Sana, Hina e le altre: massacrate perché volevano vivere all’occidentale  

Scritto da il 20 aprile 2018

Sana, Hina e le altre: massacrate perché volevano vivere all'occidentale

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Pubblicato il: 21/04/2018 13:37

Non volevano indossare il velo, rifiutavano un matrimonio combinato, desideravano semplicemente vestire e vivere all’occidentale. Un oltraggio per i loro mariti, fratelli e ‘padri padroni’. Una vergogna troppo grande da digerire. E così sono state punite. Sgozzate, accoltellate, massacrate. Come la giovane Sana Cheema, 25enne di origine pakistana e residente a Brescia, che sarebbe stata sgozzata dal padre e dal fratello perché voleva vivere all’occidentale e sposare un italiano. Purtroppo non si tratta di un caso isolato, molti altri sono i drammi vissuti da ragazze straniere, fino ai tragici casi di Hina e Sanaa, che hanno pagato con la vita il loro desiderio di vivere all’occidentale. Ecco alcuni precedenti:

– 9 APRILE 2017: A Napoli un 51enne marocchino picchia la moglie perché si comporta troppo “alla occidentale” e non vuole indossare il burqa

– 31 MARZO 2017: A Bologna una 14enne originaria del Bangladesh viene rasata a zero dalla madre perché non voleva portare il velo.

– 7 NOVEMBRE 2014: La moglie non vuole portare il velo. Per questo il marito uccide i figli e poi tenta di suicidarsi.

– 29 SETTEMBRE 2013: A Brescia una pachistana rifiuta un matrimonio combinato e viene rinchiusa in casa, sottoposta a violenze psicologiche e addirittura violentata da un cugino che voleva così infliggerle una punizione.

– 28 MAGGIO 2012: Un’indiana, incinta di 3 mesi e madre di un bambino di 5 anni, uccisa e il marito reo confesso: l’avrebbe ‘punita’ con la morte perché a suo dire vestiva all’occidentale, contrariamente alle tradizioni indiane.

– 16 APRILE 2011: Scoppia a Brescia il ‘caso di Jamila’, nome di fantasia, per una ragazza di 19 anni pachistana, dopo la lettera inviata da un’insegnante per denunciare l’assenza prolungata della giovane dai banchi di scuola. “Temo di fare la fine di Hina”, aveva confidato la studentessa all’insegnante. La ragazza da circa due settimane non frequentava più l’istituto professionale: la sua bellezza non passava inosservata, nonostante gli abiti tradizionali e il capo coperto, cosi’ di fronte agli apprezzamenti dei coetanei la famiglia aveva deciso di segregarla perché era già promessa a un cugino che vive in Pakistan. La ragazza torna a scuola dopo l’intervento della Questura e dei mediatori sociali.

– 3 OTTOBRE 2010: A Novi, in provincia di Modena, una pakistano massacra la moglie con una pietra nel giardino di casa e la uccide per aver difeso la figlia 21enne, decisa a rifiutare il matrimonio combinato per lei dal padre. La vittima aveva anche chiesto il divorzio dal marito.

– 15 SETTEMBRE 2009: Viene uccisa dal padre, nel comune di Montereale Valcellina (Pordenone), Sanaa Dafani, una ragazza di origine marocchina di 18 anni. La ragazza viene praticamente sgozzata dall’uomo, il cuoco Kataoui Dafani, punita perché voleva vivere all’occidentale e si era fidanzata con un giovane italiano. Il ragazzo viene a sua volta ferito alle braccia dal coltello brandito dall’uomo, in un estremo tentativo di difendere Sanaa.

– 11 AGOSTO 2006: Hina Saleem, una ventenne pakistana, viene uccisa a Sarezzo nel bresciano dal padre Mohammed Saleem perché voleva vivere all’occidentale. La giovane viene sepolta, con la collaborazione dei due cognati e di uno zio della vittima, con la testa rivolta alla Mecca. Mohammed Saleem viene condannato definitivamente a 30 anni di reclusione e nelle motivazioni della sentenza Hina viene riconosciuta vittima di un ”possesso-dominio” da parte del padre che non accettava il suo stile di vita all’occidentale.


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