Lo stratagemma dei genitori no vax  

Scritto da il 5 aprile 2018

Lo stratagemma dei genitori no vax

Foto di repertorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 06/04/2018 12:55

Avere in mano anche la sola prenotazione del vaccino garantisce, almeno fino alla fine dell’anno, la possibilità di mandare a scuola il proprio bambino senza problemi. Questo prevede la nuova legge sull’obbligo vaccinale. Ma alcune famiglie ‘no vax’ potrebbero aver sfruttato a loro favore questa deroga, rinviando di continuo la prestazione vaccinale. Uno ‘stratagemma’ che “potrebbe essere stato utilizzato da qualcuno che vuole differire la vaccinazione e ‘occupa’ a lungo i posti disponibili: si prenota al nostro call center, ma poi richiama per rimandare l’iniezione. Abbiamo registrato alcuni casi di persone che prenotano e rinviano in continuazione la vaccinazione, anche 3-4 volte. Certo, potrebbe essere dovuto a una malattia improvvisa del bambino, ma è lecito avere dubbi su questo”, spiega all’Adnkronos Salute il direttore sostituto della Uoc Centro vaccinazioni internazionali e attività vaccinali della Asl Roma 1, Anna Maria Rombolà.

“La nostra Asl – racconta – ha da tempo attivato un call center che funziona molto bene e che da subito ha raccolto tantissime prenotazioni, legate non solo all’adempimento dell’obbligo dettato dalla nuova legge, ma anche al nuovo calendario vaccinale. Per completarlo, ogni bambino ha bisogno di circa 12 sedute. Ci siamo dunque trovati con appuntamenti a lunghissimo termine, ad esempio se si chiamasse oggi per fissarne uno verrebbe dato in media a ottobre-novembre. Per questo abbiamo dato parallelamente la possibilità di accesso libero in orari dedicati: le famiglie possono venire per fare i vaccini obbligatori, ma anche quelli con tempistiche molto strette o inderogabili”, tutti i giorni dalle 8 alle 10 circa.

“E questo servizio – assicura – ha avuto molto successo: su circa 700 dosi che vengono somministrate ogni giorno nei centri del nostro territorio, nella metà dei casi la prestazione avviene senza appuntamento. Ma c’è chi preferisce avere sempre e comunque una prenotazione e chi, molto educatamente, la disdice se non può onorarla”. In alcuni casi però questo è avvenuto più e più volte, tanto da far crescere il sospetto che si trattasse di un modo per non vaccinare…mai.

Grazie al proprio sistema, assicura Rombolà, “la Asl Roma 1 riesce ad andare incontro a tutte le esigenze. Ci sono genitori che vogliono l’appuntamento, il loro spazio, perché certamente questo dà più affidabilità e la certezza di fare il vaccino senza molta fila. Ma se consideriamo che ogni anno nascono 8.000 bambini nel territorio della Asl Roma 1, e che per ognuno sono necessarie 12 sedute, questo fa sì che noi garantiamo circa 100.000 sedute annuali, pari a circa 600-700 al giorno. Un’attività copiosa, per la quale ringraziamo gli utenti della collaborazione, anche quando ci aiutano dando disdetta tempestivamente se non possono accedere al servizio nel giorno e nell’orario stabilito. L’accesso libero sta comunque dando buoni risultati: circa la metà dei nostri utenti ha scelto questa opzione”.

L’accesso senza prenotazione non è però consentito in tutta la città. La Asl Roma 2, ad esempio, ha deciso di “dedicare più tempo e più spazi per la vaccinazione dei bambini, soprattutto nella fascia 0-24 mesi, consentendo inoltre di ottenere la certificazione sul momento, in qualsiasi sportello Cup sparso sul territorio, senza alcuna prenotazione”.

Nei 18 consultori e negli 11 centri vaccinali della seconda azienda sanitaria romana si è dunque “preferito regolamentare l’accesso sempre con prenotazione – fanno sapere dalla Asl – per non dar luogo ad attese sul posto da parte di bambini piccoli e/o accavallamenti con gli utenti che richiedevano le certificazioni e il sistema al momento ha garantito tranquillità nella gestione”. Esiste un numero dedicato, un form e un indirizzo mail per richiedere gli appuntamenti, ma per i nuovi nati la prima seduta vaccinale viene fissata subito, al momento della scelta del pediatra di base. Eventuali ritardi, precisano sempre dalla Asl, possono essere dovuti anche alle carenze di vaccini: “quest’inverno ad esempio è mancato spesso il siero contro la varicella”.


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