Ferie, quello che c’è da sapere  

Scritto da il 26 aprile 2018

Ferie, quello che c'è da sapere

(Fotogramma)

Pubblicato il: 27/04/2018 06:54

Con l’avvicinarsi dell’estate i lavoratori italiani cominciano a pensare alle tanto desiderate ferie. Tuttavia, anche se mancano diversi mesi all’arrivo dell’estate conviene cominciare fin da subito a riflettere su quali e quante settimane di ferie prendere, così da darne l’opportuno preavviso al datore di lavoro. Questo perché, nonostante le ferie siano un diritto irrinunciabile del lavoratore, il datore di lavoro può rifiutarsi di concederle in un determinato periodo dell’anno per tutelare gli interessi aziendali. L’importante è che l’azienda presenti al dipendente un periodo alternativo per il godimento delle ferie, garantendogli almeno due settimane consecutive di riposo ogni anno. Per questo motivo conviene comunicare le ferie con largo preavviso, in modo da permettere al datore di lavoro di organizzarsi per tempo in vista della vostra assenza e minimizzando le probabilità di un rifiuto.

I giorni di ferie, maturati nel corso dell’anno, sono indicati nella parte bassa della busta paga: qui trovate le informazioni sui giorni di vacanza residui di cui potete ancora godere, nei quali sono compresi anche quelli accumulati dall’anno precedente. Non tutti i giorni di ferie, infatti, vanno goduti entro l’anno di maturazione poiché la normativa attuale stabilisce che almeno 2 settimane consecutive vadano godute entro l’anno, mentre gli altri giorni di ferie si possono richiedere entro i 18 mesi successivi al termine del periodo di maturazione. Scaduti i 18 mesi non possono essere più godute dal lavoratore. Tuttavia le ferie non godute non vanno perse perché saranno retribuite una volta che il rapporto di lavoro verrà interrotto. Trattandosi di un diritto irrinunciabile del dipendente sono previste delle sanzioni molto severe per l’azienda inadempiente. Ad esempio, il datore di lavoro che non permette ai propri dipendenti di godere delle ferie rischia una sanzione che va dai 100 euro ai 600 euro; l’importo può salire fino a 4.500 euro qualora la violazione riguardi più di 10 di lavoratori e perduri da almeno 4 anni.


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