Ai ferri corti 

Scritto da il 22 marzo 2018

Ai ferri corti

(Fotogramma)

Pubblicato il: 23/03/2018 19:43

Giancarlo Giorgetti, numero due di via Bellerio, rincara la dose: ”Il voto per la Bernini è una provocazione utile per muovere le acque. Vediamo cosa dicono i Cinque Stelle”. Amareggiato e adirato per il contropiede del suo principale alleato, che ha il sapore di una vera e propria sfida, Silvio Berlusconi convoca a palazzo Grazioli una sorta ‘consiglio di guerra’ e controbatte con una nota di fuoco del partito, che non esclude la rottura dell’alleanza: “I voti alla Bernini, strumentalmente utilizzata, sono da considerarsi un atto di ostilità a freddo della Lega che da un lato rompe l’unità della coalizione di centrodestra e dall’altro smaschera il progetto per un governo Lega/M5s”.

Il Cavaliere, raccontano, in queste ultime ore è tra due fuochi: in casa azzurra c’è chi lo tira da una parte e gli consiglia di forzare la mano e arrivare alla quarta votazione in Senato sempre con Romani (convinto che “tirare in ballo il nome della Bernini significa bruciarlo” e che alla fine il soccorso del Pd “spianerà la strada a Fi”) e chi, invece, gli suggerisce di fare un passo indietro e cambiare subito cavallo in corsa senza aspettare il segreto dell’urna, domani. Il botta e risposta Salvini-Berlusconi fa presagire una resa dei conti interni, ma i pontieri si sono già messi al lavoro per scongiurare il peggio. ”La notte porta consiglio”, dice un big leghista che seguendo da vicino la pratica delle presidenze, legata a doppio filo con la partita per la formazione del nuovo governo.

L’annuncio di Salvini si presta a due letture tra gli azzurri: alcuni lo considerano un vero e proprio guanto di sfida lanciato al Cavaliere che può preludere a uno strappo clamoroso nella coalizione; altri, invece, ci vedono una mossa per togliere le castagne dal fuoco proprio al leader azzurro, finito in un ‘cul de sac’.

Dal ‘Romani forever’, copyrigth di Renato Brunetta al ‘Bernini is better’, insomma. La situazione è molto difficile, il centrodestra è spaccato in due. Nessuno si fida dell’altro, Berlusconi sospetta l’inciucio M5S-Lega, mentre Salvini teme l’asse Pd-Fi, anche se paventa ufficialmente l’abbraccio mortale Pd-M5S.

Se dovesse saltare Romani, dunque, c’è la Bernini. Ma se anche quest’ultima dovesse essere impallinata, ragionano tra gli azzurri, in pole ci sarebbe la neosenatrice Maria Elisabetta Casellati, classe 1946, da Rovigo, ex membro laico del Csm in quota Fi, vicina a Niccolò Ghedini, ex sottosegretario alla Salute e alla Giustizia in tre legislature targate Berlusconi. Tra i papabili, resta anche il vicepresidente uscente del Senato, Maurizio Gasparri.


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