Plastica, le nuove frontiere del riciclo  

Scritto da il 22 marzo 2018

Plastica, le nuove frontiere del riciclo

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Pubblicato il: 23/03/2018 11:47

Le nuove frontiere del riciclo della plastica. Se n’è parlato durante le due ‘Giornate della Ricerca’ promosse da Corepla a Palermo il 22 ed il 23 marzo. Un momento di incontro tra università, centri di ricerca ed imprese, con la volontà di sostenere l’innovazione ed il trasferimento tecnologico.

Al centro del confronto le ultime novità tecnologiche relative alla possibilità di depolimerizzare alcuni materiali facendoli tornare ai loro componenti di partenza, creando un circolo virtuoso senza fine. La glicolisi per via chimica o la degradazione per via enzimatica del Pet (Polietilentereftalato) utilizzato nella produzione delle bottiglie opache e la decomposizione del Polistirolo, usato come materia prima nelle stoviglie monouso, sono alcuni esempi di tecnologie già presenti a livello di impianto pilota e che presto potranno diventare realtà industriali.

E’ stato anche affrontato uno degli argomenti più complessi per quanto riguarda le attività di ricerca e sviluppo del settore, ovvero la possibilità di trasformare le plastiche eterogenee derivanti dalle attività di selezione della raccolta differenziata degli imballaggi in plastica (anche definite Plasmix) in una risorsa.

“Stiamo dando vita, con questo convegno, al nostro ruolo di collettori di idee innovative – spiega Antonio Protopapa, direttore Ricerca e Sviluppo Corepla – Il confronto tra mondo accademico e realtà industriali aprirà nuove opportunità di collaborazione i cui frutti si vedranno a breve”.

“Nella progettazione di un imballo l’approccio sistemico, che tenga conto di tutto il suo ciclo di vita, risulta fondamentale ai fini della sua sostenibilità – continua Paolo Tamborrini, docente del Politecnico di Torino – Per sviluppare queste tematiche presso il Politecnico stiamo avviando, con il nuovo anno accademico, un Master di primo livello in Eco Packaging Design in cui verranno approfonditi tutti gli argomenti che fanno parte di questo nuovo modello di progettazione degli imballi”.

La tecnologia ci fornirà anche per gli imballaggi non riciclabili meccanicamente, delle soluzioni alternative. “Il nostro impianto di feedstock recycling – dice Antonio Naviglio, professore all’Università la Sapienza di Roma – con l’utilizzo della tecnica dei sali fusi per il controllo della temperatura del processo ci permette di poter trattare qualsiasi tipo di plastiche miste e di garantire il perfetto controllo dei prodotti in uscita dall’impianto”.

Una svolta importante nell’intero settore del riciclo è stata presentata da Carbios, una innovativa società francese attiva nella chimica verde e specializzata in bio-processi enzimatici applicati al mondo della plastica. “Siamo orgogliosi di poter fornire una soluzione tecnologica per il riciclo dei contenitori in Pet opaco – afferma Martin Stephan, membro del consiglio direttivo della società – e i risultati del nostro lavoro nella bio-degradazione del Pet ci hanno permesso di superare nuove frontiere nel mondo del riciclo delle plastiche”.

Corepla ha infine presentato una ‘call for ideas’ con apposito sito (www.coreplacall.it) realizzato in collaborazione con la società editrice multimediale Triwù e la piattaforma di crowdfunding italiana Produzioni dal Basso. La call ‘alla ricerca della plastica perduta’, cioè di soluzioni originali di progettazione e riciclo degli imballaggi in plastica, è rivolta a ricercatrici e ricercatori universitari, centri di ricerca, startup, pmi e privati. Un apposito comitato tecnico-scientifico valuterà i progetti più innovativi che potranno godere di sovvenzioni dirette da parte di Corepla, di segnalazione ad aziende del circuito consortile o di apposita piattaforma di crowdfunding.


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