Ecco chi aiuta le donne vittime di violenza  

Scritto da il 6 marzo 2018

Ecco chi aiuta le donne vittime di violenza

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Pubblicato il: 07/03/2018 16:49

Sono quasi 3.500 le vittime di maltrattamenti, abusi, stalking che trovano ogni anno rifugio e assistenza negli ospedali toscani dove, “dal 2009 esiste un percorso dedicato, il ‘codice rosa’, per il quale abbiamo lavorato dopo esserci resi conto, appunto 9 anni fa, che i dati dei centri anti-violenza, altissimi, non corrispondevano a quelli delle pazienti che passavano per i pronto soccorso: centinaia di casi di violenza, contro un paio di donne, solamente, che si erano rivolte ai nostri ospedali. Abbiamo quindi deciso di agire per rendere i pronto soccorso un punto di assistenza”, racconta all’Adnkronos Salute Vittoria Doretti, responsabile rete regionale Codice rosa della Toscana.

Il lavoro a favore delle vittime di violenza è partito dunque dall’osservazione di una grande discrepanza: quella fra “le centinaia di donne che giungevano nei nostri centri anti-violenza – dice Doretti – e le pochissime che si rivolgevano agli ospedali. O meglio, che venivano individuate e assistite come vittime di violenza, perché è normale che chi subisce abusi prima o poi passi da un ospedale. A fine 2009 a Grosseto per prima abbiamo organizzato un corso per tutti gli operatori, ci siamo posti come un’unica squadra di 40 persone fra sanitari, addetti dei centri antiviolenza, della procura”. E “già nel corso del 2010 abbiamo visto i numeri salire: quasi 310 casi di ‘codice rosa’ trattati nel pronto soccorso. Devo dire che a fare la differenza è stata la ‘stanza’ dedicata, come anche la sensibilità degli infermieri nel ‘captare’ le vittime di violenza, o ancora il modo di porre le domande per far sì che la donna non debba ripetere più volte le stesse, dolorose, risposte. Il ‘codice rosa‘ ha la stessa priorità di un infarto: appena viene individuato, salta il triage e viene preso in carico in una stanza non individuabile esternamente. Ogni passo è condiviso con la donna, dalla visita alla raccolta delle prove, fino al report fotografico. E la vittima non si sposta più di lì”. I numeri sono poi aumentati di anno in anno, fino alle 3.451 vittime assistite nel 2016, di cui 2938 adulte e 513 minori. Questo successo ha portato l’assessorato a volere dei percorsi dedicati in tutta la Toscana, dai piccoli ai grandi centri: una rete che esiste ormai dal 2014.

La Toscana è oggi il modello a cui guardare per mettere in atto le linee di indirizzo recentemente pubblicate, e Doretti confida che questa sia un’area in cui l’Italia risponderà al meglio alle esigenze delle donne: “Ho girato tanto il Paese, e tanti ospedali hanno procedure di eccellenza. Ma credo che l’idea del codice rosa non sia di avere un ospedale con cose meravigliose, ma l’elemento principale è che si abbiano le stesse procedure ovunque: le donne vengono violentate nelle campagne più sperdute come nelle piazze cittadine, ed è stata una rivoluzione sapere che in ogni ospedale c’è un centro sanitario che può assisterle. C’è tanta strada da fare, ma almeno sappiamo che c’è solo un modo per farlo”.

C’è anche da dire che alcuni uomini si pentono: vogliono intraprendere un percorso di cambiamento e assumersi la responsabilità del loro comportamento, di maltrattamento fisico, o psicologico, economico, sessuale, di stalking. Per aiutarli in Italia sono attivi “circa 20 centri di assistenza specializzata, fra cui 5 Centri uomini maltrattanti (Cam)”, da Nord a Sud, dove lavorano equipe multidisciplinari di psicologi, psicoterapeuti, psichiatri ed educatori. “I centri rispondono a un centralino telefonico, dove c’è un primo contatto con il paziente, che poi viene seguito individualmente e in seguito con terapia di gruppo”, spiega all’Adnkronos Salute Andrea Bernetti, responsabile del Cam di Roma.

Il Centro d’ascolto uomini maltrattanti è un servizio pubblico nato nel 2009 a Firenze, per aiutare gli uomini che vogliono smettere di usare violenza e controllo nei confronti dei loro familiari e partner. L’iniziativa offre colloqui di orientamento e la possibilità di partecipare a gruppi di ascolto per uomini. I gruppi sono condotti da due operatori, un uomo e una donna, che lavorano insieme ai partecipanti su vari aspetti legati al cambiamento del comportamento maltrattante. Sul territorio italiano, però, “è una realtà ancora molto variegata – evidenzia Bernetti – fino a un paio di anni fa i centri erano 13, quindi comunque in aumento, ma soprattutto al Nord. Di progetti ‘Cam’ ce ne sono 5 in Italia (Firenze, Roma, Ferrara, Cremona, Sardegna), poi ci sono altre realtà come associazioni che raggruppano altre iniziative. Noi funzioniamo con un primo accesso telefonico volontario, oppure se sono soggetti già segnalati o ospitati in un penitenziario c’è l’avvio diretto del percorso individuale, in seguito si passa al percorso di gruppo, che è lo strumento principale”.

Il Centro lavora “in una visione soprattutto preventiva: gli uomini che si rendono conto di avere un problema ci contattano per evitare che sfoci in violenza, o persone che hanno già avuto episodi in passato ci vengono segnalate dalle istituzioni. Oggi abbiamo 20 pazienti in carico e in un anno e mezzo ne abbiamo trattati circa 65. Il percorso dura un anno e abbiamo verificato che durante questo arco di tempo il rischio di recidiva è veramente bassissimo. Dopo, certo, servirebbe un follow up più efficace, ed è un progetto su cui stiamo lavorando”.


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