Scoperto un nuovo organo  

Scritto da il 26 marzo 2018

Scoperto un nuovo organo

(Fotogramma)

Pubblicato il: 27/03/2018 17:39

Esiste un organo finora sconosciuto alla scienza: si chiama ‘interstizio’. E non è altro che una fitta rete di tessuti interconnessi e pieni di liquido, presente in quasi tutti gli apparati dell’organismo umano. Una caratteristica dell’anatomia umana precedentemente sconosciuta, con implicazioni che coinvolgono, appunto, la funzionalità di tutti gli organi e della maggior parte dei tessuti, ma anche i meccanismi di moltissime malattie. Incluso il cancro, di cui potrebbe contribuire a spiegare la diffusione.

Pubblicato su ‘Scientific Reports’, il nuovo studio condotto alla Nyu School of Medicine rivela che questi ‘strati’ del corpo, a lungo considerati semplici tessuti connettivi, sotto la superficie della pelle o a rivestimento del tubo digerente, dei polmoni, del sistema urinario, muscolare e ancora dei vasi sanguigni, sono invece compartimenti interconnessi e pieni di liquido. Supportati da un reticolo di proteine ​​forti (collagene) e flessibili (elastina), possono agire come ammortizzatori per impedire ai tessuti di lacerarsi mentre organi, muscoli e vasi esplicano la loro funzione quotidiana.

La nuova ‘rete’ è inoltre fonte di linfa, il fluido vitale per il funzionamento delle cellule immunitarie e le sue cellule possono contribuire alla corrugazione della pelle, all’irrigidimento degli arti e alla progressione di malattie fibrotiche, sclerotiche e infiammatorie.

Gli scienziati sanno da tempo che più della metà dei fluidi nel corpo risiede all’interno delle cellule e circa un settimo all’interno del cuore, dei vasi sanguigni, dei linfonodi e dei vasi linfatici. Il liquido rimanente era già prima chiamato ‘interstiziale’ e lo studio è il primo a definirlo come un organo a sé stante, e peraltro uno dei più grandi del corpo.

“Questa scoperta ha il potenziale di portare a enormi progressi nella medicina, grazie al fatto che l’analisi diretta del liquido interstiziale potrebbe diventare un potente strumento diagnostico”, evidenzia il co-autore Neil Theise, professore nel dipartimento di Patologia della Nyu Langone Health.


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