Exit strategy  

Scritto da il 20 marzo 2018

Exit strategy

(Fotogramma)

Pubblicato il: 21/03/2018 07:00

Come in una partita a scacchi Matteo Salvini e Silvio Berlusconi giocano ogni mossa con circospezione, passo dopo passo, cercando di evitare rotture che in questa delicata fase istituzionale potrebbero rivelarsi un pericoloso boomerang per entrambi. Oggi si ritroveranno a palazzo Grazioli, insieme a Giorgia Meloni, per riprendere il filo del dialogo sul rinnovo delle Presidenze e trovare un compromesso.

Riprende quota l’ipotesi di lasciare a Forza Italia la seconda carica dello Stato (in campo ci sarebbero ancora Paolo Romani, gradito al Pd, o una donna, Anna Maria Bernini) con la ‘cessione’ ai grillini dello scranno più alto di Montecitorio. Questo schema troverebbe conferma nelle ultime dichiarazioni di Giancarlo Giorgetti, numero due di via Bellerio, che per la prima volta, apertis verbis, apre su Fi a palazzo Madama: ”L’importante è che una presidenza vada al centrodestra: se servirà un presidente non della Lega, per risolvere il rebus politico, noi saremmo disponibili e non faremo i capricci”.

Con un passo indietro del Carroccio e uno di lato del Cav in Friuli Venezia Giulia (che sarebbe pronto a ‘sacrificare’ Renzo Tondo per il salviniano Massimiliano Fedriga) si potrebbe trovare la quadratura del cerchio e uscire dall’impasse attuale.

Berlusconi non intende mollare la presa e pur di evitare nuove elezioni vuol essere della partita, anche se questo significa concedere un’apertura di credito alla trattative che Salvini sta portando avanti con i grillini.

Fratelli d’Italia non sta a guardare. Guido Crosetto, al termine dell’incontro con i capigruppo M5S, sottolinea: ”Abbiamo ribadito quanto dichiarato da Meloni nei giorni scorsi, cioè che il fatto che il centrodestra abbia il 42% alle Camere imporrebbe che le due presidenze, com’è stato negli ultimi anni, fossero entrambe del centrodestra. Ma c’è, nonostante questo, una nostra disponibilità al colloquio con tutti gli altri partiti, in primis i 5 Stelle, senza che nessuno pensi però che sia un diritto acquisito la presidenza della Camera o del Senato”.


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