Camilleri prof. a Tor Vergata  

Scritto da il 11 aprile 2018

Camilleri prof. a Tor Vergata

Pubblicato il: 12/04/2018 16:16

Applaudivano emozionati Andrea Camilleri vedendo in lui il papà di Montalbano, ma anche lo scrittore di romanzi storici, lo sceneggiatore e il regista teatrale. Una sala gremita di professori e dottorandi ha accolto con affetto, l’ingresso questa mattina, dello scrittore siciliano nell’Aula Magna della Facoltà di Economia dell’Università di Tor Vergata di Roma. Circa duecento studiosi di ogni disciplina hanno infatti ‘abbracciato’ lo scrittore di Porto Empedocle arrivato per ricevere il titolo di professore Emerito Honoris Causa (Distinguished Professor). E’ stato proprio Camilleri, 92 anni, “commosso realmente” per “l’onore che mi viene fatto”, l’ospite d’onore della cerimonia di consegna dei dottorati di Ricerca assegnati oggi dall’Università.

Al centro della ‘scena’, ovviamente, un Camilleri lucido e brillante come sempre che non ha rinunciato alle armi dell’affabulazione, nella quale è maestro, e dell’ironia con cui ha ‘condito’ le risposte durante tutto il dibattito con gli studiosi. Studiosi ancora giovani, che lo hanno seguito con affetto e con un po’ di emozione, ai quali lo scrittore ha voluto subito consegnare un’esortazione, quella di affrontare la vita “con coraggio”.

Lo stesso coraggio maturato “in età avanzata quando si ha voglia di lasciare tutto” con cui Camilleri ha affrontato la cecità. “Questo mio coraggio vorrei lasciarlo tutto a voi giovani – ha detto Camilleri -perché non credo che uscendo da questa splendida università tutto vi sarà facile. Oggi vivere nel mondo è difficile, vi auguro di avere tuto il coraggio e la volontà di riuscire”. Senza rinunciare, come da prassi, ad un tiro di sigaretta prima che la cerimonia cominciasse, Camilleri ha subito ringraziato “per il calore umano e per l’affetto che ho sentito: mi state regalando una mattinata felice”, ha detto. E, con un pizzico di ironia e distacco, ha parlato “della sopravvenuta cecità che impedisce una quantità di cose, la più grave indubbiamente è di non poter più vedere la bellezza femminile. La seconda di non leggere più tanto. Ma non mi ha impedito – ha aggiunto -di continuare a scrivere trovando dei sotterfugi”. Anche perché, ha scandito, “morirò il giorno stesso in cui mi sarò stufato di scrivere, me ne sarà passata la voglia o non ce la farò più”.

Camilleri si è soffermato sul rapporto con gli anziani che vanno rispettati “quando ancora ci stanno col cervello” ma soprattutto quando con la testa “non ci stanno più”. E ha anche parlato di uno dei tanti filoni della sua produzione letteraria, quella del romanzo storico. Opere che raccontano vicende dell’Ottocento nelle quali “si possono leggere storie dei giorni nostri, soprattutto nei rapporti burocratici, e nei rapporti con la politica. Credo che l’Unità d’Italia fosse indispensabile – ha sottolineato Camilleri – voluta dalla storia e dagli italiani stessi. Ma credo che nei cinquant’anni successivi si sia fatto di tutto per spaccare l’Italia in due”.

Camilleri è stato insignito del titolo di professore emerito perché, come recitano le motivazioni lette da Marina Formica, delegata del rettore Giuseppe Novelli alle iniziative culturali dell’Ateneo, “con la sua narrativa storica, con le sue drammaturgie, con le sue sceneggiature televisive, con le sue regie, con i suoi romanzi d’indagine Andrea Camilleri rappresenta la memoria civile di almeno quattro diverse generazioni del nostro Paese, dalla Seconda Guerra Mondiale a oggi”.


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