Omicidio Vannini, 14 anni a Ciontoli  

Scritto da il 17 aprile 2018

Omicidio Vannini, 14 anni a Ciontoli

Pubblicato il: 18/04/2018 15:52

Il Tribunale di Roma ha condannato a 14 anni di carcere Antonio Ciontoli al processo per la morte di Marco Vannini, deceduto il 18 maggio del 2015, a Ladispoli, ucciso da un colpo di pistola. La Prima Corte di Assise ha condannato inoltre a 3 anni per omicidio colposo la moglie di Ciontoli, Maria Pezzillo, e i due figli, Martina e Federico. Assolta la fidanzata di Federico Ciontoli, Viola Giorgini, accusata di omissione di soccorso.

Il Tribunale di Roma disposto inoltre una provvisionale di 400mila euro per i genitori di Marco Vannini. La sentenza è stata accolta da forti proteste da parte delle molte persone presenti oggi in aula per assistere all’udienza del processo che ha avuto una grande eco mediatica. “Vergogna”, “basta con questa giustizia”, “schifosi”.

Per Antonio Ciontoli il pm Alessandra D’Amore aveva chiesto una condanna a 21 anni di carcere e 14 anni per la moglie Maria Pezzillo e i due figli, Martina e Federico. La fidanzata di Vannini, Viola Giorgini, oggi assolta, era imputata per omissione di soccorso e per lei l’accusa aveva chiesto due anni. Tutti gli imputati erano in casa quando Vannini venne colpito da un proiettile che dalla spalla arrivò fino al cuore, uccidendolo. Durante il dibattimento il capofamiglia, Antonio Ciontoli, ha detto di essere stato lui a sparare al fidanzato di sua figlia dicendo però che il colpo sarebbe partito per errore.

Ma la vita del giovane Marco si sarebbe potuta salvare se i soccorsi fossero stati chiamati in tempo. La famiglia Ciontoli invece chiamò il 118 in ritardo e una prima volta la richiesta di aiuto venne anche disdetta. Dopo circa mezz’ora ricontattarono il 118 ma anche questa volta non dissero che il giovane era stato ferito da un colpo di pistola e che si trovava in fin di vita nella vasca da bagno, dove verrà trovato dai medici.

“Vergogna, lo avete ucciso due volte. Mi hanno ammazzato il figlio che aveva solo 20 anni, non credo più nella giustizia“. Così ha gridato in Aula la madre di Marco, Marina, alla lettura della sentenza.

Riconsegnerò la mia scheda elettorale perché mi vergogno di essere una cittadina italiana. Loro sono liberi, anzi sono sicura che stanno festeggiando, mentre mio figlio è morto a vent’anni”, ha detto poi la donna sfogandosi davanti alle telecamere.

“Quell’uomo ha fatto sì che mio figlio morisse, Marco urlava come un disgraziato in quella casa, e gli hanno dato solo 14 anni? Quale messaggio arriva dalla giustizia ai giovani? Che puoi uccidere chiunque e andare in giro come se niente fosse – ha aggiunto -. Dentro quell’aula c’è scritto che la giustizia è uguale per tutti. Ma non è vero, perché mio figlio è in un fornetto da tre anni e quelli stanno a spasso. Maledetta quella notte e maledetti loro. Fatevi sentire perché non è giusto che paghino solo le mamme a cui ammazzano i figli. Ho sempre confidato nella giustizia – ha concluso la madre di Vannini – ma oggi capisco che è dalla parte di chi uccide”.


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