Dal dentista troppi raggi X, allarme esperti  

Scritto da il 16 marzo 2018

Dal dentista troppi raggi X, allarme esperti

(Fotogramma)

Pubblicato il: 17/03/2018 15:26

Una ‘panoramica’ alla visita di controllo per sapere se la bocca sta bene davvero; una Tac orientativa per capire se e come eseguire un impianto dentale, un’altra ancora per verificare che l’intervento sia venuto bene. E’ così che sulla poltrona del dentista si rischiano ‘abbuffate’ di raggi X “a volte inutili e potenzialmente pericolose”, avvertono gli esperti della Società italiana di parodontologia e implantologia, riuniti a Rimini per il loro 20esimo Congresso nazionale. Gli specialisti invitano alla cautela: “I test che prevedono radiazioni, dall’ortopanoramica alla Tac, vengono eseguiti troppo spesso come screening, esponendo i pazienti a un eccesso di raggi che può essere dannoso”. Bisogna “usarli solo quando serve”, ammonisce la Sidp. “Tac e radiografie ortopanoramiche dovrebbero essere impiegate solo dopo un’attenta valutazione clinica”.

“Basta una sola Tac per assorbire circa la metà della dose di radiazioni di fondo naturali a cui siamo esposti nell’arco di un anno”, spiegano gli esperti che avvertono: “Essere ‘di manica larga’ con i raggi X non è senza conseguenze”, perché “chi si sottopone a più di un esame radiologico dentistico l’anno ha un rischio di tumori tiroidei o anche cerebrali“.

“Le radiografie ai denti rappresentano uno strumento importante per mantenere la salute della bocca – premette Mario Aimetti, presidente della Sidp – ma è bene evitare gli abusi e sforzarsi di limitare le esposizioni alle radiazioni soltanto quando servono davvero e possono tradursi in un beneficio per i pazienti. Il nostro obiettivo è richiamare a un utilizzo appropriato, limitato ai casi in cui è necessario e sempre scegliendo il test meno ‘pesante’ dal punto di vista dell’esposizione a radiazioni ionizzanti”.

“Le 4 mini-Rx endorali – precisa Aimetti – sono un ottimo test di screening di base che qualsiasi studio dentistico offre e che comporta un’esposizione ai raggi molto bassa: la radiazione naturale di fondo a cui siamo esposti è di 8 microsievert al giorno, e con 4 radiografie endorali la dose aggiuntiva è di appena 5 microsievert. Anche l’ortopanoramica” ‘regala’ una dose di radiazioni “abbastanza contenuta, esponendo a 3-24 microsievert. Diverso invece è il caso delle Tac, perché quelle standard possono andare da 280 a 1400 microsievert, e le più nuove volumetriche a fascio conico da 60 a 1.000. Usarle come screening, come purtroppo talvolta accade, significa esporre il paziente a una dose eccessiva e inutile di raggi”.

Le nuove Tac a fascio conico, rileva la Sidp, sono “gli strumenti per cui c’è stato il maggior incremento di vendite negli ultimi anni, con 100 milioni di euro spesi nel solo 2015 in Europa, ma gli studi segnalano che fra i macchinari che emettono meno raggi e quelli che erogano dosi più elevate ci può essere una differenza fino a 100 volte. Sebbene espongano a un minor quantitativo di radiazioni rispetto alle Tac standard, la sempre maggiore diffusione potrebbe portare a un utilizzo eccessivo”.

Come fare quindi a conciliare il bisogno di ‘vederci chiaro’ con la necessità di prevenire eventuali abusi? “Ci sono molti modi con cui si può diminuire l’esposizione dei pazienti alle radiazioni senza compromettere l’efficacia diagnostica – assicura Luca Landi, presidente eletto Sidp – Oltre a impiegare protezioni per le aree sensibili durante il test, come il collare o il camice piombato, è importante anche ridurre al minimo l’area analizzata”.

“Con un esame a piccolo e medio raggio, ovvero su 5-6 denti, su un’intera arcata o metà bocca – puntualizza Landi – ci si espone a dosaggi fra i 5 e i 600 microsievert, ma se si fa un test ad ampio raggio su tutto il cranio il dosaggio può crescere fino a 1.400 microsievert e in un bambino, per esempio, ciò equivarrebbe a un’esposizione pari a quella che avremmo in 10 anni di radiazioni naturali di fondo”.

Il problema, conferma lo specialista, è che “un’eccessiva e inappropriata esposizione può aumentare il rischio di malattie alla tiroide o di alcuni tumori: per questo anche l’American Dental Association raccomanda ai dentisti di ricorrere con giudizio ai raggi X”.

Nel concreto? “Per pazienti con una bocca sana e non a rischio – è il consiglio – le linee guida dell’associazione suggeriscono non più di una mini-Rx ogni 1-2 anni da bambini, una ogni anno e mezzo-3 anni da adolescenti e una ogni 2-3 anni da adulti. Per chi ha problemi dentali il numero può crescere, ma è essenziale che il dentista prescriva l’esame diagnostico con le radiazioni ionizzanti solo quando serve davvero”.


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