Buon appetito batteri  

Scritto da il 17 aprile 2018

Buon appetito batteri

Pubblicato il: 18/04/2018 13:08

“Ho 61 anni e in teoria da vivere me ne resterebbero solo altri 13, perché nessun maschio della mia famiglia ha superato i 74 anni”. Michael Mosley, giornalista scientifico della Bbc, volto noto della tv inglese, ha tutta l’intenzione di essere il primo e ha deciso di provarci insieme a 100 trilioni di “vecchi amici”: i batteri che abitano nel suo intestino e formano il microbiota, un compagno di vita che a ogni pasto si siede a tavola con noi e a seconda di cosa mangiamo ci aiuta a restare sani oppure no. Attraverso il suo immenso patrimonio genetico detto microbioma, il microbiota non regola soltanto il nostro metabolismo e quindi il nostro peso, ma influenza anche il sistema immunitario e addirittura l’umore. Un ecosistema invisibile, e tuttavia determinante per la salute del corpo e della psiche.

Mosley ne parla nella sua nuova opera ‘La dieta del microbioma’, uscita 2 mesi fa in Gb e ora disponibile anche in Italia edita da Vallardi, con prefazione dello scienziato Valter Longo dell’Ifom (Istituto Firc di oncologia molecolare) di Milano, papà delle diete della longevità e mima-digiuno. L’autore, medico di formazione e divulgatore per passione, l’ha presentata nel capoluogo lombardo durante una cena speciale. Nel piatto alcune ricette tratte dal libro e firmate dalla moglie Clare Bailey, medico come lui, mamma dei suoi 4 figli: arcobaleno di hummus, insalata ai fitonutrienti, gamberetti e alghe in salsa di pomodoro con spaghetti di zucchina, bocconcini di pollo croccanti, brownies al cioccolato con melanzane. Dall’aperitivo al dolce, 5 portate studiate con un unico obiettivo: fare felice il microbiota, per assicurarsi dei ‘batteri sani in corpore sano‘.

INTESTINO SECONDO CERVELLO – Il messaggio della coppia è che “la salute parte dall’intestino. Sepolti nei suoi tessuti, dalla gola fino al retto, ci sono più di 100 milioni di neuroni, tanti quanti ne contiene il cervello di un gatto. Un meraviglioso prodotto di ingegneria”, il teatro dove recita “la vera star: 1-2 chili di germi appartenenti a migliaia di specie, una biodiversità ancora più ricca di quella della foresta pluviale”. Del microbiota Mosley si dice “profondamente innamorato dal 1994”. L’anno in cui, dopo avere esercitato come medico al Royal Free Hospital di Londra e lasciato il camice bianco per vestire i panni di produttore e presentatore televisivo, gira un documentario sull’australiano Barry J. Marshall, futuro Nobel per la Medicina grazie alla scoperta dell’Helicobacter pylori, il batterio legato a gastrite, ulcera e cancro allo stomaco. “Un colpo di fulmine”.

Nel 2005, insieme al connazionale J. Robin Warren, Marshall fu premiato a Stoccolma “ma appena 10 anni prima non gli credeva nessuno. La colpa dei disturbi da Helicobacter veniva data allo stress e per dimostrare la causa microbica Marshall bevve una fiala di batterio”, ricorda Mosley che, come il suo mito, di esperimenti su se stesso ne ha fatti tanti: ha inghiottito larve di verme solitario per testarne gli effetti di persona, ha deglutito una pillola-telecamera per esplorare i meandri del suo intestino, e per dare un nome ai germi che vi risiedono si è sottoposto all’analisi delle feci ricevendo “risultati molto interessanti”.

La passione dell’autore per le relazioni fra cibo e salute ha toccato il massimo “6 anni fa, quando mi hanno diagnosticato un diabete di tipo 2. Invece di iniziare a prendere farmaci – racconta – ho realizzato un documentario sul digiuno intermittente in cui io stesso facevo da cavia: per 8 settimane, 2 giorni su 7 ho ridotto l’assunzione di calorie a 600 Kcal quotidiane”. Si chiama dieta 5/2 e seguendola “ho perso 10 chili, il mio girovita è sceso di 10 centimetri e il diabete è regredito“. Mosley ci ha scritto il suo bestseller, ‘La dieta fast’, e tuttora si cura mangiando. “Senza medicine”.

COSI’ METTI A DIETA IL MICROBIOTA – Il medico-divulgatore ci tiene a non essere frainteso. Condanna “lo scetticismo crescente a cui stiamo assistendo nei confronti dei farmaci”, però definisce l’intestino “la mia ossessione” e consiglia di prendersene cura “per potenziare le difese naturali, eliminare gli attacchi di fame e perdere peso senza fatica”. Perché se nutrito male “il microbioma può farci ingrassare“, mentre alimentato bene “lavora per noi e non contro di noi”. Partendo dalla premessa che “l’uomo è ciò che il suo bioma mangia”, visto che “qualsiasi decisione di tipo alimentare decreta il destino degli innumerevoli esseri che vivono nel nostro colon”, Mosley passa in rassegna gli ingredienti amici e quelli nemici con un’avvertenza: “Benché le mie raccomandazioni siano basate sui dati scientifici più aggiornati, dovete prenderle più come linee guida che come vangelo” e adattarle alle condizioni individuali di salute.

Nella lista dei cibi alleati dell’intestino e dei suoi microscopici e affollatissimi inquilini ci sono l’olio d’oliva, il pesce grasso e altre fonti di omega 3 come le alghe, la frutta e la verdura servite in tutto il loro arcobaleno di colori (verde, giallo, arancio, rosso, blu, viola e nero corrispondono a diverse sostanze benefiche), le erbe e le spezie a cominciare dalla curcuma, il cacao e con moderazione anche vino (meglio rosso), uova, formaggi e carne. Poi ci sono prebiotici (“fibre vegetali che funzionano come fertilizzanti incentivando la crescita dei batteri buoni”) e probiotici (“batteri o lieviti vivi che paracadutiamo nel nostro intestino sperando che vi mettano le radici e facciano bene”).

Nel primo gruppo spiccano per esempio cipolle e aglio, cicoria e tarassaco, asparagi e topinambur, banane acerbe, cereali, semi e legumi; nel secondo lo yogurt (“ma fatelo in casa”, ammonisce Mosley) e alimenti fermentati come crauti, kefir, kimchi, aceto di sidro di mele. “Da quando li assumo non soffro più di allergie”, assicura il ‘guru dei batteri’ che evidenzia anche l’importanza di un’attività fisica costante e di un buon sonno. Cosa evitare, invece? Zucchero, dolcificanti artificiali e cibi processati sono le principali minacce del microbiota a tavola, mentre fuori dai confini della tovaglia i pericoli sono i troppi antibiotici e, naturalmente, lo stress.

L’EREDITA’ DELLA MAMMA – Zoomando sulla Penisola, Mosley muove al nostro Paese un paio di osservazioni: “In Italia si fanno troppi parti cesarei e ci sono troppi bimbi obesi o sovrappeso“. L’alto tasso di cesarei, in particolare, è un problema perché “mentre i nati per via naturale ereditano il microbioma dalla madre“, per i figli del cesareo il primo incontro è con “i germi presenti nella zona dell’operazione”. La differenza è “provata e sostanziale” per la salute che verrà, poiché “i bimbi nati con cesareo hanno una probabilità molto più alta di diventare adulti extralarge”. Inoltre rischia di innescarsi un circolo vizioso, considerato che per ragioni di sicurezza “le donne obese subiscono più spesso un cesareo”. Un’altra ‘assicurazione sulla vita’ è l’allattamento al seno, fonte di germi benefici.

La buona notizia è che “il bioma sofferente si può curare, con un programma di guarigione in 2 fasi” proposto dal medico-giornalista. Nel primo step, di ‘Esclusione e riparazione‘, per almeno 4-6 settimane si evitano glutine e cereali raffinati, latte e derivati, legumi, alcol, verdure molto fibrose o altro ancora, “procedendo per tentativi ed eliminando gli alimenti che anche a livello soggettivo creano più fastidi”. La fase 2 è di ‘Reintroduzione‘: “Uno alla volta, a distanza di 3 giorni l’uno dall’altro, si ricominciano a mangiare i cibi sospesi”. Una strategia che, in assenza di specifiche patologie, si può adottare “da soli o sotto la guida di un nutrizionista di fiducia, magari tenendo un diario alimentare e annotando le variazioni di peso”. L’effetto è sostanzialmente antinfiammatorio e funziona, ad esempio, in caso di sindrome del colon irritabile.

CHI VIVE DENTRO DI TE? – Ma come scoprire se i nostri batteri sono sani oppure malati? Per rispondere a questa domanda, 3 anni fa da uno spin-off dell’università di Bologna è nata una start-up. Il suo nome è Wellmicro e a presiederla è il biologo molecolare Andrea Castagnetti, parte di un gruppo di ricerca cresciuto in seno al Laboratorio di Ecologia microbica, Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie-Fabit dell’ateneo Alma Mater. Il team, forte di oltre 100 pubblicazioni scientifiche e 2 brevetti per lo studio del microbiota umano, propone “un’analisi genetica in grado di dare un nome e un cognome ai batteri che vivono nell’intestino di ognuno di noi”, spiega Castagnetti. Il tutto partendo da un campione di feci che chiunque può inviare all’équipe.

Quindi, in base dell’elenco dei germi trovati, “attraverso una serie di algoritmi che abbiamo elaborato – prosegue il co-fondatore della società – sotto forma di punteggio forniamo agli interessati un indice di predisposizione a obesità, malattie infiammatorie croniche intestinali, disturbi da immunità iper-reattiva o al contrario troppo pigra, problemi legati a un difetto di permeabilità intestinale o ancora all’invecchiamento che ‘appiattisce’ la diversità del bioma. Per mettere ordine nella giungla di informazioni sul tema”, argomento di gran moda, “abbiamo deciso di concentrarci solamente sulle patologie il cui legame con il microbiota è supportato da un’ampia letteratura scientifica”. Il prezzo del servizio è di 169 euro, spese di spedizione comprese.

“Di flora intestinale si è sempre parlato – fa notare Castagnetti – ma l’avvento delle metodiche di sequenziamento del Dna ci ha permesso di passare da un approccio empirico a uno scientifico. Se fino a una decina di anni fa potevamo far luce al massimo sul 30% dei batteri che popolano l’intestino, oggi riusciamo a portare allo scoperto tutto l’iceberg e non solo la sua punta”. Per Mosley si tratta di “una rivoluzione simile a quella resa possibile dal telescopio astronomico di Galileo Galilei: davanti ai nostri occhi si è aperto un universo intero, un mondo prima misterioso”.

“Stiamo assistendo a un cambio di prospettiva radicale – conferma Paolo Toniolo, medico di medicina funzionale e responsabile dell’Ambulatorio Longevità del Centro medico Santagostino di Milano – Da nemici come eravamo soliti considerarli, i batteri” o almeno alcuni “si stanno rivelando i nostri più fedeli alleati. Del resto hanno su di noi un vantaggio evolutivo enorme, se pensiamo che esistono da 3,6 miliardi di anni, mentre l’uomo da appena 600 milioni”. Forti della loro superiorità, i germi del microbiota non ci lasciano mai soli, anzi “ci guidano senza che ce ne accorgiamo – aggiunge l’esperto – Ci dicono cosa mangiare orientando le nostre voglie alimentari, e un cambiamento nel microbioma produce in genere effetti straordinari nel giro di pochi giorni”.

Il viaggio alla scoperta dei segreti del nostro intestino può partire anche dal Centro Santagostino, al costo di 190 euro comprese le spese di spedizione del materiale da analizzare a Wellmicro e una consulenza medica specialistica al momento della consegna del referto. Come scrive Mosley aprendo il suo libro, “qualsiasi malattia ha origine dall’intestino” e lo diceva “Ippocrate di Kos, padre della medicina occidentale”.


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