Al ristorante si recita ‘alla carta’  

Scritto da il 8 marzo 2018

Al ristorante si recita 'alla carta'

Tre attori della compagnia Città Teatro in azione

Pubblicato il: 09/03/2018 17:26

Se il pubblico non va a teatro è il teatro che cerca il suo pubblico. A chi va al ristorante per una cena di lavoro o per trascorrere una serata con la propria comitiva, oppure con la persona amata, insieme ai camerieri, al menù e alla lista dei vini può capitare di trovare degli attori che offrono un servizio aggiuntivo, il teatro ‘alla carta‘: un vero e proprio menù di mini pièce che possono essere recitate a richiesta, uno spettacolo ad hoc che accompagna i commensali nel tempo del loro pasto. Gli interpreti fanno leva soltanto sul potere della parola dal momento che non si usano supporti scenici e non c’è alcuna distanza tra gli interpreti e il pubblico. C’è chi propone quest”arte al tavolo’ sin dal 2001, come l’allora compagnia del Serraglio diventata, dopo la fusione con la compagnia Maan, la compagnia ‘Città Teatro‘. E chi invece la presenta dallo scorso anno, come il Teatro delle Selve che ha lanciato questa iniziativa in Piemonte nell’ambito del Festival Il Teatro sull’Acqua diretto da Dacia Maraini.

L’idea, racconta all’AdnKronos, Mirco Gennari, uno dei fondatori della Compagnia ‘Città Teatro’, è nata nel 2001 in seno al Sant’Arcangelo Festival, che si svolge a Sant’Arcangelo di Romagna, (la prossima edizione è in programma dal 6 al 15 luglio) “quando ci fu chiesto uno spettacolo adatto ai luoghi affollati dove si mangia. Abbiamo pensato alla formula del teatro alla carta, all’epoca molto originale, perché fummo i primi ad idearla. L’idea era quella di servire un menù teatrale ai tavoli che prevedeva pièce brevissime, la maggior parte ironiche e comunque sempre in chiave comica-umoristica”.

“Alcuni brani – continua Gennari – sono stati scritti apposta dal nostro drammaturgo Loris Pellegrini. Ma ci sono anche adattamenti di piccoli testi d’avanguardia, pezzi futuristi e dada. Nel nostro repertorio rientrano brani, riadattati, di Marinetti e dello scrittore umorista milanese Carlo Manzoni”. La Compagnia, insomma, interpreta “un ventaglio di proposte abbastanza vario tra pezzi di cabaret e di avanguardie storiche tra cui la gente, con il menù al tavolo, può scegliere. La durata dello spettacolo è variabile a seconda della quantità di tavoli presenti in sala. Di solito, per intrattenere 100 persone ‘impieghiamo’ due o tre attori che sviluppano il loro spettacolo nell’ambito di un pasto”.

C’è chi, poi, ha abbracciato questa possibilità di esibirsi nel 2017 in occasione del Festival del Teatro sull’Acqua, ideato dalla scrittrice Dacia Mariani che si tiene ad Arona, in provincia di Novara. “Il nostro ‘teatro alla carta’ – racconta all’AdnKronos l’attore e regista Franco Acquaviva del ‘Teatro delle Selve’- è iniziato con una produzione che abbiamo realizzato lo scorso anno nell’ambito del Festival del Teatro sull’Acqua con l’obiettivo di portare il teatro in vari luoghi, non solo in quelli deputati, per togliere anche un po’ di inaccessibilità all’arte della recitazione”. In pratica, si va al tavolo “e sulla base di quello che il cliente ha scelto nella nostra carta si recitano piccoli pezzi teatrali. Non c’è la distanza imposta dal palcoscenico, non ci sono le luci che creano lontananza. Ma c’è, invece, una specie di complicità, quasi di convivialità condivisa tra la persona che mangia e l’attore. L’attore può misurarsi in un contesto non teatrale senza gli strumenti che, sul palco, lo ‘difendono’ come le luci, il palco, l’oscurità. Per questo è più disarmato”. Deve pertanto utilizzare “le sue migliori armi per poter mantenere l’attenzione del pubblico. Lo spettatore, d’altro canto, che magari pensa al teatro come a qualcosa di lontano da sé, può trovarsi di fronte a un testo che in tre minuti lo appassiona”, sostiene Acquaviva.

Oltretutto, sottolinea, “portiamo al tavolo autori importanti che in teatro si vedono poco come Achille Campanile, Dino Buzzati con alcuni suoi racconti, Ettore Petrolini e altri ancora. L’attore è allo stesso livello dello spettatore e non può fregiarsi di una posizione di superiorità”. L’obiettivo della compagnia è ora quello di far girare questa idea anche al di fuori del Festival dell’Acqua: “a marzo, sempre ad Arona, ci esibiremo in un altro luogo con altri testi e a settembre ci esibiremo nell’edizione 2018 del Festival dell’Acqua. Ad aprile faremo anche qualcosa a Milano”. Anche in questo caso, come quello in quello della Compagnia ‘Città Teatro’, la risposta del pubblico è soddisfacente: “Il riscontro del pubblico è positivo, vedo che le persone rimangono contente. Credo – afferma Acquaviva – che tutto funzioni come quando, in una situazione quotidiana, qualcosa improvvisamente faccia sognare per pochi minuti. Se l’attore è bravo ha il potere di trasformare la parola in una ‘bolla di poesia’”. Si tratta, in fondo, “di un distacco dalla quotidianità realizzato con mezzi poveri, ovvero con la parola e la presenza dell’attore”.


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