Musica, lo streaming detta legge  

Scritto da il 23 aprile 2018

Musica, lo streaming detta legge

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Pubblicato il: 24/04/2018 14:35

Il mercato discografico globale segna un incremento del 8,1% nel 2017, che si conferma il terzo anno consecutivo di crescita dal 1997, e vive sempre più di streaming. I dati pubblicati oggi nel Global Music Report 2018 dell’IFPI dimostrano che i ricavi totali del 2017 sono stati pari a 17,3 miliardi di dollari.

Lo streaming guida i ricavi e, per la prima volta, è diventato la principale fonte di entrate con 176 milioni di utenti di servizi streaming a pagamento, contribuendo alla crescita del segmento del 41,1% su base annuale. Lo streaming rappresenta il 38,4% dei ricavi totali dell’industria discografica e la sua crescita ha più che compensato il calo del 5,4% delle entrate fisiche e quello del 20,5% di quelle inerenti il download. L’anno scorso i ricavi digitali hanno rappresentato per la prima volta oltre la metà di tutte le entrate (54%). Il terzo anno consecutivo di crescita segue tuttavia quindici anni di significativo calo delle entrate. Nonostante il recente rialzo, i ricavi del 2017 corrispondono solo al 68,4% del picco del mercato del 1999.

“Il mercato italiano nel 2017 ha visto un calo per lo più dovuto a una revisione delle basi contrattuali con le piattaforme, ma i primi mesi del 2018 hanno già mostrato un nuovo balzo con lo streaming (+67,5%) che supera il fisico, comunque in crescita nel primo trimestre (+5,8%)”, afferma il Ceo di FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), Enzo Mazza. Oggi lo streaming in Italia rappresenta il 45% di tutte le entrate discografiche e supera di poco i ricavi del segmento fisico. In calo invece il download. Tra il 2013 e il 2017 il mercato italiano digitale ha visto una crescita media del 13%.

“Le case discografiche stanno lavorando per alimentare questo recente ritorno alla crescita, guidate dai loro continui investimenti, non solo negli artisti ma anche nelle innovazioni digitali che stanno arricchendo l’esperienza degli appassionati di musica di tutto il mondo”, aggiunge Frances Moore, Ceo di IFPI, la Federazione Internazionale dell’Industria Discografica.

Resta tuttavia ancora aperta la questione del ‘value gap‘, che crea una disparità tra i ricavi che provengono da alcune piattaforme rispetto a quanto viene corrisposto agli aventi diritto. Per questo – sottolinea la IFPI – è fondamentale individuare la soluzione giuridica adeguata per risolvere questa discriminazione.

Il divario è enorme ad esempio tra le piattaforme di audio streaming e quelle di video streaming. Per intenderci, gli utenti di audio streaming sono 242 milioni e generano 5 miliardi e 569 milioni di dollari di fatturato mentre gli utenti di video streaming sono 1 miliardo e 300 milioni ma generano soltanto 856 milioni di dollari di fatturato.

Questo perchè le discontinue applicazioni delle leggi sulla responsabilità online hanno incoraggiato alcune piattaforme digitali a sostenere che non sono responsabili per la musica resa disponibile al pubblico. “Ancora oggi i servizi come YouTube, che si sono sviluppati in sofisticate piattaforme musicali on-demand, sostengono che non sono legalmente responsabili della musica che distribuiscono sul loro sito“, lamentano dalla IFPI. Secondo Federazione Internazionale dell’Industria Discografica “è dunque necessaria un’azione legislativa per garantire che le leggi sulla responsabilità del copyright siano applicate correttamente e coerentemente, in modo che le piattaforme non possano affermare che non è necessario disporre di una licenza per distribuire la musica: tutta la comunità musicale chiede ai responsabili politici di agire“.


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