Banche a rischio tra post elezioni, Bce e Npl 

Scritto da il 11 marzo 2018

Banche a rischio tra post elezioni, Bce e Npl

Pubblicato il: 12/03/2018 21:57

Nelle sale operative di banche d’affari e fondi di investimento la domanda più frequente sull’Italia resta quella sul futuro del sistema bancario dopo l’esito elettorale. All’indomani del successo elettorale di M5S e Lega la reazione a Piazza Affari delle banche è stata poco significativa. “Se analizziamo l’indice Ftse Italia Banche prima del weekend elettorale quotava a 11.900 punti e ora si attesta a 11.950 punti”, ma “le paure non si sono dissolte”, spiega Filippo Diodovichy, market strategist di Ig.

“La principale ragione della quiete è che al momento non è chiaro cosa succederà e rimane ancora molto probabile la formazione di un governo di scopo per permettere all’Italia di affrontare le prossime sfide in campo finanziario”. In questo caso “il sistema bancario non evidenzierà forti ribassi. Le tensioni potrebbero essere focalizzate solamente su alcune banche sottocapitalizzate e con ingenti stock di non performing loans. Riteniamo che la bassa redditività di molti istituti porterà a una nuova stagione di fusioni/integrazioni”, sottolinea. “Manteniamo le nostre aspettative moderatamente positive su Mediobanca, Intesa San Paolo e Unicredit. Abbiamo una visione neutrale invece su Ubi Banca, Banco Bpm”.

Discorso diverso in caso di formazione di un governo guidato da un partito anti-establishment (M5S o Lega). “Crediamo che il settore bancario possa mostrare un movimento ribassista significativo soprattutto nel lungo periodo quando le tensioni fra Europa e Italia potrebbero essere elevate e quando finirà lo scudo protettivo del piano di quantitative easing da parte della Bce (settembre 2018). Le banche più penalizzate saranno Mps (il Tesoro detiene circa il 70%) e Banca Carige”.

PERICOLO NPL – Per le banche italiane il 2018 sarà un anno di cambiamenti. Primo appuntamento sarà la pubblicazione a metà marzo da parte della commissione di vigilanza europea (Ecb Banking Supervision) guidata da Daniele Nuoy sulla versione definitiva dell’addendum sui non performing loans. Il sistema bancario italiano sarà “influenzato notevolmente dalla scelta sulla scia dell’enorme stock di Npl ancora da smaltire. La Nuoy ha espresso più volte la necessità di essere aggressivi nella pulizia dei bilanci e soprattutto nello smaltimento degli Npl accusati di essere uno dei principali motivi per una bassa redditività”.

Lo scontro tra Bce e istituzioni europee potrebbe portare ad avere un ammorbidimento delle posizioni. “In parole semplici l’addendum dovrebbe portare le banche italiane ad abbassare il rapporto Npe (rapporto tra ammontare di crediti deteriorati rispetto al totale crediti) al 10% nel breve (periodo di tolleranza entro il 2020) e al 5% nel medio periodo (entro il 2022)”, sottolinea l’esperto. “Riteniamo che Intesa SanPaolo e Unicredit non dovrebbero avere effetti negativi sul Cet1 ratio dalle nuove regole sugli Npl visti gli sforzi effettuati dalle due banche lo scorso anno. Semaforo verde anche per Mediobanca e Credem. Crediamo che Banca Carige possa essere la banca che più risentirà delle nuove regole stringenti della Bce. Saranno penalizzate anche Banco Bpm, Banca Mps e Popolare di Sondrio”, per Diodovichy.

STRESS TEST – Nel corso dell’anno saranno eseguiti anche nuovi stress test sul comparto bancario da parte dell’Eba su Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm e Ubi Banca. Negli ultimi giorni i manager nostrani hanno espresso dissenso sulle metodologie utilizzate dalla Banca centrale. I risultati degli stress test saranno pubblicati a novembre. “Se il nuovo governo non potrà fare nulla sulle nuove regole stringenti sugli Npl e sugli stress test della Bce avrà invece un ruolo determinante su altri aspetti del sistema bancario”, rimarca il market strategist di Ig.

Il nuovo esecutivo dovrà anche “proseguire l’iter legislativo sulla riforma della giustizia civile in particolare sulla riduzione dei tempi per le procedure di recupero dei crediti. Secondo uno studio recente della Banca Mondiale in Italia servono in media 1.100 giorni per concludere tutte le vicende legali per recuperare un credito contro una media europea di 400 giorni”.

Altro elemento che il governo dovrà affrontare “sarà l’unione bancaria in Europa. Dopo il raggiungimento dei due pilastri dell’unione bancaria (fondo di salvataggio per gestire le banche in crisi e vigilanza unica alla Bce) manca l’ultimo pilastro ovvero la garanzia unica sui depositi. E’ chiaro che un governo M5S o Lega potrebbe essere intenzionato a porre ostacoli sul processo di integrazione europeo. Discorso diverso per un governo di scopo che – conclude Diodovichy -non avrebbe alcuna ragione di interrompere il processo di unione bancaria”.


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