One man show Trump  

Scritto da il 31 marzo 2018

One man show Trump

Donald Trump (AFP PHOTO)

Pubblicato il: 01/04/2018 12:35

Un uomo solo al comando. La ‘fase 2’ della presidenza di Donald Trump è cominciata e, come evidenzia il Washington Post, somiglia decisamente ad un ‘one man show’. Il presidente fa, disfa, decide e trasforma, spesso senza ascoltare il giudizio dei consiglieri o, altrettanto spesso, senza nemmeno chiedere un parere.

Il cambio di marcia alla Casa Bianca è fedelmente rappresentato anche dalla sostituzione dei membri dell’amministrazione ritenuti troppi inclini alla mediazione e, in fondo, alla prudenza. “Il presidente è stanco del gioco dell’attesa”, ha detto recentemente la portavoce Sarah Sanders. Il mosaico è mutato a ritmi frenetici nelle ultime settimane. Resiste il capo dello staff, John Kelly, che però pare sparito dai radar e confinato in un ruolo di secondo piano.

I CAMBI – Per il resto, le porte girevoli non si fermano. Hope Hicks, direttore della comunicazione, se n’è andata. Mentre prendeva forma la svolta protezionista con l’introduzione di una serie di dazi, Gary Cohn ha lasciato il ruolo di consigliere economico, rimpiazzato da Larry Kudlow. Mike Pompeo, direttore della Cia, è il nuovo segretario di Stato al posto di Rex Tillerson. Il generale H.R. McMaster è stato silurato e non è più consigliere alla sicurezza. Al suo posto, il falco John Bolton.

Fuori i temporeggiatori e i ‘dissidenti’, dentro figure più propense ad assecondare gli istinti e le intuizioni del capo, sempre più intenzionato a circondarsi di elementi con cui, a prescindere dalle competenze, esiste un’intesa personale.

COMPETENZE – La testimonianza più recente è costituita dalla nomina dell’ammiraglio Ronny Jackson, il medico della Casa Bianca, a segretario agli Affari dei veterani. A gennaio Jackson illustrava alla stampa i risultati degli esami medici a cui si era sottoposto The Donald, parlava di abitudini alimentari del presidente e della necessità di correggere la dieta. Ora, si trova a dirigere un dipartimento con migliaia di dipendenti pubblici.

Il cambio di strategia appare evidente anche in relazione all’inchiesta che il procuratore speciale Robert Mueller sta conducendo sui rapporti tra la campagna presidenziale e la Russia. Trump, osserva il Washington Post, ormai agisce come il legale di se stesso: ignora i consigli del suo staff di avvocati -anche in questo caso le sostituzioni non mancano- e sembra puntare dritto ad un confronto diretto con il responsabile dell’indagine.

POLITICA ESTERA – Piede sull’acceleratore anche per quanto riguarda alcuni temi di politica estera. Negli ultimi tweet, il presidente ha fatto riferimento con impazienza all’incontro con Kim Jong-un. Il meeting, che dovrebbe avvenire entro la fine di maggio, in realtà -come osservano alcuni analisti- rischia di diventare soprattutto un assist mediatico per il regime di Pyongyang.

Nel comizio tenuto in settimana in Ohio, per parlare del piano nazionale per le infrastrutture, è arrivato un altro annuncio: ”Ce ne andremo presto dalla Siria, lasciamo che se ne occupino altri”. La prudenza sembra caratterizzare solo l’approccio nei confronti della Russia: all’interno dell’amministrazione, rivela il New York Times, c’è chi spinge per posizioni più dure nei confronti di Mosca. Il ‘boss’, però, non è d’accordo.

SENZA FRENI – Trump, ora, “è un presidente un po’ isolato e senza qualcuno che riesca a frenarlo. Al contrario, è un presidente che semmai viene ulteriormente stimolato” ad agire “dalle persone che lo circondano”, scrive il Washington Post citando una persona vicina a The Donald. In poche parole, “un presidente fuori controllo”.


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