Mitico Borsalino, la storia del cappello dei divi  

Scritto da il 3 aprile 2018

Mitico Borsalino, la storia del cappello dei divi

Alain Delon in una scena del film ‘Borsalino & Co.’ (Fotogramma)

Pubblicato il: 04/04/2018 17:15

Registi, attori, compositori e scrittori. Persino politici e capi di Stato. Non c’è uomo che conta che non abbia indossato un Borsalino, nome diventato negli anni sinonimo di cappello, proprio come lo sono la bombetta, il turbante o il basco. Da Humphrey Bogart in ‘Casablanca’ a Mastroianni in ‘8 e 1/2’, passando per Umberto Eco, Giulio Andreotti e Francesco Cossiga, basta il loro nome a farsi un’idea del suo successo.

Oggi la storia del mitico cappello di Alessandria, che l’anno scorso ha compiuto 160 anni, rivive sulle pagine di ‘Borsalino – La vera storia del cappello più famoso del mondo’ di Alberto Ballerino, giornalista de ‘Il Piccolo’ che ha dato alle stampe un volumetto sulla storia di uno dei brand più famosi del Made in Italy, che, nonostante il fallimento, non smette di far sognare star e gente comune.

Dagli inizi pionieristici in pieno Ottocento all’affermazione sui mercati di tutto il mondo, nel tempo il nome Borsalino è diventato sinonimo di eleganza e distinzione. Un’azienda all’avanguardia nei metodi e nelle strategie di marketing, capace di utilizzare arte e cinema per nobilitare i propri prodotti, più volte imitati ma mai eguagliati per qualità e design.

Una storia di successo che si deve a Giuseppe Borsalino, ‘u siur Pipen’ “ribelle, vivace e irrequieto, poco avvezzo agli studi ma straordinariamente intelligente” che il 4 aprile 1857 mette su in via Schiavina, ad Alessandria, un piccolo laboratorio specializzato nella produzione di cappelli in feltro. Il laboratorio cresce rapidamente fino a diventare industria e nel 1888 l’azienda si trasferisce nella nuova manifattura di corso Cento Cannoni, progettata da Arnaldo Gardella.

Alla vigilia della prima guerra mondiale Borsalino produce circa due milioni di cappelli l’anno, facendo da traino all’economia della città piemontese. Ma ‘u siur Pipen’ ha progetti più ambiziosi. All’estero il nome Borsalino conquista mercati strategici come quello della City londinese con le bombette firmate Borsalino, e quello statunitense, dove i cappelli made in Alessandria impazzano nell’età d’oro di Hollywood. Negli anni però la produzione inizia a ridursi e il ridimensionamento dell’azienda non tarda ad arrivare.

Da sempre il nome Borsalino è legato al grande schermo: fra i protagonisti di Casablanca, il capolavoro interpretato da Humphrey Bogart, il cappello è un tocco d’autore nelle pellicole felliniane, compare in innumerevoli film, fra i quali i lungometraggi ‘Borsalino’ e ‘Borsalino & co.’ interpretati da Alain Delon. Impossibile negarlo: è il copricapo più amato dagli attori hollywoodiani, primo fra tutti Robert Redford, che nelle pagine iniziali del libro regala una testimonianza del suo amore per la creatività italiana. “Dear Vittorio, you may remember me – scriveva qualche anno fa l’attore in una lettera indirizzata a un erede dell’azienda alessandrina -. My name is Robert Redford”.

‘Borsalino – La vera storia del cappello più famoso del mondo’ è anche un viaggio attraverso la storia della cartellonistica pubblicitaria, che passa attraverso le invenzioni di grandi artisti come Marcello Dudovich, Gino Boccasile, Max Huber e tanti altri. Il volume ripercorre anche la storia sociale legata all’azienda con le mitiche ‘borsaline’, le operaie dello stabilimento entrate nell’immaginario popolare perché rappresentano una dirompente fase di emancipazione rispetto alla mentalità patriarcale dell’epoca.

Il libro, disponibile in formato e-book, analizza il rapporto con Alessandria, entrata nel Novecento anche grazie alle grandi opere finanziate da Teresio Borsalino, dall’acquedotto cittadino e dalle fognature, per passare ai grandi lavori di carattere sanitario e di assistenza. Interventi nel segno anche della grande architettura, con Ignazio Gardella.


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