“Ora tocca a loro”, passa linea Renzi  

Scritto da il 23 marzo 2018

Ora tocca a loro, passa linea Renzi

(Afp)

Pubblicato il: 24/03/2018 17:36

Folla davanti alla porta dell’emiciclo in cui escono i deputati del centrodestra e 5 Stelle. Larghi spazi vuoti di fronte a quella da cui escono i dem. La nuova condizione del Pd, almeno in questo primissimo avvio di legislatura, diventa plastica in Transatlantico. Il Pd è all’opposizione. Almeno in questa fase di elezione delle cariche istituzionali. Nessun accordo. Come voleva Matteo Renzi. “Ha vinto lo schema del ‘tocca a loro’, l’unico possibile -rivendica l’ex segretario- perché rispettoso della volontà popolare. Immaginate cosa sarebbe successo se avessimo fatto l’accordo con il centrodestra o con i Cinque stelle…”.

Non tutti la pensavano esattamente così tra i dem. Qualcuno lo ha detto anche in chiaro. Nei conciliaboli renziani il dito è puntato su Dario Franceschini, Andrea Orlando e anche su Paolo Gentiloni. Comunque sia, i parlamentari dem hanno votato uniti. “Il Pd ha mostrato grande compatezza”, si è compiaciuto a fine seduta al Senato Renzi, che poi con i suoi ha sottolineato: “Abbiamo bloccato strane manovre…”. Nessuna divisione tra i dem nello scrutinio segreto: 54 voti su 52 senatori per Valeria Fedeli, 102 su 112 per Roberto Giachetti alla Camera. Nonostante la decisione di votare per dei candidati ‘di bandiera’ non fosse piaciuta granché a Renzi. “E’ una decisione dei ‘caminetti‘”, ha detto in mattinata, per poi precisare: “Mi riferivo a M5s e centrodestra”.

Quale sia stata l’intenzione reale, la frecciata dell’ex-segretario colpisce nel segno. Alla Camera i capannelli sono continui e il reggente Maurizio Martina parla con tutti, da Dario Franceschini a Graziano Delrio, Piero Fassino, Andrea Orlando. Poi ai cronisti che gli chiedono della battuta di Renzi, Martina replica: “Caminetti? Si chiama collegialità“. La stessa che continuano a chiedere minoranza e anche pezzi di maggioranza dem per la scelta dei prossimi ruoli in Parlamento.

Per i capigruppo, l’appuntamento è martedì. I renziani fanno sapere che la cosa è praticamente chiusa: “I capigruppo sono Guerini alla Camera e Marcucci al Senato”. Gli equilibri, si specifica, saranno garantiti e quindi è possibile che una vicepresidenza delle Camere vada alla minoranza di Orlando e Cuperlo, che conta meno di 20 parlamentari tra i due rami del Parlamento. A palazzo Madama potrebbe essere Anna Rossomando, alla Camera Barbara Pollastrini.

Per mercoledì questo primo quadro dovrebbe essere composto. Le restanti nomine spettanti all’opposizione, ovvero la presidenza delle commissioni di garanzia, si farà molto più in là, dopo la formazione del governo. In casa dem l’orizzonte di un governo Lega-5 Stelle viene dato per molto probabile. Solo la Lega o tutto il centrodestra? Per Guerini il quadro è piuttosto chiaro: “Oggi è nata una nuova maggioranza con Salvini-Di Maio e Berlusconi ruota di scorta…”.

Quanto alle questioni interne al Pd, la battaglia per la leadership sta per cominciare. Non subito, però. Il reggente Martina spiega che l’assemblea nazionale che dovrà decidere il percorso dopo le dimissioni di Renzi da segretario, si terrà soltanto dopo la fine delle consultazioni. La prima data ipotizzata era quella del week end del 21-22 aprile, ma da solo dopo Pasqua si comincerà a fare sul serio.


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