Trapani, casa riposo lager: arrestati verso il processo  

Scritto da il 9 marzo 2018

Trapani, casa riposo lager: arrestati verso il processo

La casa di riposo lager

Pubblicato il: 10/03/2018 12:00

Verso la richiesta di rinvio a giudizio delle quattro persone arrestate, lo scorso novembre, con l’accusa di avere maltrattato, picchiato e minacciato diversi anziani, ospiti della casa di riposo ‘Rosanna’ di Castellammare del Golfo (Trapani). La Procura di Trapani, diretta da Alfredo Morvillo, ha concluso le indagini e si appresta a chiedere il processo per Rosanna Galatioto, 48 anni, gestore della casa di cura ‘Rosanna’; Anna Maria Bosco, 46 anni; Antonietta ‘Marianna’ Rizzo, 31 anni e Matteo Cerni di 66 anni. I quattro, tutti ancora in carcere, sono accusati di avere fatto subire agli anziani, angherie e violenze di ogni tipo, tutte registrate dalle telecamere posizionate dai Carabinieri dopo l’avvio dell’inchiesta culminata nei quattro arresti di novembre. Mesi e mesi di registrazione da cui si evincono tutte le violenze e gli abusi. Molto duri i magistrati nell’avviso di conclusione indagini, inviato ai diretti interessati. Gli indagati sono accusati di “avere creato un clima generale di sopraffazione e violenza”, “maltrattando tutti gli ospiti della comunità per anziani” con “una pluralità di azioni vessatorie morali, fisiche e psicologiche”. Gli inquirenti parlano di “minacce, ingiurie, percosse e trattamenti vessatori” commessi nei confronti degli anziani. I pm parlano, ancora, di “schiaffi violenti”, “percosse, calci e pugni violenti” e ancora di “vessazioni sistematiche”.

Non solo, gli indagati avrebbero anche somministrato “dosaggi eccessivi di benzodiazepine e farmaci cortisonici per via orale, in assenza di prescrizione medica” al fine di calmare gli anziani più attivi. Gli arrestati avrebbero agito “con crudeltà”.

Particolarmente duro era stato anche il gip del Tribunale di Trapani che, a novembre, quando i quattro finirono in carcere, scriveva: “è difficile anche solo immaginare trattamenti più disumani e degradanti, che si spingono a forme di deprivazione sensoriale tipiche della vera e propria tortura. Difficile anche credere che degli esseri umani possano essere talmente crudeli e spietati nei confronti di altri esseri umani, per più di inermi per le precarie condizioni di salute e affidati loro per ragioni di salute”. E paragonava la casa di cura a “un lager”. Gli inquirenti evidenziano “l’intrinseca pericolosità degli indagati che hanno agito in modo spregiudicato, violentissimo e senza soluzione ci continuità, nonostante le persone anziane fossero state affidate alle loro cure dai prossimi congiunti”.

Due operatori, senza sapere di essere ascoltati dalle cimici, parlando di una povera anziana incontinente che continuava a sporcarsi dicevano: “Come si deve fare con questa pazza? Gli si mette un tappo nel culo”. E l’altro: “Io oggi non gli do da mangiare, per me può morire”. In un altro caso, un’anziana si lamentava per i maltrattamenti. Ma l’operatore la prendeva in giro: “Stai morendo? Brucia?”. E si sentiva l’anziana dire: “Aiutami…”. E poi c’è l’operatore che a un’anziana malferma diceva: “Ti pare che se cadi a terra io ti alzo? Io a terra ti lascio!”. Il gip Caterina Brignone scriveva ancora nel provvedimento di arresto che gli anziani “sono insultati e costretti a vivere in un clima di brutalità, volgarità e sopraffazione. Vengono spietatamente derisi per le loro debolezze o incapacità, dovute al’età o a condizioni patologiche”. E ancora: “Sono minacciati di essere buttati fuori e viene augurato loro la morte”.

“In qualche caso – diceva ancora il gip Brignone nell’ordinanza – gli anziani sono immotivatamente privati del cibo o dell’acqua, mentre altre volte vengono forzati a mangiare o a ingoiare più velocemente”. “Alcuni anziani risultano presi di mira – diceva il gip – con ancor maggiore frequenza e durezza”. Una donna in particolare veniva presa di mira dagli operatori arrestati. Si tratta di una novantenne che veniva “derisa, insultata, picchiata, minacciata e trattata senza alcun riguardo”. La donna veniva “regolarmente legata al letto o alla sedia a rotelle e così privata di ogni libertà”. Nella casa di riposo, come spiega il gip “si ravvisano un generale clima di sopraffazione e di violenza nei confronti degli assistiti”.

Per il gip Brignone non bastavano gli arresti domiciliari per i quattro indagati, perché da casa avrebbero potuto “influenzare le fonti dichiarative. Oltre a ciò, la crudeltà ampiamente dimostrata non consente di confidare nel fatto che gli indagati si asterranno dal commettere reati della stessa indole di quelli per cui è procedimento anche all’interno delle mura domestiche, essendo difficile immaginarli figli, genitori o conviventi amorevoli di qualcuno”. E a distanza di quattro mesi i quattro sono ancora in carcere. E adesso la Procura di Trapani si appresta a chiedere il loro rinvio a giudizio per le “azioni vessatorie morali, fisiche e psicologiche” attuate nei confronti degli anziani ospiti.


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