Dazi, cosa rischia l’Italia  

Scritto da il 29 aprile 2018

Dazi, cosa rischia l'Italia

(Afp)

Pubblicato il: 30/04/2018 09:00

Mancano poche ore al primo maggio, data che potrebbe inaugurare una guerra commerciale tra Europa e Stati Uniti, pronti a imporre sull’Ue tasse doganali del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio. Una misura che danneggerebbe l’export, penalizzando soprattutto i grandi esportatori come il nostro Paese, costretto a pagarne gli effetti in settori decisivi come quello dei macchinari e degli autoveicoli. Ma cosa rischia in concreto l’Italia se domani scatteranno i dazi su acciaio e alluminio?

Stando a un’analisi del Centro studi di Unimpresa, la stretta imposta dall’amministrazione Trump metterebbe a rischio 37 miliardi di euro di Made in Italy. Un dato che si riferisce al 2016 e risulta in crescita di quasi un miliardo (+2,6%) rispetto all’anno precedente: nel 2015 l’export di made in Italy negli Usa si è attestato a 35,9 miliardi e nel 2014 era a 29,8 miliardi.

MACCHINARI, AUTOVEICOLI E NAVI – Le eventuali ritorsioni danneggerebbero soprattutto la categoria macchinari, che nel 2016 è risultata la più rilevante con 7,1 miliardi di euro (20% sul totale), seguita dagli autoveicoli con 4,5 miliardi (12%) e dalla categoria navi, treni, aerei che pesa per 3,6 miliardi (9,89%). Secondo l’analisi dell’associazione, basata su dati dell’Istat, il totale delle esportazioni italiane negli Stati Uniti d’America ammonta a 36,7 miliardi di euro. Il dato di si riferisce al 2016 e risulta in aumento di 940 milioni (+2,61%) rispetto al 2015 quando l’ammontare di export di made in Italy verso gli Usa si è attestato a 35,9 miliardi; nel 2014 era a 29,8 miliardi.

ALIMENTARI, BEVANDE E MODA – Nel dettaglio, sul totale delle esportazioni, nel 2016 gli alimentari pesano per 2,02 miliardi (5,49%), in crescita di 137 milioni rispetto al 2015 (+7,25%); le bevande ‘pesano’ per 1,7 miliardi (4,66%), in crescita di 74 milioni (+4,49%) sul 2015; il settore tessile vale 515 milioni (1,39%), in diminuzione di 34 milioni (-6,19%) sull’anno precedente; quota 1,5 miliardi (4,25%) per l’abbigliamento, in discesa di 95 milioni (-5,71%) sul 2015; per quanto riguarda la pelle, l’ammontare delle esportazioni si è attestato a 1,7 miliardi (4,73%), in calo di 56 milioni (-3,11%).

CHIMICA, METALLI, ELETTRONICA – Cambiando area, il settore della chimica ha fatto registrare esportazioni per 1,6 miliardi (4,46%) in crescita di 44 milioni (+2,74%) sull’anno precedente; nel 2016, poi, sono stati esportati prodotti farmaceutici per 1,9 miliardi (5,26%), cifra in aumento di 415 milioni (+27,18%) sul 2015; l’export dei minerali si è attestato a 1,3 miliardi (3,76%), in crescita di 62 milioni (+4,67%), mentre quello dei metalli è calato di 456 milioni (-31,58%) a quota 988 milioni (2,68%).

L’elettronica vale 1,3 miliardi (+3,56%), valore in crescita di 31 milioni (+2,41%) rispetto ai 12 mesi precedenti. Crescita di 212 milioni (+3,05%) per i macchinari, che ora pesano 7,1 miliardi (19,40%), mentre è risultato in calo di 375 milioni (-7,66%) l’ammontare delle esportazioni di autoveicoli, sceso a 4,5 miliardi (12,24%); l’export di navi, treni e aerei ammonta a 3,6 miliardi (9,89%), in salita di 873 milioni (+31,43%). Nel 2016, poi, sono stati esportati mobili per 911 milioni (2,47%) in crescita di 90 milioni (+10,96%); altri prodotti di manifattura pesano per poco più di 2 miliardi (5,45%), in salita di 114 milioni (+6,01%). Il resto delle esportazioni di made in Italy, che non rientrano nelle categorie fin qui analizzate, valgono 3,8 miliardi (10,32%), in discesa di 96 milioni sul 2015 (-2,46%).


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