Gli esploratori della Repubblica  

Scritto da il 17 aprile 2018

Gli esploratori della Repubblica

Alcuni degli esploratori della storia della Repubblica. Da sinistra Nilde Iotti, Amintore Fanfani, Franco Marino e Giovanni Spadolini (Fotogramma)

Pubblicato il: 18/04/2018 16:21

Il primo fu Cesare Merzagora nel 1957. L’ultima è Maria Elisabetta Alberti Casellati, alla quale il presidente Mattarella ha conferito il mandato esplorativo. Sarà lei, entro venerdì, a verificare l’esistenza di una maggioranza di governo tra centrodestra e M5S e la possibilità di indicare un presidente del Consiglio. Tecnicamente chiamati esploratori, sono loro i destinatari del cosiddetto incarico esplorativo, che durante le procedure per la formazione del governo il Presidente della Repubblica può chiamare a verificare se esistano i presupposti ed eventualmente a dare un impulso per arrivare a una possibile soluzione della crisi.

Solitamente si tratta di personalità super partes ma anche con una connotazione più politica rispetto a quella del Capo dello Stato, in grado quindi di avere un approccio bipartisan alle questioni, ma anche di inserire nel confronto tra le forze politiche quegli elementi che possono permettere di superare la fase di stallo. Profilo che richiama innanzi tutto la figura dei presidenti delle Camere, che infatti in alcuni casi sono stati chiamati a svolgere questa funzione.

IL PRIMO ESPLORATORE – Nella storia della Repubblica, il primo ‘esploratore’ fu il presidente del Senato, Cesare Merzagora, durante la crisi apertasi dopo le dimissioni di Antonio Segni il 6 maggio 1957.

Nel conferirgli l’incarico, il Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, spiegò che come suo supplente, la Costituzione gli conferiva “il compito di accertare quali concrete possibilità esistessero di costituire un governo in grado, per la composizione e il programma, di riscuotere la fiducia delle Camere e del Paese”.

Merzagora accettò il mandato, spiegando tuttavia di considerare il suo compito limitato proprio a verificare se fosse possibile far nascere un nuovo esecutivo, rinunciando quindi ad una automatica trasformazione in incarico pieno, essendo opportuno ricorrere al presidente del Senato soltanto come estrema risorsa. Alla fine nacque un nuovo gabinetto guidato dal democristiano Adone Zoli.

LA VOLTA DI LEONE – Il 4 marzo del 1960, ancora una volta dopo le dimissioni di un esecutivo presieduto da Antonio Segni, Gronchi decise di chiamare come ‘esploratore’ stavolta il presidente della Camera, Giovanni Leone.

Anche in questo caso, l’accettazione della chiamata da parte del Capo dello Stato fu accompagnata dalla premessa che un incarico pieno ad una carica istituzionale poteva giustificarsi solo in presenza di una situazione particolare, come ad esempio la necessità di presiedere un governo destinato a condurre il Paese ad elezioni anticipate. Ipotesi non all’ordine del giorno, tanto che la crisi fu superata con la nomina del governo di Fernando Tambroni.

L’INCARICO A FANFANI – L’impostazione che porta ad affidare l’incarico esplorativo a Merzagora e Leone e i paletti posti dai diretti interessati nell’accettarlo, trova riscontro nella situazione che si crea negli anni Ottanta, quando è Amintore Fanfani, presidente del Senato, che viene chiamato dal Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, a coadiuvarlo nella ricerca di una soluzione per la crisi apertasi con le dimissioni del primo governo di Bettino Craxi.

Era il 4 luglio 1986 e cinque giorni dopo, terminata la sua esplorazione, Fanfani riferì al Capo dello Stato che dagli elementi raccolti emergeva la possibilità di arrivare ad una soluzione della crisi, che poi culminò con l’avvento del Craxi bis.

A Fanfani, da presidente del Senato, qualche mese dopo fu dato invece un incarico pieno per un esecutivo che avrebbe avuto come sbocco le elezioni anticipate nella primavera del 1987. Era già accaduto nel dicembre 1982, al termine dell’ottava legislatura.

LA PRIMA DONNA – Quel sesto e ultimo governo guidato da uno dei cavalli di razza della Dc fu appunto preceduto da una fase particolarmente complicata, conseguenza della tensione tra Democrazia cristiana e Partito socialista, che rese necessario anche l’intervento per la prima volta di un”esploratrice’, vale a dire la presidente della Camera Nilde Iotti, chiamata a questo incarico da Cossiga il 27 marzo del 1987.

SPADOLINI – E sempre nei difficili momenti che contrassegnarono la vita dei governi di pentapartito, due anni dopo, prima che si riuscisse a dar vita al sesto gabinetto presieduto da Giulio Andreotti, fu il presidente del Senato, Giovanni Spadolini, che dal 26 maggio all’11 giugno fu chiamato per un mandato esplorativo, che portò a termine dopo due giri di consultazioni, anche se dovette passare più di un mese per veder risolta una delle crisi più lunghe, durata 64 giorni.

MARINI – Prima di sciogliere le Camere dopo le dimissioni di Romano Prodi nel gennaio del 2008, il Presidente della Repubblica affidò al presidente del Senato, Franco Marini, l’incarico di esplorare se tra le forze politiche esistesse la possibilità di consenso su una riforma delle legge elettorale e di sostegno ad un governo che accompagnasse l’approvazione di tale riforma, assumendo nel frattempo le decisioni più urgenti.

IL CASO BERSANI – Inedita la formula sperimentata invece dallo stesso Napolitano all’inizio della passata legislatura, dopo l’impossibilità di formare un governo verificata da Pier Luigi Bersani. Al termine di un rapido giro di consultazioni, il 30 marzo del 2013 il Capo dello Stato decise di formare due commissioni di lavoro, chiamate a stabilire contatti con i Gruppi parlamentari, per un confronto su proposte programmatiche in materia istituzionale ed economico-sociale ed europea. Un’iniziativa che avrebbe rappresentato il prodromo per la successiva nascita del governo di larghe intese presieduto da Enrico Letta.

Del primo comitato facevano parte Valerio Onida, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello e Luciano Violante; del secondo, Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato; Salvatore Rossi, membro del Direttorio della Banca d’Italia; Giancarlo Giorgetti e Filippo Bubbico, allora presidenti delle Commissioni speciali operanti alla Camera e al Senato in avvio di legislatura; e il ministro Enzo Moavero Milanesi.


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