Il governo che verrà  

Scritto da il 6 marzo 2018

Il governo che verrà

(Fotogramma)

Pubblicato il: 07/03/2018 10:51

Ognuno aspetta le mosse dell’altro. Tutti cercano intese con tutti, senza esclusioni di colpi. Compresi Di Maio e Salvini, che provano a sondare le altre forze politiche per capire i margini di manovra. Trovare una soluzione al rompicapo delle elezioni, però, è un altro paio di maniche. Nessuna forza politica ha i numeri per governare e chiunque abbia intenzione di formare un governo deve cercare un’alleanza. Dove? Difficile azzardare ipotesi, eppure basta dare un’occhiata al riparto provvisorio dei seggi diffuso ieri dal Viminale per intravedere qualche scenario.

Al momento alla Camera risultano attribuiti 260 seggi al centrodestra (109 nei collegi uninominali e poi nel proporzionale 73 alla Lega, 59 a Forza Italia, 19 a Fratelli d’Italia); 221 al Movimento 5 stelle, 112 al centrosinistra (24 nei collegi uninominali, 86 al Pd e 2 alla Svp) e 14 a Liberi e uguali, per un totale di 607 su 630. Al Senato invece il centrodestra è a quota 135 (58 uninominale, 37 Lega, 33 Fi, 7 Fdi), il Movimento 5 stelle a 112, il centrosinistra a 57 (13 uninominali, 43 Pd, 1 Svp) e Liberi e uguali a 4, per complessivi 308 seggi su 315.

Per la governabilità sono necessari 316 seggi alla Camera e 161 al Senato. Seggi che nessuna delle forze in campo è riuscita a ottenere. Mentre Salvini guarda sempre più a sinistra e si è detto pronto ad accoglierla, Di Maio continua a professarsi disponibile a un dialogo “con tutte le forze politiche”. Diversa la situazione nel Pd, dove è scontro sulle trattative, compreso un ipotetico accordo col M5S. “Senza astio, senza insulti, senza polemiche: chi vuole portare il Pd a sostenere le destre o il Cinque Stelle lo dica in direzione” ha detto ieri Matteo Renzi. “Cinque Stelle e Destre ci hanno insultato per anni e rappresentano l’opposto dei nostri valori. Sono anti europeisti, anti politici, hanno usato un linguaggio di odio – ha tuonato il segretario dem -. Facciano loro il governo se ci riescono, noi stiamo fuori. Per me il Pd deve stare dove l’hanno messo i cittadini: all’opposizione”.

Quali alleanze ipotizzare dunque?

M5S+Pd+LeU: Partiamo dalla prima alleanza azzardata, quella tra M5S, LeU e Pd. Sommando il numero provvisorio dei seggi di Pd e M5S si arriverebbe a 333 deputati a Montecitorio e 169 senatori a Palazzo Madama. Numeri che non garantirebbero una maggioranza solida, ma con i 14 deputati e 4 senatori ‘prestati’ da LeU la situazione cambierebbe rapidamente. Liberi e Uguali, già in campagna elettorale, si erano mostrati meno inclini delle altre forze a sostenere un ipotetico governo pentastellato.

Centrodestra+Centrosinistra. Per poter governare, il centrodestra unito ha bisogno di 56 seggi alla Camera e 26 al Senato. Numeri che potrebbero arrivare grazie al sostegno di alcuni parlamentari del Pd. Un’ipotesi improbabile ma che non è stata esclusa da Matteo Salvini, che ieri ha aperto la porta alla sinistra. “Non facciamo accordo partitici o politici, noi abbiamo un programma – ha detto il leader del Carroccio – chi condivide programma, chi ci sta bene. C’è una tradizione di sinistra che non vota o che guarda alla Lega e cercheremo di raccogliere queste forze”.

M5S+Lega: E’ lo scenario meno probabile, quello che vede schierati i pentastellati con il Carroccio. Matteo Salvini, rispondendo a chi gli domandava se è accreditabile l’ipotesi di un governo con M5S, ha ribadito più volte che “un governo Di Maio-Salvini onestamente proprio non lo vedo”. I 5 stelle ”cambiano idea troppo spesso”, ha spiegato, dicendosi sicuro che c’è la possibilità di un governo del centrodestra senza “andare a fare coalizioni strane” o inciuci.

Centrodestra+’responsabili’: Per raggiungere la governabilità, al centrodestra occorrono 56 seggi alla Camera e circa 30 al Senato. Numeri che potrebbero raggiungere grazie al sostegno dei cosiddetti ‘responsabili’.”E’ il momento di serrare i ranghi”, è l’input arrivato da Arcore. Lunedì Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, raccontano, avrebbero condiviso la necessità politica di una coabitazione per blindare il centrodestra, partendo dal responso delle urne che lo ha legittimato come prima coalizione.

L’obiettivo è rafforzare la coalizione, se mai con l’appoggio dei cosiddetti ‘responsabili’ per il raggiungimento di una maggioranza assoluta, capace di esprimere un governo stabile. Da qui l’idea, riferiscono fonti azzurre, cui starebbero lavorando gli emissari di Fi, Lega e Fdi, di dar vita a gruppi parlamentari unici. Unendo le forze, il centrodestra diventerebbe il primo gruppo in Parlamento.


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