Tv: su Sky Arte la storia dei sette capolavori perduti e rinati  

Scritto da il 28 marzo 2018

Su Sky Arte il mistero dei capolavori perduti e rinati

Il backstage del lavoro sul quadro di Tamara de Lempicka

Pubblicato il: 29/03/2018 12:02

Sette documentari ideati da Sky Arte per raccontare la storia di altrettanti capolavori dipinti da Van Gogh, Vermeer, Monet, Sutherland, Klimt, Marc e Lempicka, perduti per sempre e tornati ad essere fruibili al pubblico in una forma del tutto simile agli originali, grazie ad un ‘miracolo’ artistico e tecnologico operato alla periferia di Madrid nei laboratori di Factum Arte, guidati dal visionario Adam Lowe, ex pittore che ha fatto della conservazione e ri-materializzazione delle opere d’arte a rischio o perdute la sua missione umana e professionale. È “Il Mistero dei Capolavori Perduti”, la nuova produzione internazionale di Sky Arts Production Hub, centro d’eccellenza europeo creato per la realizzazione di programmi sull’arte che vengono distribuiti a livello internazionale in tutti i Paesi in cui opera Sky (Italia, Regno Unito, Irlanda, Germania e Austria) raggiungendo una platea potenziale di 21 milioni di famiglie abbonate.

Diretta da Giovanni Troilo e co-prodotta da Ballandi Arts, la serie andrà in onda a partire dal 5 aprile per sette giovedì alle 21.15 su Sky Arte HD (Canali 120 e 400) e si compone di 7 documentari dedicati ad altrettanti celebri dipinti, realizzati tra il XVII secolo e gli anni Cinquanta del ‘900, a oggi tragicamente perduti per i motivi più disparati.

C’è l’imponente ‘Medicina’ di Gustav Klimt bruciato dalle SS nel Castello di Immendorf, in Austria, nel 1945; c’è il ‘Concerto a Tre’ di Jan Vermeer (datato tra il 1663 e il 1666) rubato all’Isabella Stewart-Gardner Museum di Boston nel 1990 e mai più ritrovato; c’è il ritratto di Winston Churchill realizzato da Graham Sutherland nel 1954 e distrutto dalla moglie dello statista britannico convinta che il dipinto lo imbruttisse. E ancora, le ‘Ninfee’ di Claude Monet (1914-26) distrutto in un incendio al MoMA di New York nel 1958. C’è ‘La Torre dei Cavalli Azzurri’ (1913) di Franz Marc, rimosso da nazisti dalla National Gallery di Berlino e finito nella collezione privata di Hermann Goering ma scomparso alla fine della guerra. C’è il ‘Vaso con Cinque Girasoli’ di Vincent Van Gogh del 1888, distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale nel bombardamento di Osaka, dove si trovava nella casa di un collezionista giapponese. E c’è infine ‘Myrto’, dipinto nel 1929 da Tamara de Lempicka, rubato da un generale nazista a Parigi nel 1943 e da allora mai più ritrovato.

Tutti tornati alla luce, “in una forma – spiega il direttore di Sky Arte, Roberto Pisoni – che non vuole essere il fantasma dell’opera originale ma un lavoro di approssimazione massima con le informazioni disponibili al momento”, dopo mesi e mesi di lavoro del team di Factum Arte, costituito da pittori, grafici, fotografi, informatici, ingegneri e naturalmente storici dell’arte. Un accuratissimo lavoro di ricostruzione, sulla base di ogni fonte disponibile: una foto in bianco e nero d’epoca, un negativo, una illustrazione a colori sgranata apparsa su una pubblicazione di inizio ‘900, i resti di un quadro devastato da un incendio ma soprattutto le opere dello stesso periodo dello stesso autore (per studiare la pennellata ma soprattutto i colori). Grazie alla computer grafica, agli scanner ad alta definizione, alle megastampanti in 3D in grado di ricreare i bassorilievi delle pennellate, le riproduzioni lasciano davvero a bocca aperta. Eppure Adam Lowe le considera “un dialogo aperto” con le opere originali, “perfettibili in caso di reperimento di nuove informazioni”. Un lavoro che ha richiesto un anno e mezzo di tempo, di cui 10 mesi di riprese, e su cui Sky Arte ha investito “un budget considerevole, in linea con una produzione internazionale di questo livello”, sottolinea Pisoni.

La collaborazione tra Sky Arte e Factum Arte (che nel frattempo lavora anche alla ricostruzione di opere assire distrutte a Mosul come sui sarcofagi egizi, ma anche al fianco di artisti contemporanei per la realizzazione delle loro opere più ambiziose) d’altronde aveva già dato un frutto eccezionale: l’“Operazione Caravaggio”, ovvero il documentario dedicato alla ri-materializzazione dell’opera di Caravaggio “La Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi”, restituita nel 2015 all’Oratorio della Compagnia di San Lorenzo di Palermo alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Ora ciascun episodio de “Il Mistero dei Capolavori Perduti” racconterà la storia di uno dei sette dipinti scomparsi, quella dell’artista che lo ha realizzato, la sua sparizione o distruzione e l’emozionante processo attraverso il quale è stato riportato alla luce. Per scegliere i sette dipinti protagonisti della serie, “siamo partiti da una prima lista di quindici opere ma su alcune non c’era sufficiente materiale: tra quelli su cui si poteva lavorare abbiamo scelto in base alla varietà stilistica e delle epoche storiche, in maniera di affrontare in ogni puntata una parte diversa della storia dell’arte”, spiega il direttore di Sky Arte. A chi gli chiede se non tema le polemiche dei ‘puristi’ sul tema delle riproduzioni, Pisoni replica: “Noi non pretendiamo di dichiarare che sono uguali all’originale ma che il lavoro di archeologia e di approssimazione fatto le rende godibili al pubblico ed è anche un utile strumento per gli studiosi”, “perché – sottolinea Adam Lowe – indagando così a fondo per la ricostruzione si scoprono particolari inediti sull’arte di questi autori”.

A quando – chiedono i cronisti – una rimaterializzazione della Gioconda di Leonardo Da Vinci da collocare a Firenze? “Mi piacerebbe lavorare sulla Monna Lisa – ammette sorridendo Lowe – sarebbe una bella sfida… Mi piacerebbe lavorare su quel dipinto proprio perché tutti nel mondo lo conoscono. E spesso le opere troppo famose smettono di essere indagate e possono riservare sorprese”.


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