5S-Pd, le cose in comune  

Scritto da il 26 aprile 2018

5S-Pd, le cose in comune

(Foto Fotogramma)

Pubblicato il: 27/04/2018 11:10

Pensioni, lavoro, scuola, famiglia. Dopo l’esito dell’esplorazione del presidente della Camera, Roberto Fico, che ha registrato l’avvio di un dialogo tra M5S e Pd, occorrerà capire se questo confronto si concluderà positivamente. Soprattutto, se è possibile che si concluda positivamente. Programmi a confronto, le differenze tra i due partiti non mancano ma qualche punto di contatto si intravede.

Ci sono 3 temi cari a entrambi i partiti: povertà, famiglia e lavoro. Temi contenuti sia nel contratto di governo proposto dal M5S per garantire un esecutivo “forte” sia nelle proposte lanciate di recente su Facebook dal segretario dem Maurizio Martina. Entrambi contrari alla Flat Tax, Pd e Cinque Stelle condividono l’obiettivo di far pagare meno tasse agli italiani.

Nodo centrale dei programmi elettorali di Pd e M5S – sul quale i partiti potrebbero trovare un punto di incontro – è la promozione delle politiche sulla famiglia. Mentre i dem propongono l’introduzione di un “assegno universale per le famiglie con figli, la carta dei servizi per l’infanzia e nuovi strumenti di welfare a favore dell’occupazione femminile, per ridurre le diseguaglianze e sostenere il reddito dei ceti medi”, i pentastellati rimarcano “la necessità di politiche di sostegno alle famiglie” attraverso “l’espansione del sostegno monetario al costo dei figli e la promozione, anche attraverso coerenti politiche di incentivazione, della possibilità di combinare lavoro e responsabilità familiari; un salario minimo; una maggiore flessibilità”.

Per quanto riguarda la lotta alla povertà, alcune delle proposte del programma Pd non appaiono così lontane da alcuni cavalli di battaglia dei Cinque Stelle. Mentre i dem propongono di “allargare il Reddito di Inclusione per azzerare la povertà assoluta in tre anni e potenziare le azioni contro la povertà educativa”, i pentastellati “per contrastare povertà e disoccupazione” puntano a “un potenziamento dei sistemi attuali di sostegno al reddito, volto anche al superamento della frammentazione attuale”. Si tratta di proposte simili, basate sull’adozione di misure volte a contrastare la povertà, che potrebbero trovare una sintesi efficace qualora Pd e M5S riuscissero nella complicata impresa di formare un governo.

Il Partito democratico propone l’adozione di un salario minimo garantito (che piace anche ai 5 Stelle) per tutti, ovvero “una misura di civiltà per combattere l’opportunismo dei lavoretti sottopagati, dei contratti pirata, delle cooperative spurie e delle piattaforme digitali”. Il principale cavallo di battaglia del M5S è, invece, l’introduzione del reddito di cittadinanza, un sussidio destinato a chi è senza lavoro o in stato di indigenza, ma erogato solo a particolari condizioni. Anche in questo caso i due partiti condividono una visione simile basata su alcuni obiettivi principali, tra cui la lotta alla disoccupazione, l’introduzione di politiche attive del lavoro e la garanzia di retribuzioni adeguate per tutti.

Un nodo complesso sembra essere quello del lavoro visto che il Pd, al netto di qualche aggiustamento, ritiene valido il Jobs Act mentre i 5 Stelle puntano al ripristino dell’art. 18 per le imprese con più di 15 dipendenti.

Quanto alle pensioni, per il M5S è necessario il “superamento della legge Fornero”, mentre il Pd è contrario allo smantellamento delle riforme fatte nella scorsa legislatura. La proposta dei pentastellati è quella dell’accesso alla pensione con ‘quota 100’, cioè quando la somma di età anagrafica e di anni di contribuzione raggiunge 100, oppure quando si abbiano almeno 41 anni di versamenti, indipendentemente dall’età. Il Pd, invece, è per continuare sulla strada intrapresa dai suoi governi, per quanto riguarda gli ‘esodati’, i ‘precoci’, Opzione Donna e i giovani che andranno in pensione con il sistema contributivo.

Anche la legge della Buona Scuola per i 5 Stelle va cambiata ma, nell’ottica del trovare un punto di incontro con il Pd propenso a riconfermarla, il percorso potrebbe essere leggermente deviato guardando a ciò che si è fatto e a come hanno funzionato i vari provvedimenti, se sono stati positivi o negativi, per migliorarla.

Il punto di distanza maggiore è forse quello sui vaccini. Il Partito democratico è a favore dell’obbligatorietà delle vaccinazioni rafforzata dal cosiddetto ‘Decreto vaccini’ o ‘Decreto Lorenzin. L’intenzione manifestata dal M5S era quella di fare una legge sulla raccomandazione dei vaccini, con un passo indietro verso l’obbligatorietà riservata a solo 4 e non a 10.


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