Tim, Elliott vota Genish ma affila le armi per il 4 maggio 

Scritto da il 23 aprile 2018

Tim, Elliott vota Genish ma affila le armi per il 4 maggio

Pubblicato il: 24/04/2018 21:51

E’ stato solo un preludio di quello che accadrà il 4 maggio, ma ci sono già alcune significative indicazioni che suggeriscono come potrebbe andare, dal momento che i fondi, in due occasioni, sono stati determinanti. L’assemblea di Tim non è riuscita a nominare il nuovo revisore dei conti per il periodo 2019-2027: per due volte, la maggioranza dei soci si è astenuta sulle proposte del collegio sindacale, provocando la bocciatura dell’assegnazione dell’incarico prima a EY e poi a Kpmg. Poi, i fondi si sono imposti sui nuovi sindaci.

Roberto Capone, l’attuale presidente del collegio – quello che ha integrato l’agenda per accogliere le richieste del Fondo Elliott in conflitto con Vivendi – è stato confermato presidente con il 58,3% dei voti, nonostante il 39,9% circa dei voti contrari, presumibilmente dell’azionista francese. In attesa dell’assemblea sulla nomina del board del prossimo 4 maggio, quella odierna è stata quasi una tregua, sancita dal ‘via libera’ plebiscitario alla nomina di Amos Genish amministratore, passata con il 98% circa dei voti, e all’approvazione del bilancio 2017.

Le parole di Bernabè – Il vicepresidente di Tim, Franco Bernabè, che presiedeva l’assise, nel suo intervento ha strigliato i soci per le polemiche a colpi di comunicati stampa: “Corre l’obbligo di constatare che la polemica ha toccato toni eccessivi e poco consoni a un’impresa del nostro standing”, ha detto; “esternazioni di punti di vista diffusi attraverso comunicati stampa non giovano alla società né agli azionisti, danno conto di un clima sbagliato con gravi ripercussioni reputazionali”.

Il rappresentante di Elliott in assemblea, il manager del fondo Giorgio Furlani, ha annunciato il voto a favore di Genish (“evitiamo incertezze e discontinuità per l’azienda e il mercato”) ma guardava già al prossimo appuntamento assembleare: comunque vada, “la decisione dell’assemblea del 4 maggio farà voltare pagina a Tim sulla governance e sui conflitti di interesse, creando le condizioni per accompagnare l’attuale management in un processo di crescita e creazione di valore a beneficio di tutti gli azionisti”.

Assente Arnaud de Puyfontaine e i consiglieri di Vivendi, decaduti con l’assemblea di oggi dopo le dimissioni dello scorso 22 marzo, si è invece presentata la Cdp, che ha arrotondato la sua quota al 4,78%. L’affluenza è stata molto alta, record almeno dal 2015, arrivando a sfiorare il 66% prima dell’inizio delle votazioni. I soci intervenuti in assemblea si sono soffermati sul patron di Vivendi, Vincent Bollorè, fermato in Francia per presunti episodi di corruzione compiuti dal gruppo in Africa. Nessun commento è stato fatto sull’argomento dai vertici di Tim.

Genish ha ripercorso i punti chiave del piano al 2020, definendo la separazione della rete un “pilastro centrale” della strategia, che si può finalizzare in 12-18 mesi. “Siamo già nella fase esecutiva”. Quanto al suo valore, che Elliott ha valutato fino a un massimo di 25 miliardi, “tutti siamo ben consapevoli del valore della rete Tim, che non è come qualcuno insinua una rete vecchia”, ha puntualizzato Bernabè. “Se no, non si spiegherebbero i 3,4 miliardi dedicati a questo. Posso garantire che la rete ha tutti i requisiti per essere tecnicamente avanzata e continuamente mantenuta, ma le valutazioni le faremo al momento del conferimento”.

Del futuro, però, si potrà discutere solo dal 4 maggio in poi. Qualunque sia l’esito dell’assemblea, “io – ha risposto Genish ai soci – sono qui in qualità di amministratore delegato per lavorare con il team e come tutti i ceo la piena fiducia dell’azienda è un fattore chiave: spero che questo possa avvenire anche in futuro”.


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