Il transgender ‘Señorita Marìa’ vince Trento Film Festival  

Scritto da il 4 maggio 2018

Pubblicato il: 05/05/2018 14:42

La commovente storia di una donna nata uomo alle pendici delle Ande, tra fede, discriminazione e coraggio, ‘Señorita Marìa, la falda de la montaña’ (Colombia, 2017) del regista Ruben Mendoza, è il film vincitore del 66esimo Trento Film Festival. Lo ha decisio la giuria internazionale composta dallo scrittore italiano Paolo Cognetti, dall’artista e direttore del Dutch Mountain Film Festival Toon Hezemans, dalla produttrice cinematografica inglese Katie Moore, dal regista cinematografico altoatesino Ronny Trocker e dalla critica cinematografica, sceneggiatrice e produttrice giapponese Emi Ueyama.

Il prestigioso Gran Premio Città di Trento – Genziana d’oro al miglior film è andato alla pellicola di Mendoza con la seguente motivazione: “Decretato vincitore unanime, questo film meravigliosamente realizzato mostra come una piccola storia ambientata in un villaggio possa abbracciare i temi più ampi della contemporaneità, risuonando oltre gli angusti confini del paesaggio montano. Forse più forte di qualsiasi protagonista di film di montagna, Marìa ha bisogno di molto coraggio per essere se stessa, ferma nella convinzione di fare la volontà di Dio. Con un’enorme attenzione ai dettagli, sensibilità e nessuna tensione al ridicolo, il regista ci invita a immergerci nel mondo di Marìa, a vedere attraverso i suoi occhi. Mentre l’accompagniamo in momenti intimi, condividendo pensieri ed emozioni, la musica aggiunge un ulteriore livello alla storia, portandoci alla scoperta di un personaggio memorabile”. Il film conduce lo spettatore nella vita di Miss Marìa Luisa, una donna di 45 anni nata uomo a Boavita, villaggio cattolico e conservatore incastonato nelle Ande. Dietro quella che sembra essere una vicenda di conflitti di genere e identità si cela molto di più: una storia familiare amara e inimmaginabile, sullo sfondo della dura vita rurale in Colombia.

Il Premio del Club Alpino Italiano – Genziana d’oro al miglior film di alpinismo, popolazioni e vita di montagna è stato assegnato al documentario ‘The Dawn Wall’ di Peter Mortimer e Josh Lowell (Austria/Stati Uniti, 2017), racconto della straordinaria impresa sulla Dawn Wall con cui, nel gennaio 2015, Tommy Caldwell e Kevin Jorgeson hanno catturato l’attenzione del mondo aprendo una via apparentemente impossibile di 915 metri sulla leggendaria parete di El Capitan, nello Yosemite National Park. Così la giuria in merito al film: “Narrazione impeccabile, fotografia intelligente e sapiente uso di filmati d’archivio, oltre a un ritmo fantastico e uno sviluppo sottile dei personaggi contribuiscono a rendere ‘The Dawn Wall’ molto più di un film di alpinismo. Spaccato su un mondo di cui si sa poco o niente, la pellicola rende l’arrampicata accessibile anche a chi non la pratica”. Per Caldwell quella sulla Dawn Wall è stata molto di più di una scalata, ha rappresentato il culmine di una vita segnata da numerose difficoltà, come il rapimento da parte dei ribelli in Kirghizistan. Quando il suo matrimonio va in pezzi sfugge al dolore concentrandosi sullo straordinario obiettivo di scalare la Dawn Wall. Tra dedizione e ossessione, trascorre sei anni pianificando meticolosamente la via insieme a Jorgeson. Nel tentativo finale, in diretta mondiale, Caldwell si trova però di fronte a un momento decisivo: abbandonare il partner per realizzare il suo sogno o mettere a rischio il successo per il bene della loro amicizia.

Il Premio della Città di Bolzano – Genziana d’oro al miglior film di esplorazione o avventura va al documentario ‘The Last Honey Hunter’ di Ben Knight (Stati Uniti, 2017) con la seguente motivazione: “Vera e propria avventura in un mondo ben poco conosciuto, ‘The Last Honey Hunter’ indaga una pratica unica e uno stile di vita, in un’esplorazione che porta i registi ben fuori dalle loro comfort zone. Riprese innovative realizzate con tecniche proprie dei film d’avventura e di arrampicata ci catapultano al centro dell’azione. Sequenze spettacolari e vertiginose permettono al pubblico di vivere un’esperienza in prima persona, lasciandoci pieni di meraviglia in egual modo per il lavoro del protagonista e per quello della troupe”. L’opera offre uno spaccato su un’antica forma di animismo praticata dai Kulung sulle montagne nebbiose della valle del fiume Hongu, in Nepal. Qui un uomo minuto e senza pretese di nome Mauli Dhan Rai si ritiene sia stato scelto dagli dei per il pericoloso rito della raccolta del miele.

La Genziana d’argento al miglior contributo tecnico-artistico è stata assegnata a ‘Braguino’ di Clément Cogitore (Francia, 2017) con la seguente motivazione: “La regia incredibilmente coraggiosa di questo film ci trasporta in un luogo remoto che non potrebbe essere più lontano dalle nostre vite, ma che in qualche modo costituisce una metafora della società in cui viviamo. Veniamo calati all’interno della famiglia e ne diventiamo parte, immersi nella sua quotidianità inusuale. Un montaggio e delle scelte sonore eccellenti mostrano senza dire e ci coinvolgono subito nella storia, mentre osserviamo le bizzarre interazioni dei bambini e simpatizziamo con persone la cui scelta di vita sembra essere a rischio”. Il film cala lo spettatore nel mezzo della taiga siberiana, nella località di Braguino, a 725 chilometri dal villaggio più vicino. Qui due famiglie autosufficienti vivono seguendo regole e principi propri, ma separate come da una barriera si rifiutano di parlare tra loro. Nell’isola in mezzo al fiume si forma una comunità, quella dei bambini: liberi, imprevedibili, selvaggi.

La Genziana d’argento al miglior cortometraggio è stata assegnata a ‘Imagination’ di David Mossop (Canada, 2017) con la seguente motivazione: “La prima nevicata d’inverno porta sempre la gioia con sé, e questo film è quattro minuti di gioia pura. Con una narrazione intelligente, una produzione estremamente complessa e un’attenta considerazione di ogni dettaglio siamo trasportati in un mondo che la maggior parte di noi ha dimenticato. Un luogo dove tutto è possibile e l’unico limite è la nostra immaginazione”. Il breve film percorre le strade di Nelson, nella British Columbia, attraverso gli occhi di un bambino che, insieme allo sciatore professionista Tom Wallisch, riuscirà a trasformare un banale viaggio in macchina in un’avventura sugli sci.

Il Premio della Giuria è andato a Köhlernächte di Robert Müller (Svizzera, 2017) con la seguente motivazione: “Con una fotografia sapiente e una narrazione immersiva, questo film documenta magnificamente una comunità calata nelle tradizioni e la sua passione e determinazione nel mantenere vivi i propri costumi”. Con immagini placide e stupefacenti, il film invita lo spettatore alla scoperta del mondo arcaico e magico della produzione artigianale di carbone nella regione del Napf, in Svizzera.

Menzione Speciale a ‘Lorello e Brunello’ di Jacopo Quadri (Italia, 2017): per la giuria “il film apre uno spaccato su uno stile di vita che ci passa davanti ogni giorno, e ci invita ad aprire gli occhi. Attraverso l’osservazione sottile e lo studio attento dei personaggi ci viene ricordato che non è necessario andare lontano per sperimentare qualcosa di nuovo. Con un montaggio intelligente e meticoloso esploriamo le vite di gente comune e li osserviamo mentre diventano eroi a pieno titolo”. Lorello e Brunello Biondi, gemelli, vivono da soli nel podere dove sono nati ai Pianetti di Sovana, in Maremma. Il film segue per un anno la vita dei gemelli Biondi e dei vicini del podere, un giorno dopo l’altro, a mungere e vegliare, con la minaccia dei lupi che stanno ripopolando le macchie, le albe, la polvere, i recinti, il fieno, le morti, le nascite, gli animali.


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