Così le app spiano i bambini  

Scritto da il 16 aprile 2018

Così le app spiano i bambini

(Fotogramma)

Pubblicato il: 17/04/2018 14:32

L’occhio indiscreto delle app per l’infanzia sui dati sensibili dei nostri figli. Questo l’allarme lanciato in uno studio firmato dall’Università di Berkeley, la University of British Columbia e la Stony Brook University di New York, che ha analizzato le principali applicazioni dedicate ai bambini scoprendo che almeno una app di Google Play per Android su cinque raccoglie impropriamente “indirizzi o altre informazioni di identificazione personale”.

Lo studio, spiega il New York Post, ha analizzato 5.855 app dedicate alle famiglie o ai bimbi, riscontrando in circa 281 di esse la raccolta di dati di contatto o di posizione senza alcuna approvazione preventiva del genitore. Un furto di dati che violerebbe i regolamenti federali degli Stati Uniti, i cosiddetti COPPA, acronimo per il Children’s Online Privacy Protection Act del 1999. Violazioni che ora potrebbero essere valutate dalla Commissione federale per il commercio.

Ma cosa succede esattamente? Lo studio ha rivelato che il 28% delle app prese in esame ha bypassato le autorizzazioni di Android per accedere a “dati sensibili”, mentre il 73% delle app in questione ha direttamente raccolto questo tipo di dati. Fra i dati raccolti senza alcuna autorizzazione, a preoccupare gli esperti sono soprattutto quelli relativi alla geolocalizzazione degli utenti: “I dati di geolocalizzazione – si legge nello studio – non solo rivelano dove vivono gli individui, ma potrebbero anche consentire deduzioni fra le altre cose sulle loro classi socioeconomiche, abitudini quotidiane e condizioni di salute“. La maggior parte delle violazioni, inoltre, riguarderebbe applicazioni pensate per lo svago.

Tra gli sviluppatori passati sotto la lente attenta degli esperti, “particolarmente eclatante” è stato giudicato il caso della Tiny Lab, di cui ben 81 app testate su 82 “condividono con gli inserzionisti coordinate GPS”.

Una chiara violazione del COPPA, insomma, che è stato progettato proprio per proteggere la privacy dei bambini e che richiede a siti web e app l’ottenimento di un’autorizzazione di un genitore prima di raccogliere informazioni private di un utente di età inferiore ai 13 anni.

Google, intanto, ha fatto sapere attraverso un portavoce di prendere “seriamente” i risultati dello studio: “Proteggere i bambini e le famiglie è una priorità assoluta e il nostro programma ‘Designed for Families’ richiede che gli sviluppatori rispettino requisiti specifici oltre alle nostre norme standard di Google Play. Se dovessimo stabilire che un’app viola le nostre norme, allora agiremo”, promettono.


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