La musica napoletana del magistrato pianista  

Scritto da il 19 aprile 2018

La musica napoletana del magistrato pianista

Luigi Carbone alle tastiere

Pubblicato il: 20/04/2018 14:17

Funky, jazz, blues, calypso, reggae, rumba fino al tango argentino un mix di sonorità con una sola matrice: Napoli, crocevia di storia e culture. C’è tutto questo nello spettacolo NeaCo’ (Neapolitan Contamination), che ieri sera ha debuttato al Teatro degli Audaci di Roma, entusiasmando la platea con i celebri brani napoletani rivisitati in chiave internazionale. Sul palco il gruppo composto dal percussionista afro-cubano-napoletano Giovanni Imparato, Luigi Carbone (voce narrante e tastiere), Antonio Carluccio (voce e chitarra), Aldo Perris (basso), Frances Alina Ascione (voce), Mats Erik Hedberg (chitarre), Davide Grottelli (Sax e Flauto). Repliche fino a domenica.

Napoli è una città che ha sempre accolto, non ha mai alzato quei muri che oggi va tanto di moda evocare. E’ una città che storicamente è stata governata da diverse civiltà: greci, romani, arabi, normanni, angioini, aragonesi, spagnoli, francesi, austriaci fino agli americani nella Seconda guerra mondiale. Culture differenti che Napoli ha assorbito come una spugna. La città diventa così luogo-simbolo della contaminazione”, racconta all’Adnkronos il regista del progetto NeaCo’, Luigi Carbone. Che di giorno svolge tutt’altra attività: si reca in Consiglio di Stato dove ricopre il ruolo di presidente di sezione. Ma la musica è una passione mai abbandonata fin dai tempi del liceo, quando allora il futuro magistrato ha cominciato a studiare pianoforte. La napoletanità poi è nel suo Dna, come in quello degli altri musicisti di NeaCo’, tutti di origini partenopee.

Secondo Carbone Napoli è la città dello scambio e dell’integrazione. “Il progetto NeaCo’ (Neapolitan Contamination) parte, infatti, da un concetto di inclusività e tolleranza che è nelle viscere di Napoli. L’idea è quella di restituire agli altri, attraverso la musica, quello che ciascuno ha contribuito in parte a creare”, afferma Carbone sottolineando come “in ciascuna canzone sia presente un ‘seme di contaminazione’, una traccia che può essere ritrasmessa con un messaggio più universale”. Tradotto: “A’ Tazza ‘e cafè, del 1919, diventa un reggae: sappiamo che il miglior caffè del mondo si beve a Napoli ma è in Giamaica che cresce la migliore pianta di caffè del mondo”.

O’ surdato ‘nnammurato, del 1915, commissionata dalla propaganda italiana per mandare anche i soldati napoletani a morire al fronte gridando, tuttavia, ‘Oje vita, oje vita mia’, diventa un blues, immaginando che la famosa lettera del fante innamorato, l’abbia scritta anche l’alleato americano. Ecco questo il lavoro di contaminazione, accompagnato da arrangiamenti coinvolgenti, alla base del progetto che portiamo sui palchi italiani”. Travolgenti ‘O sarracino in versione funky, Simm’e Napule paisà in gospel e Maruzzella in gipsy/flamenco.

Assistere allo spettacolo NeaCo’ è come fare un viaggio intorno al mondo: dall’Europa al Medio Oriente, all’Africa centrale, fino al Nordamerica del gospel, del blues, del jazz e del funky, al Centroamerica del calypso, del reggae, della rumba, e giù giù fino al tango argentino. “La musica napoletana riesce a unire i popoli, far parlare culture che oggi tendono a isolarsi”, aggiunge Carbone.

Dal 2017 il progetto presenta una formazione inedita. Ripetuti i sold out all’Auditorium e al Big Mama, dove il gruppo suona una volta al mese.


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