In ’55 Giorni’ Zingaretti racconta Moro  

Scritto da il 5 maggio 2018

In '55 Giorni' Zingaretti racconta Moro

Pubblicato il: 06/05/2018 10:23

E’ la mattina del 9 maggio del 1978. I 55 giorni del sequestro di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse sono arrivati al loro tragico epilogo. Il corpo senza vita del presidente della Democrazia Cristiana, chiuso nel bagagliaio di una Renault 4 Rossa, sta per essere riconsegnato alla famiglia. Nel frattempo scorre la vita di sempre. Nelle settimane in cui il Paese ha vissuto con il fiato sospeso per la sorte dello statista, Corrado continua a fare compagnia agli italiani dagli studi di Domenica In. Il campionato di calcio celebra i suoi riti e Rino Gaetano canta ‘Gianna’.

L’Italia del sequestro di Aldo Moro emerge in ’55 giorni. L’Italia senza Moro’, tratta dall’omonimo libro di Stefano Massini edito da il Mulino, cui darà vita Luca Zingaretti martedì 8 maggio alle 20,30 su Rai1. Lo spettacolo è una produzione Bibi Film Tv- Zocotoco per Rai1 e Rai Fiction. Il sequestro di Aldo Moro, ha detto Zingaretti in occasione della presentazione dell’iniziativa, “è uno di quegli eventi che hanno cambiato il corso della storia del nostro Paese. Avevo 17 anni, andavo al liceo Morgagni di Roma, a Monteverde. Mi ricordo perfettamente il giorno in cui arrivò la notizia. Mi ricordo che Roma era una città sotto assedio. Il sequestro Moro è stato come l’assassinio di Kennedy negli Stati Uniti”.

Per ricordarlo, ha proseguito Zingaretti, “ho pensato a un’orazione civile, ad una testimonianza in cui ho voluto ricordare il dramma di un uomo chiuso in una sorta di sgabuzzino”, che avrà luogo nei luoghi in cui si consumò la tragedia. Una testimonianza “per mantenere viva la memoria, perché non è possibile accettare che i giochi vengano fatti così tanto sopra le nostre teste”.

Per Zingaretti, che sarà accompagnato dall’attrice Alessia Giuliani e da Arturo Annecchino al pianoforte, “se si dovesse arrivare alla verità sul caso Moro forse sarà tra cento anni. I brigatisti continuano ripetere la stessa versione dei fatti che si sono passati tra di loro. Non credo che la verità emergerà, troppe forze hanno agito nel caso Moro”.

L’orazione sarà ambientata in via Caetani dove fu ritrovato il cadavere di Moro. Una strada, nel centro di Roma, che si presenterà silenziosa e vuota. Sarà utilizzata la vera Renault 4 Rossa in cui fu trovato il corpo dello statista, custodita ora dalla Polizia di Stato. Punto di partenza dell’orazione sarà la lettera che Pasolini inviò, il 14 novembre del 1974, al Corriere della Sera in cui scriveva ‘Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe. Ma non ho le prove’.

“Ho voluto aggiungere questa lettera – ha spiegato Zingaretti – perché quello che denunciava Pasolini, ad esempio la strage di Milano del 1969 e quella di Brescia del 1974, si lega al caso Moro. Tutto fa parte di un disegno unico, iniziato dalla seconda metà degli anni Sessanta e arrivato fino alla stagione del 92-94. La politica italiana ha avuto un rallentamento nel rinnovamento della propria classe politica che ha creato dei guasti che paghiamo adesso. Paghiamo lo scotto di situazioni irrisolte dal secondo dopoguerra. Ho inserito anche la Lettera ai Corinzi (L’inno alla Carità di San Paolo ndr) perché, secondo me – ha aggiunto Zingaretti – Moro aveva messo al centro della sua esistenza l’amore per la vita, per i familiari, per le idee che rappresentava. Amore che emerge nell’ultima lettera che indirizzò alla moglie e che abbiamo inserito nell’orazione”.

La cronaca che ha scandito i 55 giorni del sequestro sarà arricchita dalle immagini, dai video e dal racconto di quei giorni scritto da Massini che spiega: “L’idea nasce da uno spettacolo in cui raccontavo il dialogo tra una madre e la figlia terrorista. Una sera vennero a vederlo Valerio Morucci e Adriana Faranda che apprezzarono il fatto che descrivessi il contesto sociale in cui si svolgeva il dialogo senza parlare troppo degli eventi”.

“In questo caso, quindi – ha detto lo scrittore e drammaturgo – ho ricostruito cosa diceva Corrado, cosa succedeva nei campi di calcio, cosa si cantava in quei giorni nelle hit parade. E ho scoperto che tutte queste cose componevano il sentire del Paese e la sua atmosfera di quegli anni. Un Paese che, come Pinocchio che voleva diventare un bambino vero, voleva diventare una Nazione vera. Il sequestro Moro è stato uno di quegli spartiacque dopo il quale niente è stato più come prima. Trovo bellissimo che Rai1 mandi in prima serata un evento teatrale”.

Quanto alla possibilità che la lettura possa avere un seguito anche dopo la messa in onda dell’8 maggio, Zingaretti è apparso dubbioso: “Non so se la porterò in giro perché, se lo facessi, sarebbe come toglierle un po’ di senso. Però potrebbe essere interessante farla diventare uno spettacolo”. Non mancherà, infine, un ricordo di Peppino Impastato che, proprio il 9 maggio del 1978, fu assassinato dalla mafia a Cinisi, in provincia di Palermo.


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