Dove partorire? Occhio a cesarei, epidurale e ‘rooming-in’  

Scritto da il 19 marzo 2018

Dove partorire? Occhio a cesarei, epidurale e rooming in

Pubblicato il: 20/03/2018 13:04

La scelta dell’ospedale in cui far nascere il proprio bambino è un argomento che sta molto a cuore alle donne. Ma quanti sono quelli che rispettano le soglie stabilite dalle autorità ministeriali? In base al Pne 2017 (Programma nazionale esiti gestito dall’Agenas per conto del ministero della Salute), delle 461 strutture che eseguono parti, solo il 38% effettua almeno i 1.000 parti annui richiesti. Di quelli che raggiungono la quota minima stabilita, poi, solamente il 58% rispetta anche il valore di riferimento per la percentuale di tagli cesarei, che deve essere inferiore-uguale al 25%. E’ quanto rivelano i dati aggiornati disponibili sul sito www.doveecomemicuro.it.

L’Italia risulta ancora tra i Paesi europei che eseguono più parti ‘col bisturi’. Negli ultimi anni, però, la situazione è migliorata: i tagli cesarei primari sono passati dal 29% del 2010 al 24,5% del 2016, il che si traduce in 58.500 donne a cui è stato evitato l’intervento. D’altra parte, resta un notevole divario tra Nord e Sud, con le regioni meridionali che faticano maggiormente a rispettare i valori soglia fissati dalle autorità ministeriali. A fronte del dato medio nazionale del 24,5%, si osserva inoltre una notevole variabilità intra e interregionale, con valori per struttura che vanno da un minimo del 6% a un massimo del 92%. I valori massimi fissati dal ministero della Salute, al riguardo, sono: 25% per i punti nascita che effettuano più di 1.000 parti all’anno, 15% per quelli che ne eseguono meno di 1.000.

Ma come orientarsi nella scelta dell’ospedale? “Se la gravidanza è fisiologica, ci si può affidare anche a strutture periferiche. Quando però emergono elementi di patologia a carico della donna o del nascituro, è importante puntare su centri di secondo livello che dispongono di tutte le strumentazioni necessarie per fronteggiare le emergenze”, raccomanda Luigi Frigerio, primario di ostetricia e ginecologia e direttore del Dipartimento materno-infantile pediatrico dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Altri elementi importanti da valutare al momento di decidere (oltre al numero minimo di parti eseguiti in un anno e alla giusta proporzione di cesarei) sono: la disponibilità dell’analgesia epidurale 24 ore su 24, 7 giorni su 7, della terapia intensiva neonatale, del servizio di rooming-in (cioè la possibilità di tenere il neonato in camera con sé h24) o della vasca per il parto in acqua. Inoltre la possibilità di richiedere la raccolta del sangue del cordone ombelicale, o ancora la presenza dei Bollini rosa di Onda (da 1 a 3), che segnalano l’attenzione per le esigenze femminili.


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