Sabine Devieilhe debutta a Santa Cecilia  

Scritto da il 17 aprile 2018

Sabine Devieilhe debutta a Santa Cecilia

Pubblicato il: 18/04/2018 16:33

Il belcanto la fa “un po’ paura”, ma il suo modello vocale è Mariella Devia, anche se la stragrande maggioranza dei critici l’ha paragonata alla belcantista francese Natalie Dessay. Lei è Sabine Devieilhe, soprano rivelazione che in Francia, suo Paese natale, è già stata incoronata ‘regina delle note’ con due ‘Victoires de la Musique Classique’, premio equivalente ai Grammy. Domani alle 19,30 (repliche venerdì alle 20,30 e sabato alle 18) sarà al suo debutto romano a Santa Cecilia per eseguire tre arie da concerto di Mozart (‘Vorrei spiegarvi oh Dio’, ‘Alcandro, lo confesso’ e ‘Popoli di Tessaglia’), accanto all’Ottava sinfonia di Beethoven e alla Settima di Prokof’ev con Nicola Luisotti sul podio dell’Orchestra ceciliana.

“In Italia ho debuttato l’anno scorso alla Scala di Milano, come Blondchen nel ‘Ratto dal Serraglio di Mozart, e mi è piaciuto molto confrontarmi con il pubblico italiano, calorosissimo e straordinariamente competente”, dice Devieilhe nel corso di un incontro con i giornalisti. Minuta, gentile, sbarazzina con i jeans e una camicia, parla italiano, inglese, naturalmente francese, “ma anche tedesco, che ho studiato al conservatorio”, dice con naturalezza. “E sono felice di cantare a Roma con questa magnifica orchestra il cui suono, nella sua sede (l’Auditorium Parco della Musica, ndr) è bellissimo e ricco di colori. Non vedo l’ora di eseguire Mozart con loro”.

Con l’Italia e la sua musica ha un rapporto privilegiato: “Il belcanto italiano – dice – ha nel soprano proprio il suo protagonista principale e il mio modello è Mariella Devia, per il suono purissimo della sua voce e per la sua straordinaria longevità artistica, anche se lei è un po’ più lirica”, osserva con l’acume della vera musicista: Devieilhe ha infatti iniziato gli studi musicali come violoncellista e musicologa. “Ho cominciato a cantare molto presto, anche a casa da piccola con le mie sorelle – spiega – ma a studiare professionalmente canto ho iniziato dopo. Ho la sensazione di conoscere la mia voce sin da quando ero bambina e grazie a un duro lavoro e alla totale dedizione, adesso sono qua”.

La sua voce, grazie a un’estensione straordinaria, le consente di eseguire con una certa disinvoltura un’aria come ‘Popoli di Tessaglia’, composta da Mozart per la cognata Aloysia Weber, che contiene la nota più alta mai scritta per un soprano. “Arrivo fino al la sovracuto e non ho mai avuto problemi con il registro acuto. Sto invece studiando molto per rinforzare le note centrali – dice Devieilhe – perché penso che la voce come una casa debba avere delle fondamenta solide. E’ quello che sto cercando di fare in questi anni, senza esercitare però troppa pressione per non mettere a rischio l”edificio'”.

E per questo, con grande intelligenza artistica, Devieilhe sceglie oculatamente il repertorio: “Ho iniziato con Mozart come Regina della Notte (‘Flauto magico’ di Mozart) e ho cantato Blondchen e ‘La finta giardiniera’. Presto debutterò in Susanna delle ‘Nozze di Figaro’ e tra dieci o quindici anni spero di cantare la parte di Donna Anna (‘Don Giovanni’)”. Tra i suoi personaggi ci sono anche Lakmè, Olympia (‘Les contes d’Hoffmann’), Marie (‘La Fille du Regiment’), e a luglio al Festival di Aix en Provence sarà Zerbinetta dell”Ariadne auf Naxos’ di Richard Strauss.

Devieilhe dice che il belcanto le “fa ancora un po’ paura. E’ un momento particolare del romanticismo musicale in cui gli organici orchestrali cominciano a crescere, i compositori accentuano gli aspetti drammatici e le voci devono suonare un po di più”, osserva la cantante, che di quel repertorio ha affrontato ‘Sonnambula’ di Bellini. “E’ stata la mia prima e unica escursione nel belcanto ottocentesco italiano – sottolinea – la sola che per il momento io possa permettermi, perché il canto di Amina (la protagonista dell’opera di Bellini, ndr) è sempre accompagnato da strumenti leggeri e non richiede sforzo. In questo momento devo avere molta cura della mia voce”, taglia corto.

Celebre per le variazioni spericolate sul registro acuto che inserisce nelle sue esecuzioni, Devieilhe confessa di avere cominciato “come cantante nei jazz club”, un genere musicale che le piace molto oltre all’opera, accanto alla musica strumentale, soprattutto quella per violoncello: “Amo i concerti di Haydn, i quartetti, Mozart, Schubert, Schumann e anche la musica barocca francese con una predilezione per Rameau”.

E del jazz, “che cantavo la sera per mantenermi agli studi dopo avere fatto di giorno la baby-sitter”, apprezza l’improvvisazione “che ne fa un genere vivo. Mi piacerebbe che il pubblico apprezzasse le variazioni nei ‘da capo’ delle arie che aggiungono vitalità alle esecuzioni”. Una pratica perfettamente ‘filologica’ nel belcanto dove il ‘da capo’ era proprio l’occasione per la primadonna di mettere in mostra le sue capacità virtuosistiche grazie alle variazioni di bravura.


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