Non solo ‘gender gap’ 

Scritto da il 7 marzo 2018

Non solo 'gender gap'

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Pubblicato il: 08/03/2018 13:58

Il ‘gender gap’ nelle retribuzioni professionali nel mondo raggiunge un valore medio del 24%. La differenza di genere nei salari si attesta al 23% nei Paesi sviluppati, ma tocca picchi del 33% nell’Asia Meridionale e del 30% nell’Africa Sub-Sahariana. Risolvere questo rischio globale è un’opportunità che vale 28 trilioni di dollari, a tanto ammonta la crescita potenziale del Pil mondiale se la partecipazione femminile all’economia formale fosse pari a quella maschile.

Il dato è contenuto nel Global Opportunity Report 2017, studio condotto annualmente a livello globale da Dnv Gl – Business Assurance, dal Global Compact delle Nazioni Unite e da Sustania, che ha coinvolto oltre 5.500 rappresentanti del mondo delle aziende, del governo e della società civile.

Nei Paesi in via di sviluppo, sottolinea il rapporto, le donne impiegano complessivamente 100 milioni di ore al giorno solo per procurarsi acqua. Le donne di tutto il mondo impiegano in media da 1 a 3 ore in più per la cura della casa rispetto agli uomini, e da 2 a 10 volte in più per la cura di bambini, anziani e ammalati. Una divisione impari del lavoro di cura e domestico che impatta negativamente la vita delle donne e danneggia l’economia globale.

Il problema fondamentale, quindi, appare essere il fattore tempo. Una ridistribuzione equa del lavoro e dei ruoli di genere deve partire da un’ottimizzazione del tempo dedicato alle incombenze tradizionalmente giudicate come di competenza femminile. Uno stereotipo di genere ancora molto diffuso: basti pensare che solo il 2% della pubblicità legata ai prodotti per la cura della casa mostra figure maschili impegnate nei lavori domestici.

Un aiuto può venire dalla tecnologia: si stima che il mercato degli elettrodomestici smart raggiungerà il valore di 37,2 miliardi di dollari entro il 2020, a un tasso di crescita del 15,4% tra il 2015 e il 2020. Le tecnologie salva-tempo possono contribuire ad alleggerire i lavori domestici sia nei Paesi sviluppati, sia in quelli in via di sviluppo.

Un esempio: i fornelli alimentati da energie rinnovabili permetterebbero alle donne in India di risparmiare 374 ore all’anno pro-capite ora utilizzate proprio per reperire legna combustibile.

La disuguaglianze non è solo di genere. Il numero di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà è diminuito da 1,9 miliardi di individui del 1990 agli 836 milioni del 2015. In linea con questo trend di sviluppo, le proiezioni mostrano un incremento della classe media globale, da 1,8 miliardi di individui nel 2009 a 4,9 miliardi del 2030. Nonostante queste tendenze positive, l’ineguaglianza persiste, con una crescente concentrazione della ricchezza in un numero esiguo di mani.

La parola d’ordine per la risoluzione di questo gap economico-finanziario è inclusione. Ancora una volta, attraverso strumenti tecnologici che permettano una maggiore partecipazione di tutti all’economia formale. Un elemento chiave di questo scenario è il cosiddetto internet delle persone, la possibilità che la rete ha di collegare individui distanti tra loro, digitalizzando le relazioni tra persone e permettendo la raccolta e la condivisione di dati personali.

La crescita dell’internet delle persone è attribuita essenzialmente alla crescente penetrazione di smartphone, tablet e altre tecnologie digitali. Nel 2016 erano già 4,3 i miliardi di utilizzatori di dispositivi mobili, ovvero il 58,7% della popolazione globale e il trend è stimato in continua crescita.

Per il Global Opportunity Report 2017 sono state intervistate le aziende sull’importanza di cinque rischi globali: instabilità politica che caratterizza determinate regioni mondiali; consumo del suolo; impatto del cambiamento climatico sulle città; peso delle cyber minacce e l’ineguaglianza crescente. Tra questi, la crescente disuguaglianza viene sentita come il rischio maggiore.

Sono state poi individuate tre opportunità di business a potenziale risoluzione di ciascuno dei cinque rischi indagati. Ma le tre opportunità collegate all’ineguaglianza crescente sono state considerate, dagli intervistati, le meno strategiche. Elemento che fa capire, secondo lo studio, che sono ancora poche le aziende pronte ad affrontare questa problematica.

L’Europa è la regione del mondo più attenta all’opportunità di risoluzione delle disuguaglianze di genere, che si posiziona al decimo posto nella classifica generale (su 15 totali), ma al terzo nella classifica dei rispondenti del Vecchio Continente.


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