Fake news volano via Twitter, appello su Science  

Scritto da il 8 marzo 2018

Fake news volano via Twitter, appello su Science

/ AFP PHOTO / LOIC VENANCE

Pubblicato il: 09/03/2018 13:45

Pensa prima di fare un retweet“. E’ la riflessione che un team di scienziati Usa suggerisce agli utenti del social network, sulla base di uno studio che ha dimostrato come le notizie false viaggino su Twitter molto più velocemente delle storie vere. Il lavoro è pubblicato su ‘Science‘ che nell’ultimo numero dedica ampio spazio al tema delle ‘fake news’. La rivista ‘bibbia’ della comunità scientifica internazionale ospita infatti in contemporanea anche l’appello lanciato da un ricercatore dell’università dell’Indiana – Filippo Menczer, esperto impegnato nello studio della diffusione in Rete di notizie senza fondamento – insieme ad altri 15 autorevoli studiosi per una chiamata all’azione globale contro il fenomeno della disinformazione online.

L’invito è ad avviare un’indagine scientifica, coordinata e su larga scala, sulle forze sociali, psicologiche e tecnologiche che si nascondono dietro le fake news. Il loro potere di influenzare l’opinione pubblica è tornato prepotentemente sotto i riflettori negli States con l’incriminazione di 13 russi accusati di aver gestito una ‘fabbrica di troll’ che diffondeva informazioni false relative alle elezioni presidenziali americane del 2016. Diversi scienziati stanno studiando il fenomeno.

La nuova ricerca condotta su Twitter è firmata da 3 ricercatori del Mit (Massachusetts Institute of Technology) che hanno scoperto un margine considerevole nella velocità con cui si diffondono le fake news rispetto alle notizie vere. Lo studio fornisce una varietà di modi per quantificare il fenomeno: ad esempio, le notizie false – hanno rilevato gli esperti – hanno il 70% di probabilità in più di essere condivise con retweet rispetto a quelle vere. Per raggiungere 1.500 persone, inoltre, le notizie vere impiegano un tempo circa 6 volte superiore. Le falsità, invece, si guadagnano ‘cascate’ di Twitter, o catene ininterrotte di retweet, circa 20 volte più velocemente e vengono ritwittate da utenti unici in modo più ampio rispetto alle affermazioni vere, a ogni punto della cascata.

“Abbiamo scoperto – spiega Sinan Aral, coautore del lavoro – che la falsità si diffonde significativamente più lontano, più velocemente, più in profondità e più ampiamente della verità, in tutte le categorie di informazioni”. I risultati dello studio, aggiunge un altro co-autore, Deb Roy, “gettano nuova luce su aspetti fondamentali del nostro ecosistema di comunicazione online”. I ricercatori si sono detti “sorpresi e sbalorditi” dalle diverse traiettorie seguite dalle notizie vere e false su Twitter. Hanno scoperto che la diffusione di fake non è dovuta principalmente a ‘bot’ programmati per diffonderle; piuttosto le notizie false accelerano sul social network a causa delle persone che le condividono.

E infatti, quando gli autori hanno rimosso tutti i bot nel loro set di dati, “le differenze di diffusione tra falsità e storie vere sono rimaste”, dice Soroush Vosoughi, coautore dell’articolo. La genesi dello studio risale a una dinamica osservata proprio da Vosoughi all’indomani dell’attentato alla maratona di Boston del 2013. “Mi sono reso conto che una buona parte di ciò che stavo leggendo sui social media erano voci, false notizie”, racconta l’esperto che ha deciso di dedicare il suo dottorato di ricerca al tentativo di sviluppare un modello che potesse prevedere la veridicità delle informazioni su Twitter.

I tre ricercatori hanno provato l’approccio nel nuovo studio e, ottenuto il permesso di accedere agli archivi storici di Twitter, hanno tracciato circa 126 mila cascate di notizie, cumulativamente twittate oltre 4,5 milioni di volte da circa 3 milioni di persone, dal 2006 al 2017. Ma perché le fake news si diffondono più velocemente? I ricercatori suggeriscono che forse la risposta potrebbe risiedere nella psicologia umana. “Le false notizie risultano più nuove – dice Aral – e le persone sono più inclini a condividere nuove informazioni”, perché essendo i primi a farlo possono guadagnarsi attenzione sui social.

Ecco perché, concludono gli scienziati, gli interventi comportamentali “diventano ancora più importanti nella lotta per fermare la diffusione di notizie false” sulla Rete. “Una soluzione tecnologica sarebbe necessaria se alla sbarra ci fossero solo dei robot”. La loro riflessione si unisce a quella di Menczer, il quale a sua volta dà voce a un gruppo di importanti studiosi di legge, scienziati sociali e ricercatori (di realtà come Microsoft, Harvard, Yale e Mit), in prima linea nel chiedere uno sforzo globale contro la corsa digitale delle fake news.

Nel suo articolo, Menczer evidenzia: “Quello che vogliamo trasmettere di più è che le notizie false sono un problema reale e difficile. Un problema che richiede, per essere risolto, una seria ricerca”. Nel documento viene ricordato un recente studio dello scienziato, che stima in 60 milioni il numero di ‘bot automatizzati’ presenti su Facebook e in 48 milioni quelli attivi su Twitter. “I diffusori di notizie false utilizzano metodi sempre più sofisticati. Se non abbiamo sufficienti informazioni sul problema, non saremo mai in grado di progettare interventi che funzionino”, conclude rinnovando l’invito a gruppi di tutto il mondo – fra accademici, giornalisti e industria privata – a “lavorare insieme per aggredire” il fenomeno fake news.

Un appello che include le società tecnologiche che creano le piattaforme utilizzate per produrre e fruire delle informazioni, come Google, Facebook e Twitter. Aziende che, affermano gli esperti, hanno la “responsabilità etica e sociale, che trascende le forze del mercato”, di contribuire alla ricerca scientifica su questo tema.


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