Ancora scontri al confine di Gaza  

Scritto da il 12 aprile 2018

Ancora scontri al confine di Gaza

(Afp)

Pubblicato il: 13/04/2018 12:45

Ancora scontri alla barriera di confine tra la Striscia di Gaza e Israele, tra i soldati dello Stato ebraico e le migliaia di palestinesi che si sono radunati per il terzo venerdì della ‘Grande marcia del ritorno’, la manifestazione organizzata da Hamas e che ha preso il via il 30 marzo per durare fino al 15 maggio. Lo rendono noto i media israeliani, secondo i quali i manifestanti si sono avvicinati alla barriera di confine e alcuni di loro hanno lanciato pietre contro i soldati.

Secondo il ministero della Sanità guidato da Hamas a Gaza sono almeno otto i palestinesi rimasti feriti, tra cui uno da un colpo d’arma da fuoco alla testa. La maggior parte dei feriti si registra a est di Gaza City, dove si sono radunate almeno duemila persone, mentre due sono stati colpiti negli scontri che si sono verificati vicino ad al-Bureij nella zona centrale di Gaza. Finora sono almeno 32 i palestinesi che hanno perso la vita in scontri dal 30 marzo.

“Il confine fra Gaza e Israele è il confine fra un paese democratico e una organizzazione terroristica che controlla milioni di persone intrappolate in un terribile situazione”. Ad affermarlo è l’ambasciatore israeliano a Roma Ofer Sachs, che sottolinea come non vi sia “una zona cuscinetto” fra la Striscia e le comunità israeliane, che si trovano “a pochi metri dal confine”. Per questo non possiamo tollerare alcuna violazione da parte di Hamas della sovranità israeliana. Le nostre linee rosse sono molto chiare, se non le superano non faremo nulla”, dichiara il diplomatico.

“Hamas si è impossessato della Striscia 11 anni fa”, ma non si è mai impegnato per le persone che ci vivono, dichiara Sachs. “La situazione umanitaria a Gaza è molto critica e molto drammatica, siamo molto preoccupati”, continua il diplomatico. Hamas “è totalmente isolato dal resto della regione, non solo Israele ma dall’intera regione”, e per affrontare le proprie sfide interne “ricorre al vecchio trucco di puntare il dito contro Israele, non è una marcia amichevole quella verso il confine”.

“Israele – aggiunge Sachs – ha presentato a Bruxelles un paio di settimane fa un ambizioso programma per sostenere la situazione a Gaza, lavoriamo con molti donatori nel mondo per cercare di dare assistenza in questa dura situazione”.


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