Cosa mangi? Te lo dice un sensore sul dente  

Scritto da il 22 marzo 2018

Cosa mangi? Te lo dice un sensore sul dente

(Credit Fio Omenetto, Ph.D., Tufts University)

Pubblicato il: 23/03/2018 12:20

Assomiglia a uno di quei brillantini che si applicano sui denti per far risplendere il sorriso. Invece è un sottilissimo sensore ultra tecnologico che ‘spia’ quello che mangiamo o beviamo, e con tecnologia wireless trasmette l’informazione a un dispositivo mobile. E’ quadrato, misura 2 millimetri per 2 e si compone di tre strati sovrapposti: uno centrale che funziona da rilevatore – una specie di antenna miniaturizzata ‘bioresponsiva’ alle diverse sostanze – e altri due esterni, fatti d’oro e messi uno sopra l’altro a formare una cornice intorno al primo.

La novità è stata messa e punto da un gruppo di studiosi della Tufts University School of Engineering americana, convinti che il loro ‘gioiello’ possa essere utile a fini medici e di ricerca, nei trial clinici sull’alimentazione e la nutrizione. Lo strumento è protagonista di un articolo in pubblicazione su ‘Advanced Materials’: autore corrispondente Fiorenzo Omenetto, scienziato italiano volato negli Usa, con Frank C. Doble, docente di ingegneria alla Tufts.

Riuscire a controllare in tempo reale quello che succede all’interno del nostro corpo può essere prezioso in ricerca e in medicina, ma non è facile. Device indossabili sviluppati in precedenza per monitorare le abitudini dietetiche presentavano limitazioni di vario tipo, da un ingombro eccessivo alla necessità di sostituzioni frequenti perché i sensori venivano degradati troppo rapidamente. Quello realizzato dagli ingegneri della Tufts è invece longevo, discreto e flessibile, comodamente ancorabile alla superficie ruvida dello smalto dentale.

Lo strato centrale, ossia il sensore vero e proprio, raccoglie onde a radiofrequenza e le trasmette senza bisogno di fili a un dispositivo mobile. Reagisce agli stimoli generati da cibi e bevande, in modo diverso a seconda della sostanza con cui entra in contatto: zucchero, sale, alcol o altri ingredienti ancora, che vengono rilevati e misurati. “In teoria possiamo modificare lo strato bioresponsivo di questi sensori per riuscire a ‘captare’ i più svariati composti chimici. L’unico limite lo metterà la nostra fantasia”, dicono gli inventori della tecnologia. Adattabile non solo ai denti, ma anche alla pelle o a qualunque superficie.


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