Gražinytė-Tyla in dolce attesa debutta a Santa Cecilia  

Scritto da il 2 maggio 2018

Gražinytė-Tyla in dolce attesa debutta a Santa Cecilia

Mirga Grazinyte-Tyla (foto Musacchio & Ianniello)

Pubblicato il: 03/05/2018 16:13

“Pensare che fare il direttore sia più difficile per una donna piuttosto che per un uomo, credo sia sbagliato. La musica non è un linguaggio per maschi o per femmine, ma per tutti”. E’ netta e sicura come l’italiano che parla la direttrice lituana Mirga Gražinytė-Tyla, classe 1986, la prima donna a essere stata nominata direttore della City of Birmingham Symphony Orchestra, dopo Sakari Oramo e Simon Rattle. Gražinytė-Tyla, in evidente dolce attesa, debutterà domani a Roma (e in Italia) sul podio dell’Orchestra di Santa Cecilia (Auditorium Parco della Musica, Sala Santa Cecilia, ore 20.30 repliche sabato 5 ore 18 e domenica 6 ore 18), inaugurando Flux, il Festival Lituano delle Arti in occasione delle celebrazioni del centenario della Repubblica della Lituania, proclamata ufficialmente il 16 febbraio del 1918. In programma musiche di Mozart, Debussy e Messiaen.

In seguito a un’apparizione sfolgorante ai Proms di Londra nel 2017, la stampa inglese la ritiene una delle personalità musicali più influenti del momento. “Non ho deciso di diventare direttore d’orchestra anche se la musica ha sempre fatto parte della mia vita – dice Gražinytė-Tyla in un incontro con i giornalisti – I miei genitori sono entrambi musicisti, mio padre direttore di coro e mia madre pianista, ma per me volevano un mestiere sicuro e mi hanno fatto seguire altri studi. Quelli musicali, quindi, li ho iniziati abbastanza tardi”.

Quella a Santa Cecilia è la sua prima volta in Italia: “Ho diretto solo durante il mio Erasmus a Bologna, dove ho imparato l’italiano – ride – ma ufficialmente quello di domani è il vero debutto”. E dopo il Met di New York e la Kammerorchester di Vienna, il 2018 è per lei l’anno di importanti ‘prime volte’ con l’Orchestre Philharmonique de Radio France e la Deutsche Symphonie-Orchester Berlin, con l’Orchestra Sinfonica di Berlino, con l’Orchestra Sinfonica della Rai di Torino, e adesso con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

“La professione – dice – è abbastanza difficile di per sé, c’è molto da imparare, e ogni volta che fai un brano, anche se l’hai già diretto, è sempre nuovo. Non trovo però che sia più difficile per una donna piuttosto che per un uomo. La musica non è un linguaggio per maschi o per femmine, ma per tutti. Ognuno ha chiaramente il proprio stile e questo costituisce la ricchezza dell’interpretazione”, sottolinea. E rivela di avere un’ammirazione particolare per Claudio Abbado e di avergli scritto una lettera, ai tempi in cui studiava a Bologna, con la quale chiedeva al maestro milanese, scomparso nel gennaio 2014, delle lezioni. Tra i viventi ama il greco Costantinos Carydis: “Un pazzo, ma per me qualsiasi cosa diriga ha dell’incredibile”.

A Roma Gražinytė-Tyla dirigerà il Concerto per pianoforte e orchestra n. 27 K 595 di Mozart, con il pianista Francesco Piemontesi rinomato per le sue interpretazioni del compositore salisburghese, ‘La mer’ e una selezione di ‘Preludi’ nella versione per orchestra di Colin Matthews di Claude Debussy e ‘Un sourire’ di Olivier Messiaen. A parte Mozart, quindi, musica francese “che ha un po’ a che fare con la mia infanzia – dice la direttrice lituana – quando ero molto piccola. In quegli anni mio padre studiava in Francia e ci andavamo abbastanza spesso. Anche perché a quei tempi in Lituania come in tutta l’Urss non esistevano registrazioni fatte nel mondo occidentale”.

Quanto alla qualità più importante per un direttore d’orchestra, secondo Gražinytė-Tyla, è “cercare di andare sempre alla fonte della musica, conoscere la partitura, il contesto storico e culturale per capire l’idea che ciascun compositore vuole darci. Ma anche la capacità di comunicare con l’orchestra perché la musica è comunicazione”. E l’Orchestra di Santa Cecilia che si appresta a dirigere “è un’orchestra molto appassionata, che per me forse è la qualità più importante”, conclude.


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