“Azienda piace se protagonista e stimolante”  

Scritto da il 11 aprile 2018

Azienda piace se protagonista e stimolante

(Fotogramma)

Pubblicato il: 12/04/2018 15:09

“L‘attrattività di un’azienda dipende essenzialmente da due fattori che si interscambiano vicendevolmente. Da un lato, le sue potenzialità di essere protagonista nel proprio settore di attività sia nel presente ma soprattutto nel futuro. L’azienda deve offrire, quindi, al potenziale dipendente la garanzia che ha capacità di crescita e di sviluppo nel mercato globale. Dall’altro, vi è il sentimento del dipendente che deve sentirsi capace di esprimere la propria creatività e che, dunque, deve essere inserito in un ambiente in grado di accoglierlo e stimolarlo”. Ad affermarlo, a Labitalia, Paolo Reboani, esperto di lavoro e welfare, dirigente generale al ministero del Lavoro e delle Politiche sociali con compiti di analisi, studio e consulenza.

Reboani parla dei fattori di attrattività di un’impresa in vista del Randstad Employer Brand 2018, il riconoscimento con cui Randstad – secondo operatore al mondo nel mercato dei servizi per le risorse umane – premia le aziende in cui gli italiani preferirebbero lavorare, sulla base della più completa e rappresentativa ricerca mondiale di employer branding, che sarà assegnato il 19 aprile a Milano.

“Certamente – prosegue – la retribuzione è un fattore importante per trattenere in azienda una persona, ma oggi direi che non è quello più determinante. Molto più determinante è la possibilità di sviluppare un percorso di carriera e di crescita professionale, seguendo un itinerario che non necessariamente sia verticale ma che può essere sia verticale sia orizzontale”.

Per Reboani, “l’azienda in cui la persona lavora deve dare un alto livello di soddisfazione; in caso contrario, sarà abbandonata molto presto”. “Altrettanto rilevante – rimarca – è la possibilità di essere ascoltati e di partecipare al processo decisionale. Pure nel rispetto dei ruoli, è importante che l’azienda dimostri una capacità di coinvolgimento e di trasparenza”.

Quanto alle azioni necessarie per garantire un’alta ‘employability’, spiega, “sono legate agli interventi di formazione e di continuo aggiornamento delle competenze”. “Ogni azienda – sottolinea – deve essere in grado, oggi, di sviluppare un piano delle competenze che aggiorni il patrimonio di capitale umano e lo adegui alle continue evoluzioni della tecnologia e del mercato. Al tempo stesso, l’operatore pubblico deve sostenere questi sforzi con convenienze finanziarie e con alleggerimenti amministrativi, intervenendo direttamente dove occorre promuovere interventi di carattere generale e che non sarebbero sostenibili per un’azienda”.

“In questo senso, le agenzie del lavoro – conclude Reboani – possono garantire una buona employability sia individuando il matching giusto tra azienda e persona, sia fornendo in una fase iniziale un rafforzamento delle competenze di carattere orizzontale e generale, che è necessario per rendere la persona più facilmente inseribile nel nuovo ambiente di lavoro”.


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