato’, consentono oggi livelli di accuratezza elevata in termini di sensibilità e specificità e diminuzione dei falsi negativi e falsi positivi”.

Centrale nel progetto Pink è la partecipazione del network di radiologi dei centri coinvolti, che volontariamente hanno deciso di accollarsi un lavoro in più per la ricerca, fa notare Sabrina Molinaro, responsabile della Sezione di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari del Cnr-Ifc e coordinatore del progetto. “Lo studio – riferisce – consentirà di misurare l’efficacia delle singole tecniche (mammografia, ecografia e tomosintesi) e delle loro diverse combinazioni nella diagnosi di varie forme di tumore e per varie tipologie di donne. Il numero di partecipanti e di centri coinvolti e il monitoraggio nel tempo permetteranno di verificare nel lungo periodo se e quanto si possa ottenere una riduzione della mortalità per effetto di due fattori: un’efficiente anticipazione diagnostica e campagne di prevenzione indirizzate a gruppi di donne in base ai pattern di rischio”.

Il progetto prevede cinque aree di studio: cancro/alimentazione, rischio radiogeno, economia (impatto dell’anticipazione diagnostica), radiomica. Le donne, con età superiore a 40 anni, saranno arruolate tra quelle che si presentano nei centri che fanno imaging integrato e aderiscono al progetto. Se acconsentono, verranno sottoposte a un questionario sulla propria storia di salute e sugli stili di vita; verrà loro assegnato un codice per entrare in un’area riservata, all’interno di un portale che sarà online e visitabile anche da esterni dal 3 aprile, e riceveranno tante informazioni sul tema della prevenzione.

La Fondazione Veronesi sostiene economicamente lo studio osservazionale, e ha previsto uno stanziamento di oltre 600 mila euro per la realizzazione delle infrastrutture necessarie alla raccolta dati che durerà 3 anni. Le informazioni confluiranno in un server e i dati resi anonimi saranno analizzati dagli epidemiologi. L’idea è di “avere una sorta di ‘biobanca’ tematica sul cancro al seno“, da alimentare nel tempo con informazioni sempre nuove, arruolando sempre più donne (l’idea è 50 mila l’anno) e centri, con un respiro più lungo dei 5 anni, spiega Molinaro. “Il futuro è questo”. E affinché diventi realtà si cercheranno anche ulteriori fondi da nuovi sponsor o bandi europei.


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