Caso Cucchi, un teste: “Mi disse che i carabinieri si erano divertiti”  

Scritto da il 19 marzo 2018

Caso Cucchi, un teste: Mi disse che i carabinieri si erano divertiti

(Fotogramma)

Pubblicato il: 20/03/2018 14:33

“Quando ho visto Stefano la prima volta stava ‘acciaccato’, era gonfio come una zampogna, aveva ematomi sul viso e sugli zigomi, era viola, perdeva sangue da un orecchio, non parlava bene e non riusciva neanche a deglutire. Quando gli ho visto la schiena sembrava uno scheletro, un cane bastonato, roba che neanche ad Auschwitz”. A parlare è Luigi Lainà, ascoltato oggi al processo bis in alla prima corte d’Assise a Roma sul caso di Stefano Cucchi, morto il 22 ottobre del 2009 all’ospedale Sandro Pertini di Roma, dopo l’arresto per possesso di droga.

Per questa vicenda tre carabinieri, Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco sono accusati di omicidio preterintenzionale e di abuso di autorità. Tedesco è accusato anche di falso e calunnia con il maresciallo Roberto Mandolini, mentre della sola calunnia risponde il militare Vincenzo Nicolardi. Lainà, detenuto anche lui nel carcere romano, incontrò Cucchi nella notte tra il 16 e il 17 ottobre nel Centro clinico del penitenziario.

Mi disse che si erano ‘divertiti’ con lui perché volevano farlo parlare, volevano sapere della provenienza della droga ma lui non parlò, non volle fare la spia. E per questo secondo me è stato un grande”. In particolare, Stefano gli disse di essere stato picchiato da due carabinieri in borghese nella prima caserma in cui venne portato dopo l’arresto e che poi arrivò un altro carabiniere in divisa che disse ai due colleghi di smetterla. Lainà quindi avvertì il dottore del centro clinico Pellegrino Petillo che, dopo aver visto le condizioni di Cucchi, decise di mandarlo in ospedale. “Noi detenuti sbagliamo e per questo paghiamo col carcere – ha concluso Lainà – ma nessuno ha diritto di pestarci”.

“Il racconto di Lainà è drammatico” dice la sorella Ilaria, “anche dal punto di vista emotivo, rivedo il carattere e i modi di fare di mio fratello e soprattutto la sua sofferenza, che per tanti anni è stata nascosta; per anni si è parlato di lesioni lievi, lui invece stava malissimo, e quel dolore è aumentato ora dopo ora fino a farlo morire“. “In questi anni è stato tutto astratto, sembrava che mio fratello fosse morto senza una ragione, da oggi invece si comincia a capire cosa è effettivamente successo, sta emergendo una situazione che per anni è stata nascosta” conclude.


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