Sda Bocconi: “Crescita lattiero-casearia cruciale per sviluppo Paese”  

Scritto da il 22 marzo 2018

Sda Bocconi: Crescita lattiero-casearia cruciale per sviluppo Paese

(Fotogramma)

Pubblicato il: 23/03/2018 15:33

La crescita dimensionale delle imprese della filiera lattiero-casearia è cruciale per lo sviluppo del sistema paese; la filiera italiana soffre la carenza di operatori di grandi dimensioni, soprattutto a monte, nella produzione. A dirlo una ricerca di Sda Bocconi, realizzata in collaborazione con Parmalat e presentata oggi a Milano.

Il tema della crescita è cruciale per lo sviluppo del sistema Paese. Le ragioni sono principalmente quattro. Minore dimensione implica minore produttività, minore capacità di export, minore capacità di innovare data da minori risorse investibili in ricerca e sviluppo o in progetti di crescita organica o M&A. Minore dimensione implica infine maggiore rigidità finanziaria. Il tema è trasversale a più settori e caratterizza anche il settore lattiero-caseario, composto in misura prevalente da operatori conferenti latte di piccola dimensione.

La dimensione è un fattore cruciale nel settore lattiero-caseario, dove i 2/3 delle imprese è collocato nelle due classi dimensionali più piccole e dove esiste una forte discrepanza dimensionale fra parte alta (produttori) e parte bassa (trasformatori) della filiera.

Nell’ambito dell’Unione europea, principale area mondiale di produzione di latte con un tasso di autoapprovvigionamento pari al 113%, il settore italiano del latte è quello che sta attraversando la fase più critica, principalmente a causa di costi di produzione nazionali mediamente più elevati rispetto a quelli degli altri principali produttori dell’Unione europea, tra cui, in particolare, Francia e Germania.

I costi di produzione aziendali, estremamente diversificati da un’azienda all’altra in funzione di numerosi parametri strutturali e gestionali, variano prevalentemente in funzione della dimensione aziendale, diminuendo all’aumentare della produzione annua e del numero dei capi. La crescita delle imprese appare dunque un imperativo per aumentare la competitività, favorita dai grandi operatori del settore, che stimolano un effetto ‘traino’.

“La presenza di operatori -commenta Matteo Vizzaccaro, coordinatore del team di ricerca composto da Giulia Negri, Chiara Pirrone, Ilaria Cavalleri e Arianna Pisciella- con massa critica rilevante e maggiore produttività, è fondamentale per creare valore indotto nel resto della filiera, come dimostra la ricerca: la crescita di questi operatori comporta la crescita delle imprese ad essi collegate, con un effetto traino fondamentale per la creazione di valore per il sistema Italia”.

Uno dei pochi grandi operatori del settore è Parmalat. Cassa operativa in crescita in media del 5% su base annua, 1,5 miliardi di euro investiti in 10 anni (dati al 2016), 141 milioni di euro d’investimento medi annui ad un tasso di crescita vicino all’8%, basso indebitamento, alta capitalizzazione e conseguente basso profilo di rischio sono gli ingredienti per un’incidenza sul pil nazionale nell’ordine del 1,638 miliardi di euro. 134 mila persone coinvolte dal punto di vista lavorativo dalla presenza sul territorio dell’azienda, che produce il 21% dell’Ires e il 17% dell’Irpef generate dal settore.

Il Gruppo rappresenta l’unico operatore del settore in Italia (quarto in Europa) a presidiare attivamente le tematiche esg (environmental, social & governance), con specifiche policy attive per quanto riguarda la riduzione delle emissioni, la tutela della forza lavoro, la responsabilità di prodotto, l’innovazione e il funzionamento dei meccanismi di governance.


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