Panasonic: “Emozione ed esperienza nei prossimi 100 anni”  

Scritto da il 18 aprile 2018

Panasonic: Emozione ed esperienza nei prossimi 100 anni

Pubblicato il: 19/04/2018 19:21

Un giro di boa quello di Panasonic che proprio nel 2018 compie 100 anni di vita e che, per i prossimi 100 anni, mette al centro non più la sola tecnologia funzionale, ma l’emozione e l’esperienzialità. Lo spiega il creative director di Panasonic Design, Takeido Ikeda, in occasione del fuorisalone di Milano, nell’ambito di uno dei panel di ‘Transition in Conversation’, organizzato all’Accademia delle Belle Arti di Brera, dove Panasonic ha dato vita a una installazione spettacolare, che sfrutta le tecnologie nel condizionamento dell’aria, nella elaborazione dell’immagine, del suono, della illuminazione e nella cura della persona.

“Come team di creativi – spiega il designer – stiamo guardando al passato per fare meglio in futuro. Di certo, possiamo dire che abbiamo migliorato la vita delle persone, ma per i prossimi 100 anni vogliamo andare oltre la produttività, la funzionalità e il lifestyle. Dobbiamo pensare a cosa può influenzare il comportamento e come il comportamento può influenzare la nostra vita”. Insomma, “vogliamo concentrarci sulla possibilità di fare esperienza per i prossimi 100 anni“.

A discutere del rapporto tra tecnologia e cultura in un’ottica di trasformazione, anche il direttore della Pinacoteca di Brera, James Bradbourne: “Stiamo vivendo un momento storico molto particolare e assistiamo a tante tipologie di minacce. Abbiamo lasciato il nostro potere decisionale alla tecnologia” avverte.

Ecco, dunque, dove entra in gioco il ruolo della cultura: “Dobbiamo condividere e provare emozioni” evidenzia, per recuperare terreno su una tecnologia che ha preso il sopravvento sul pensiero. La tecnologia, insomma, deve essere uno strumento, un facilitatore nella diffusione della cultura e aiutare a trasmettere emozioni. “Qui – dice riferendosi alla Pinacoteca – è raccolta la creatività degli ultimi 500 anni ed è una risorsa condivisa. Qui si entra in un mondo e si può uscire diversi. Il museo deve creare quello speciale momento in cui, ad esempio, Caravaggio entra nel cuore delle persone”.

Ma non solo l’arte può avere questo effetto. Certamente il design ha la medesima capacità e responsabilità. “Il design è tattile. La forma dell’oggetto ci predispone in un certo modo” sottolinea. Anche Ikeda e la designer Beatrix Ong Mbe, fanno poi presente che “bisogna ascoltare, bisogna capire che si sta parlando a qualcuno. Museo e design devono sempre pensare al pubblico”.

Bradbourne si spinge oltre e invita a “tornare all’idea di cittadinanza, a come deve essere il mondo”. In questo senso chi fa cultura ha una responsabilità e “noi, come mondo museale, non stiamo facendo abbastanza. Per molti anni siamo stati autoreferenziali. I musei non sono abbastanza accoglienti nei confronti degli utenti. Potremo fare di più per creare valore. Siamo rimasti una realtà chiusa e forse anche molti designer sono nel loro enclave”.

Ma la sfida delle sfide è trasferire tutto questo ai giovani: “Sono ottimista” in questo senso confida il direttore della Pinacoteca di Brera e sottolinea che i musei “devono essere aperti alle famiglie. La loro esperienza, l’informazione si trasforma in conoscenza. Questo è il compito di un museo”.


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