Cosa si diranno  

Scritto da il 8 marzo 2018

Cosa si diranno

(Afp)

Pubblicato il: 09/03/2018 10:51

Chissà cosa si diranno Donald Trump e Kim Jong-un quando si incontreranno. Certezze non possono esserci, ma ipotesi (concrete) si possono avanzare. Da una parte c’è la volontà non troppo nascosta del leader nordcoreano di sedersi al tavolo diplomatico e mostrare una faccia più rassicurante agli occhi degli osservatori internazionali. Da parte degli Stati Uniti l’obiettivo è chiaro e dichiarato più volte: spingere la Nordcorea alla denuclearizzazione. Data e luogo dell’incontro restano top secret, o forse semplicemente non ancora fissati.

Il faccia a faccia tra i due leader è in via di programmazione, ha scritto il presidente statunitense su Twitter, dopo aver accettato l’invito del Maresciallo a “incontrarsi il prima possibile”, cosa che dovrebbe avvenire “entro maggio”. Se il meeting dovesse avvenire sarebbe il primo tra un presidente degli Stati Uniti e un leader del ‘regno eremita’.

Luogo e data dell’appuntamento devono ancora essere decisi, ma per Washington non c’è dubbio che “nel frattempo tutte le sanzioni e il massimo della pressione deve restare” sulla Corea del Nord. Del momento storico si sa ancora poco, tranne che avverrà prima di maggio. Per la ‘Cnn’ si tratta di una svolta epocale, un terremoto in un rapporto che finora ora si è basato minacce, provocazioni e insulti e che l’anno scorso ha portato il mondo sull’orlo di una guerra nucleare.

Esperti della Corea del Nord non nutrire grandi aspettative per questo incontro senza precedenti, che sarà il primo tra un presidente degli Stati Uniti e un leader nordcoreano. In passato, solo gli ex presidenti degli Stati Uniti, Jimmy Carter e Bill Clinton, incontrarono dei membri della dinastia Kim, ma solo dopo la fine del prorio incarico. Kim o Trump, chi dei due si sposterà per l’incontro? Dove si incontreranno?

LUOGO E DATA – E’ probabile che sia il governo nordcoreano a fare pressioni affinché Trump voli a Pyongyang. Da quando è salito al potere, Kim Jong-un non ha mai lasciato il Paese. Tuttavia, la questione sicurezza nella capitale nordcoreana renderebbe “impossibile” il viaggio per il presidente americano. Anche l’ipotesi di un appuntamento nel Vecchio Continente sembra scongiurato. “E’ difficile immaginare un vertice in Europa – dice alla ‘Cnn’ Adam Mount, membro della Federazione degli scienziati americani – ma è possibile che i due leader decidano di incontrarsi nella zona demilitarizzata sul 38esimo Parallelo”. Si tratta dello stesso luogo nel quale il presidente sudcoreano Moon Jae-in incontrerà Kim ad aprile.

COSA VUOLE LA NORDCOREA – Per i nordcoreani, aver ottenuto il sì dal presidente degli Stati Uniti è già una grande vittoria. “Sin dai tempi di Clinton i nordcoreani si sono spesi molto per far sì che un presidente americano visitasse Pyongyang – osserva Jeffrey Lewis, professore associato dell’Istituto di studi internazionali di Middlebury – per anni è stata una delle priorità della politica estera nordcoreana”. Secondo Mount, se Trump avesse rifiutato l’invito, avrebbe creato “gravi attriti” con Moon e con la sua volontà di riavvicinare le due Coree.

Se l’incontro dovesse saltare, Pyongyang potrebbe incolpare gli Stati Uniti di aver ostacolato gli sforzi per la pace. In questo caso, “Pyongyang potrebbe affermare di averci provato e poi riprendere i test nucleari e missilistici, non tornerebbe indietro”. Il Maresciallo ha accettato di non condurre ulteriori test nucleari e missilistici, impegnandosi a una “completa denuclearizzazione della penisola”, accettando tra l’altro che “le esercitazioni militari congiunte di routine tra la Corea del Sud e gli Stati Uniti continuino”.

COSA VOGLIONO GLI STATI UNITI – Gli Stati Uniti hanno ripetutamente dichiarato di volere la denuclearizzazione della Corea del Nord. Su Twitter, Trump ha parlato di “grandi progressi” fatti con la Corea del Nord precisando però che le sanzioni per il momento restano. “Kim ha parlato di denuclearizzazione con i rappresentanti sudcoreani, non solo di un congelamento” delle attività, ha sottolineato il presidente degli Stati Uniti, secondo il quale “in questo periodo non ci saranno neanche test missilistici” da parte della Corea del Nord. “E’ un grande progresso – sostiene – ma le sanzioni resteranno fino a quando non sarà raggiunto un accordo”. Intanto, “si prepara l’incontro” con Kim.

Gli analisti però sono cauti e sostengono che Washington farebbe meglio ad abbassare le proprie aspettative sul meeting. E’ molto improbabile, ritengono, che Kim Jong-un sia disposto a rinunciare alle proprie capacità nucleari. “Gli Usa hanno puntato molto sulla loro reputazione per risolvere il problema della Corea del Nord – ha sottolineato Mount – se i colloqui non dovessero andare bene, se Trump verrà messo a tacere, se verrà sconfitto dal confronto, se gli Stati Uniti dovessero allontanarsi dal tavolo, (Trump) di certo non ne uscirebbe a testa alta”.

TROVERANNO UN ACCORDO? – Sul faccia a faccia gli esperti non nutrono grandi speranze. “Abbiamo visto questo film tante volte in passato”, ha detto Duyeon Kim. “Il Nord prima accetta di parlare, poi parte il ciclo di provocazioni, poi di nuovo quello del dialogo. Per anni hanno sempre ottenuto quello che volevano ma lo stesso non può dirsi per Washington e Seul”.

Per gli esperti il nodo è capire come raggiungere un accordo. Per Lewis l’incontro potrebbe servire a Trump e Kim per costruire un “rapporto amichevole”, avendo come conseguenza la riduzione delle tensioni tra i due Stati. Un po’ come avvenne in Cina con Nixon nel 1972. Al momento, l’unica certezza degli esperti è che la Corea del Nord non rinuncerà alle proprie armi nucleari. “Kim Jong-un non accetterà mai ispezioni internazionali per smantellare il suo arsenale nucleare”, conclude Mount.


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