Satispay punta a 1 milione di utenti  

Scritto da il 6 marzo 2018

Satispay punta a 1 milione di utenti

(Fotogramma)

Pubblicato il: 07/03/2018 14:11

di Vittoria Vimercati

“Ora si fa sul serio, è il momento di accelerare”. C’è fermento al quartier generale di Satispay, che ha appena trasferito il suo team di 65 persone da corso Sempione al Fintech District nel quartiere Isola, con il primato della startup più finanziata in Italia nel 2017. La società del mobile payment guidata dal ceo Alberto Dalmasso, e da lui fondata insieme a Dario Brignone e Samuele Pinta, ha raccolto più di 18 milioni di euro nell’ultimo round di finanziamenti. “Stiamo lavorando su altre operazioni di finanziamento, con l’ottica di raccogliere nei prossimi due anni anche oltre 50 mln”, spiega lui. “Da quando abbiamo iniziato sono passati cinque anni, di cui due nemmeno sul mercato. Ci sembrava che quel momento non arrivasse mai e invece..”.

Invece, Satispay è arrivata a 260mila utenti attivi che ogni mese fanno oltre 500mila transazioni per un valore che oggi è circa 9 mln di euro. Il prossimo target è un milione di utenti, da raggiungere nei prossimi dodici mesi. Negozi ed esercenti, nel frattempo, cominciano ad arrivare da soli: da inizio anno, ogni giorno, si sono iscritte più o meno 120 nuove aziende. Anche il bilancio ne ha risentito: i ricavi 2017 sono stati superiori alle attese: 3,3 mln di euro, con un margine netto di 600mila euro. “Ma ci aspettiamo che salga in modo consistente nel 2018”.

Parte del salto in avanti è arrivato negli ultimi mesi con le ricariche telefoniche, che si fanno dall’app con un solo clic. “A gennaio, su Satispay sono stati spesi 850mila euro in ricariche. A febbraio sono arrivate a 1 milione: ogni giorno – racconta il fondatore all’Adnkronos – 400 persone fanno per la prima volta una ricarica con Satispay e poi non smettono più di usare l’app”. Il servizio è tra i tanti con cui la startup intende fidelizzare i suoi clienti, permettendo di fare con pochi passaggi sul proprio smartphone ciò che prima faceva perdere del tempo: dall’acquisto dei biglietti del treno (Trenord) al pagamento delle tasse (PagoPa). “Se puntiamo sui progetti giusti e non sbagliamo, possiamo diventare lo strumento di pagamento leader di questo Paese, il più utilizzato. Si potranno sviluppare tutta una serie di business intorno a Satispay, come in Cina si sono sviluppati intorno ad Alipay”, la piattaforma di pagamento di Alibaba.

I piani di Satispay sono ambiziosi: il primo obiettivo da raggiungere è, appunto, 1 milione di utenti e 100mila negozi iscritti in Italia (“è ambizioso ma possiamo farcela”). Poi, si va in Europa. Il lavoro, per questa tappa, è già iniziato: “Nei prossimi mesi – svela Dalmasso – coinvolgeremo una quindicina di grandi brand internazionali del mondo gdo, ristorazione, fashion e consumer electronic che diventeranno il nostro ponte per l’internazionalizzazione”.

Il 2018 sarà ancora l’anno dell’Italia, con la crescita del volume dei pagamenti. “Mi aspetto – continua Dalmasso – una Satispay matura a fine 2019 inizio 2020, quando ciascun utente farà circa 15 transazioni al mese con l’app”. La svolta vera per il fintech è attesa nel 2019, quando diventeranno operative le novità introdotte dalla direttiva europea Psd2 sui pagamenti, entrata in vigore a gennaio e che impone alle banche di aprire a operatori terzi i dati dei clienti. “Ora mancano le specifiche tecniche per vedere i benefici, che saranno davvero molti. Noi abbiamo un’infrastruttura che ci permette di movimentare denaro in maniera molto economica, e quella rimarrà”. Concretamente, dal 2019, “gli utenti potranno iscriversi più rapidamente e potremmo anche lavorare in una logica di superamento del prepagato che comunque piace e vale la pena mantenere in parallelo. Io spero che grazie a noi si prelevi sempre meno”, sottolinea.

Con una giacenza media giornaliera di budget arrivata a 25 milioni di euro, Satispay non ha alcuna intenzione di trasformarsi in una ‘banca’. “Diventarlo – osserva il ceo – significherebbe voler fare tutto. Ci evolveremo, magari potremo cercare sinergie con il credito al consumo, proporre qualche fondo pensione, ma il resto non ci interessa”. Sul piano dei pagamenti, però, l’entità bancaria “è del tutto superabile”. Nel futuro, “non sarà più il loro mestiere: le banche più forti saranno quelle specializzate nel loro expertise, dai mutui alla gestione dei patrimoni”.


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